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Art. 25 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 25 Codice Civile

Mancato preavviso per pensione: l’Ente perde e deve restituire i soldi
Un dipendente di un ente pubblico comunica la cessazione del rapporto per accedere alla pensione. L'ente interpreta la comunicazione come dimissioni volontarie e trattiene dal TFR l'indennità di mancato preavviso. La Corte di Cassazione dà ragione al lavoratore, stabilendo un principio fondamentale: nel pubblico impiego, il raggiungimento dei limiti di età per la pensione causa la risoluzione automatica del contratto. La comunicazione del dipendente è una semplice presa d'atto, non una dimissione che richiede preavviso. Di conseguenza, la trattenuta è illegittima e l'ente deve restituire la somma.
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Ente benefico privato commissariato: legittimo il controllo
Un'antica istituzione benefica (ex IPAB), dopo aver ottenuto il riconoscimento di ente privato, contesta l'intervento della Regione che ne ha sospeso il consiglio di amministrazione e nominato un commissario per gravi irregolarità gestionali. Gli amministratori sostenevano che la natura privata dell'ente escludesse ogni ingerenza pubblica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il controllo regionale su enti privati di questo tipo è pienamente legittimo. Anche se privati, questi enti restano soggetti alla vigilanza dell'autorità governativa, come previsto dall'art. 25 del Codice Civile, per garantire la corretta amministrazione del patrimonio e il perseguimento delle finalità benefiche. La Regione vince, confermando il suo potere di supervisione.
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Incompatibilità avvocato e pubblico impiego part-time
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31776/2023, ha stabilito principi fondamentali sull'incompatibilità avvocato e pubblico impiego. Ha chiarito che la violazione del divieto di esercitare la professione forense per un dipendente pubblico integra di per sé un illecito disciplinare, senza necessità di provare un danno specifico, poiché il pericolo di conflitto di interessi è presunto dalla legge. Inoltre, ha affermato che l'obbligo di restituire i compensi percepiti dall'attività professionale illecita si applica anche ai dipendenti part-time, poiché l'eccezione prevista dalla normativa vale solo per le attività secondarie legittimamente autorizzate.
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