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Art. 240-bis Codice Penale — Sezione Quarta Penale

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Confisca del denaro e droga: quando la misura patrimoniale cade
I giudici di merito hanno condannato l'imputato per detenzione di sostanze stupefacenti, disponendo anche la confisca del denaro trovato nella sua disponibilità, oltre ad aver rigettato l'ipotesi di lieve entità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alla confisca delle somme contanti e ha dichiarato inammissibili le altre censure. Gli ermellini hanno chiarito che, nella mera detenzione illecita di droga senza prova di vendita, la confisca del denaro non scatta automaticamente. L'ablazione patrimoniale richiede invece la prova rigorosa di una sproporzione reddituale o l'ingiustificata provenienza economica dei beni ai sensi della disciplina sulla confisca allargata.
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Confisca del denaro: illegale se manca la prova dello spaccio
Un uomo ha concordato una pena su richiesta delle parti per detenzione illecita di sostanze stupefacenti e reati collegati. Durante le indagini, le forze dell'ordine hanno sequestrato all'indagato una somma contante pari a 4.460 euro. Il giudice per le indagini preliminari ha recepito l'accordo sulla pena e ha ordinato la confisca e la distruzione di quanto in sequestro senza motivare la decisione sul denaro. La difesa ha impugnato la sentenza contestando sia la quantificazione della pena sia la sottrazione del contante, evidenziando che la semplice custodia della droga non genera guadagni illeciti immediati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il motivo sulla pena concordata, ma ha accolto il ricorso sulla confisca del denaro, annullando il provvedimento per mancanza di motivazione sul collegamento tra i contanti e l'illecito.
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Confisca del denaro: 195 euro non sono un profitto illecito
I giudici di merito condannano l'imputato per la detenzione di 3,2 grammi di cocaina e dispongono la confisca del denaro rinvenuto al momento dell'arresto, pari a 195 euro. La Corte di Appello giustifica l'espropriazione definendo la somma consistente e ipotizzando pregresse vendite di droga o una totale assenza di redditi. L'imputato presenta ricorso per cassazione, contestando l'assenza di prove sul legame tra il modesto importo e il reato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla il provvedimento patrimoniale con rinvio. I Supremi Giudici stabiliscono che la confisca del denaro richiede riscontri rigorosi: non è possibile presumere che pochi contanti derivino da condotte mai accertate, né sovrapporre illegittimamente la confisca diretta con quella per sproporzione.
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Lieve entità e confisca per sproporzione: addio ai contanti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti di lieve entità. L'uomo contestava la sottrazione di 1.320 euro in contanti e l'aggravante per il possesso di un taser. I giudici hanno confermato la confisca per sproporzione della somma di denaro: la recente riforma legislativa estende tale misura anche ai casi di lieve entità quando il condannato non dimostra la provenienza lecita delle risorse e non possiede redditi ufficiali. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che il dissuasore elettrico equivale giuridicamente a un'arma comune da sparo, rendendo legittima l'aggravante contestata. L'imputato perde definitivamente il denaro sequestrato e deve pagare le spese processuali.
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Sequestro preventivo per sproporzione: reddito effettivo batte dichiarato
La Procura della Repubblica ha impugnato la revoca di un **sequestro preventivo per sproporzione** su beni e un'azienda agricola di un imprenditore, accusato di sfruttamento della manodopera. Il Tribunale del Riesame aveva revocato il sequestro, ritenendo che non vi fosse sproporzione tra i beni e il reddito effettivo dell'azienda, calcolato sul fatturato e le dichiarazioni IVA, non solo sul reddito dichiarato fiscalmente. La Procura ha contestato questi criteri, sostenendo che la crescita aziendale fosse legata allo sfruttamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura, confermando la decisione del Tribunale del Riesame.
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Confisca per sproporzione: legittima anche senza spaccio
L'Imputato ha patteggiato una condanna per acquisto e detenzione di sostanze stupefacenti. Il Tribunale ha disposto anche la confisca di 13.000 euro trovati in suo possesso. Il difensore ha presentato ricorso affermando l'assenza di un legame diretto tra il denaro e la mera detenzione della droga, oltre a contestare la valutazione sul reddito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, pur mancando la prova della cessione, la confisca per sproporzione si applica legittimamente quando le somme risultano del tutto ingiustificate rispetto alla totale assenza di redditi leciti del condannato.
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Confisca allargata: sequestro valido sui beni intestati ai parenti
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di tre immobili e conti correnti intestati alla sorella di un indagato per traffico di stupefacenti. La misura cautelare è finalizzata alla confisca allargata, poiché il valore dei beni risultava del tutto sproporzionato rispetto ai redditi leciti dichiarati dal nucleo familiare. La ricorrente sosteneva che i beni provenissero dal padre e che il tribunale non avesse competenza territoriale. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva: la competenza spetta al luogo in cui l'associazione a delinquere si è manifestata per la prima volta e la presunzione di illecita accumulazione opera anche sui beni intestati ai familiari stretti se privi di autonoma capacità economica.
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Confisca per Sproporzione: Cassazione Annulla Sequestro per Vizio di Motivazione
Il Tribunale di Palermo aveva confermato un sequestro finalizzato alla **confisca per sproporzione** di oltre 200.000 euro a carico di un Indagato. Questi aveva presentato ricorso, sostenendo che la motivazione del provvedimento fosse insufficiente, non considerando la documentazione sui suoi redditi e l'irrilevanza delle spese in un sequestro per equivalente. La Suprema Corte ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il Tribunale non aveva spiegato in modo logico la sussistenza del "periculum" (pericolo) per il sequestro, nonostante le giustificazioni dell'Indagato. La Corte ha annullato l'ordinanza, rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Confisca denaro stupefacenti: Denaro lecito vs. sproporzione redditi
Un individuo ha presentato ricorso contro la confisca di denaro disposta in seguito a una condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva che il denaro fosse di provenienza lecita, derivante dal suo lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la confisca del denaro era legittima, non perché fosse profitto diretto del reato di detenzione, ma per la sproporzione tra la somma sequestrata e i redditi leciti documentati dall'imputato. Non è stata superata la presunzione di illecita accumulazione, poiché i redditi leciti risalivano a un periodo antecedente il reato, senza dimostrare una stabile retribuzione al momento del fatto. La Corte ha quindi confermato la **confisca denaro stupefacenti**.
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Confisca allargata: denaro senza provenienza lecita, Cassazione conferma
Un individuo è stato condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti (hashish, marijuana e cocaina) tramite patteggiamento. Il Tribunale ha disposto la confisca di una somma di denaro ritenuta sproporzionata rispetto ai suoi redditi, applicando la confisca allargata. L'imputato ha presentato ricorso, sostenendo che il denaro non fosse direttamente collegato alle droghe e provenisse da vendite online. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la confisca allargata basandosi sulla sproporzione tra il denaro e l'assenza di fonti di reddito lecite dell'imputato, disoccupato. La Cassazione ha ribadito che la confisca può avvenire anche se il denaro non è un provento diretto del reato, ma deriva da attività illecite non giustificate.
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Confisca allargata: beni sottratti anche senza reddito lecito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per detenzione di stupefacenti e armi clandestine, convalidando la confisca allargata di contanti, gioielli e orologi di lusso. L'imputato sosteneva di non possedere in via esclusiva i locali in cui le forze dell'ordine avevano rinvenuto il materiale illecito, contestando inoltre l'espropriazione dei beni di valore. I giudici hanno stabilito che il possesso materiale delle chiavi e il sistema di videosorveglianza dimostrano la piena disponibilità dei locali. Inoltre, la mancata prova di un reddito lecito idoneo a giustificare l'acquisto dei beni di lusso rende obbligatoria l'acquisizione degli stessi a favore dello Stato, escludendo qualsiasi violazione procedurale.
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Confisca denaro stupefacenti: il nesso tra detenzione e profitto
Due soggetti sono stati condannati per detenzione di stupefacenti e uno anche per riciclaggio. Il giudice di primo grado aveva disposto la confisca denaro stupefacenti, inclusa una somma di 560 euro trovata in possesso di uno degli imputati. Quest'ultimo ha presentato ricorso, sostenendo che non era stato dimostrato un collegamento diretto tra quella specifica somma e il reato di detenzione a fini di spaccio. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente alla confisca dei 560 euro, rinviando il caso al giudice di primo grado. La Corte ha chiarito che per la confisca del profitto del reato è necessario un nesso di pertinenzialità con il crimine contestato, non bastando la mera detenzione per spaccio senza prova di una cessione effettiva.
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Confisca per Sproporzione: La Cassazione Limita i Ricorsi sul Patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati che contestavano una sentenza di patteggiamento per reati di spaccio di droga. I ricorsi riguardavano la legittimità della confisca di denaro e telefoni e la mancata pronuncia di proscioglimento. La Suprema Corte ha ribadito i limiti di impugnazione del patteggiamento, specificando che la confisca per sproporzione era stata correttamente applicata. I beni, infatti, erano di valore sproporzionato rispetto alle fonti di reddito lecite degli imputati, giustificando la misura.
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Sequestro preventivo per sproporzione: mutuo e redditi bassi
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per sproporzione di un immobile acquistato da un soggetto indagato per spaccio di sostanze stupefacenti. Il valore di acquisto del bene, pari a 35.000 euro, superava di gran lunga le entrate dichiarate dall'indagato e dalla sua famiglia negli anni precedenti. La difesa ha sostenuto che l'acquisto derivasse da prestiti bancari ottenuti dal padre. I giudici hanno respinto la tesi perché i prestiti coprivano solo una parte della spesa e il nucleo familiare non possedeva redditi leciti sufficienti per rimborsare il debito rateale, facendo presumere l'impiego di proventi illeciti.
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Confisca del denaro nel patteggiamento tra reddito e spaccio
Il Tribunale ha condannato un imputato per detenzione di sostanze stupefacenti a seguito di patteggiamento, disponendo la confisca delle somme di denaro sequestrate nella sua abitazione. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo la provenienza lecita del denaro e lamentando un vizio di motivazione del giudice di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato la misura patrimoniale. I giudici hanno chiarito che la confisca del denaro nel patteggiamento per reati di droga è legittima qualora emerga una netta sproporzione tra le somme possedute e il reddito dichiarato, unita alla mancanza di prove sull'origine lecita dei fondi e all'ammissione del possesso di proventi illeciti.
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Revoca del sequestro preventivo negata per difetto di legittimità
Una terza persona ha presentato ricorso per chiedere la revoca del sequestro preventivo disposto sui beni in vista della confisca allargata. La ricorrente ha contestato la totale assenza di motivazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame, che aveva respinto il suo precedente appello. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile per difetto di legittimazione a impugnare. Il provvedimento contestato non riguardava direttamente la ricorrente, la quale non risultava nemmeno far parte dei nuclei familiari dei soggetti formalmente indagati nel procedimento penale. Di conseguenza, la Corte Suprema ha confermato il vincolo sui beni, condannando la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Confisca allargata: conti della madre bloccati per i reati del figlio
I giudici hanno disposto il sequestro preventivo di conti bancari intestati alla madre di un indagato per traffico di stupefacenti, evidenziando una palese sproporzione tra i redditi dichiarati dal nucleo familiare e le disponibilità finanziarie accumulate. La donna ha impugnato il provvedimento, sostenendo la titolarità esclusiva dei fondi e contestando la competenza territoriale del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il collegio ha stabilito che la confisca allargata si applica pienamente anche ai beni formalmente intestati ai familiari stretti, quando il titolare apparente non possiede entrate lavorative adeguate e non dimostra la lecita provenienza del patrimonio. La presunzione di accumulo illecito trasferisce l'onere probatorio a carico della difesa, rendendo legittimo il blocco preventivo dei conti.
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Sequestro per sproporzione: illegittimo senza calcolo dei redditi
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava il sequestro preventivo di beni a carico del gestore di una cooperativa sanitaria, indagato per caporalato ed estorsione. I giudici cautelari avevano convalidato il sequestro per sproporzione basandosi sulla mancata indicazione, da parte dell'indagato, delle spese personali e familiari sostenute. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice non può limitarsi a contestare l'omessa rendicontazione dei consumi quotidiani se l'indagato produce documentazione sui redditi percepiti. La decisione richiede una reale verifica del divario patrimoniale.
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Sequestro preventivo denaro: quando il profitto del reato non basta
Un Individuo è stato accusato di detenzione di droga per spaccio. Durante una perquisizione, sono stati trovati stupefacenti, materiale per il confezionamento e una somma di denaro. Quest'ultima è stata sottoposta a sequestro preventivo (sequestro cautelare). Il Tribunale del riesame ha confermato il sequestro, ritenendo il denaro il profitto del reato. L'Individuo ha contestato la motivazione, sostenendo la mancanza di un legame chiaro tra il denaro e il profitto del specifico reato contestato (detenzione, non cessione). La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza. Ha stabilito che per il sequestro preventivo denaro, è indispensabile una motivazione che dimostri un nesso di 'pertinenzialità' (collegamento diretto) tra il denaro e il profitto del reato effettivamente contestato, non di ipotetiche condotte pregresse o future.
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Confisca denaro stupefacenti: quando il profitto non è provato
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di lieve entità e recidiva. Il Tribunale ha disposto la confisca di droga e di una somma di denaro trovata in casa e sul motorino. Il Lavoratore ha contestato la confisca del denaro, sostenendo che per il reato contestato (spaccio di lieve entità) il denaro non avrebbe dovuto essere confiscato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha chiarito che per lo spaccio di lieve entità, la confisca denaro stupefacenti è possibile solo se si dimostra che il denaro è il profitto diretto del reato. Nel caso specifico, non c'era prova sufficiente. La Corte ha annullato la confisca e ordinato la restituzione del denaro.
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