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Art. 2497-sexies Codice Civile — Sezione Quinta Civile

Altri anni per Art. 2497-sexies Codice Civile

Collegamento societario: legami familiari non bastano, Fisco vince
L'Agenzia delle Entrate accerta maggiori ricavi a una società per oltre 2 milioni di euro, ricevuti da altre due aziende i cui soci sono parenti del suo. La società si difende sostenendo che i trasferimenti fossero neutri fiscalmente, in quanto avvenuti all'interno di un gruppo di fatto basato su un collegamento societario derivante proprio dai legami familiari. La Cassazione dà ragione al Fisco: il solo rapporto di parentela tra soci non è sufficiente a dimostrare un collegamento societario rilevante. Per farlo, serve la prova concreta che una società eserciti un'influenza notevole sulle decisioni strategiche delle altre. Di conseguenza, i versamenti devono essere considerati ricavi e tassati.
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Agevolazioni fiscali fondazioni: la prova richiesta
Una fondazione bancaria ha richiesto il rimborso dell'Irpeg, sostenendo di avere diritto all'aliquota agevolata per gli enti no-profit. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 33215/2023, ha stabilito che per ottenere le agevolazioni fiscali, la fondazione deve fornire una prova rigorosa e concreta che la sua attività istituzionale sia prevalente rispetto a quella di gestione della partecipazione di controllo nell'istituto di credito. La semplice dimostrazione di aver destinato somme a scopi sociali non è sufficiente a superare la presunzione di esercizio di attività d'impresa.
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Aliquota agevolata fondazioni: l’onere della prova
Una fondazione bancaria si è vista negare l'applicazione dell'aliquota agevolata IRPEG per l'annualità 1992-1993. L'Amministrazione Finanziaria sosteneva che l'attività principale dell'ente fosse la gestione della partecipazione di controllo in un istituto di credito, e non un'attività no-profit. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33107/2023, ha accolto il ricorso dell'Agenzia, cassando la decisione del giudice di merito. La Corte ha ribadito che l'onere di provare la prevalenza dell'attività sociale e di pubblica utilità rispetto a quella commerciale grava sulla fondazione. Secondo i giudici, non sono sufficienti documenti formali come statuto e bilancio, ma è necessaria una prova concreta e analitica delle attività effettivamente svolte, che il giudice del rinvio non aveva adeguatamente accertato.
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Fondazioni bancarie e onere della prova per IRPEG
Una fondazione bancaria ha richiesto il rimborso dell'IRPEG, sostenendo di avere diritto all'aliquota agevolata per enti non-profit. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33105/2023, ha annullato la decisione favorevole alla fondazione, ribadendo che l'ente ha l'onere della prova di dimostrare che la sua attività istituzionale sia "prevalente" o "esclusiva" rispetto a quella economica di gestione della partecipazione bancaria. La Corte ha ritenuto insufficiente la mera elencazione delle erogazioni, richiedendo un'analisi comparativa concreta che il giudice di merito non aveva effettuato.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9896/2024, si è pronunciata su un caso di operazioni soggettivamente inesistenti in materia di IVA. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato a una società la detrazione dell'imposta su fatture emesse da un fornitore ritenuto una 'cartiera'. La Corte ha rigettato quasi tutti i motivi di ricorso della società, confermando che spetta all'Agenzia Fiscale provare l'oggettiva fittizietà del fornitore e la consapevolezza del destinatario della fattura. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alle sanzioni, cassando la sentenza e rinviando il caso per l'applicazione del principio del 'favor rei', ovvero della norma sanzionatoria più favorevole sopravvenuta nel corso del giudizio.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9894/2024, interviene su un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. Viene rigettato il ricorso di un'azienda che aveva dedotto l'IVA da fatture emesse da una società 'cartiera'. La Corte ribadisce che spetta all'Agenzia delle Entrate provare la fittizietà del fornitore e la consapevolezza del contribuente. Tuttavia, accoglie il motivo relativo all'applicazione del principio del 'favor rei', cassando la sentenza e rinviando alla commissione tributaria per il ricalcolo delle sanzioni secondo la normativa più favorevole.
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