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Art. 2467 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 2467 Codice Civile

Opposizione di terzo revocatoria: tutela del socio creditore
Una socia maggioritaria versa 160.000 euro alla propria società per acquistare un immobile. Successivamente, un lodo arbitrale annulla la vendita e restituisce l'immobile al venditore. La socia impugna la decisione sostenendo che si tratti di un accordo fraudolento a suo danno. I giudici d'appello respingono l'azione ritenendo la donna una semplice socia priva di danno diretto. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia. Il giudice di merito deve accertare la reale natura del versamento. Se il versamento costituisce un prestito a titolo di mutuo e non un conferimento di capitale, la socia assume la qualifica di creditrice diretta. In questo caso, le spetta la legittimazione attiva per proporre l'opposizione di terzo revocatoria contro la decisione arbitrale fraudolenta. La causa torna quindi in appello per verificare i bilanci e le scritture contabili.
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Finanziamento soci o capitale: la Cassazione decide
Una societa di capitali, titolare di una quota di maggioranza, ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare della societa partecipata per oltre un milione di euro, qualificando i versamenti come finanziamento soci. Il Tribunale ha respinto la richiesta qualificando le somme erogate come versamenti a fondo perduto in conto capitale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del socio e condannandolo al pagamento delle spese.
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Rimborso finanziamento soci: conto cointestato e restituzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per una socia di restituire le somme ricevute a titolo di rimborso finanziamento soci nell'anno precedente al fallimento della società. La corte d'appello aveva dichiarato inefficace tale rimborso a causa della grave sottocapitalizzazione dell'azienda, condannando i soci alla restituzione in proporzione alle loro quote. La socia ha impugnato la decisione sostenendo che parte dei fondi fosse confluita su un conto cointestato usato solo dal marito e che altri versamenti riguardassero un rapporto di lavoro. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: la cointestazione del conto fa presumere la comproprietà delle somme e la ricorrente non ha fornito prove idonee a superare questa presunzione, né a dimostrare il rapporto lavorativo. Di conseguenza, la socia perde la causa e deve restituire l'importo stabilito dai giudici di merito.
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Onere della prova nel contratto di mutuo: no prove, no rimborso
Una risparmiatrice ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per un credito di 1,5 milioni di euro, sostenendo di aver concesso un finanziamento fruttifero. La curatela fallimentare ha rifiutato la richiesta per mancanza di prove sul contratto di prestito. La risparmiatrice ha fatto ricorso sostenendo che spettasse al fallimento dimostrare la natura del finanziamento come prestito da socio postergato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'onere della prova nel contratto di mutuo spetta interamente a chi richiede la restituzione del denaro. Senza la prova scritta dell'accordo e dell'obbligo di restituzione, la domanda non può essere accolta, rendendo irrilevante ogni discussione sulla qualificazione del credito come finanziamento soci.
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