Una persona veniva fermata in auto con 1,8 grammi di cocaina suddivisi in quattro dosi e bustine di cellophane nel cruscotto. I giudici di merito la condannavano a dieci mesi di reclusione e 1.600 euro di multa per detenzione a fini di spaccio di lieve entità, disponendo la confisca del denaro trovato. L'imputata ricorreva per cassazione sostenendo l'uso personale, l'eccessività della sanzione e l'illegittimità della confisca. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la condanna. Il possesso di materiale per il confezionamento, il reddito insufficiente a giustificare l'acquisto di una scorta e un recente precedente arresto provano la colpevolezza. La detenzione a fini di spaccio resta accertata con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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