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Art. 2364 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 2364 Codice Civile

Concordato in bianco: bilancio mancante ma salvataggio valido
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fallimento di una società per azioni, confermando la revoca della dichiarazione di fallimento e l'ammissibilità della domanda di concordato in bianco. La società aveva depositato una situazione patrimoniale aggiornata al posto dell'ultimo bilancio d'esercizio, non approvato a causa del decesso improvviso di un socio paritario. I giudici hanno stabilito che l'obbligo di deposito dei bilanci serve a verificare il superamento delle soglie dimensionali di fallibilità. Di conseguenza, l'imprenditore può assolvere questo onere probatorio presentando qualsiasi documentazione contabile equipollente, idonea a dimostrare la reale situazione economica dell'impresa.
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Compenso Amministratore Senza Delibera: Accordo Scritto Vince
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso di un amministratore di una S.r.l. a socio unico può essere valido anche se basato su un accordo scritto ('employment agreement') invece che su una delibera formale. Se l'accordo è conosciuto e approvato dal socio unico e applicato nel tempo, questo sostituisce la delibera. In questo caso, il **compenso amministratore senza delibera** è stato ritenuto legittimo. La Corte ha però condannato l'ex amministratore a risarcire la società per non aver restituito un immobile dopo la revoca. L'appello dell'amministratore è stato quindi respinto.
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Società in house: no a pagamenti extra contratto
Una società di servizi pubblici, interamente partecipata da un Comune (una "società in house"), ha richiesto il pagamento di una cospicua somma per prestazioni ritenute aggiuntive rispetto al contratto di servizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per i servizi extra-contrattuali è necessario un accordo specifico. L'approvazione del bilancio societario da parte del Comune socio non costituisce un riconoscimento del debito, e non è ammissibile l'azione di indebito arricchimento se l'ente non ha voluto o non era consapevole di tali prestazioni, definite come "arricchimento imposto".
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Prova compenso amministratore: non basta la nomina
Una società creditrice, che aveva acquistato il diritto al compenso di un ex amministratore di un'azienda fallita, si è vista rigettare la richiesta di insinuazione al passivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che per ottenere il compenso non è sufficiente provare la nomina alla carica di amministratore. È indispensabile fornire la prova specifica e concreta dell'attività effettivamente svolta, onere che nel caso di specie non è stato assolto. La genericità delle prove testimoniali proposte è stata una delle ragioni principali del rigetto del ricorso.
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Dovere di vigilanza sindaci e compenso: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34671/2024, ha stabilito che l'inadempimento al dovere di vigilanza dei sindaci può portare alla perdita totale del compenso. Nel caso specifico, i sindaci non avevano segnalato un'operazione di riacquisto di azioni avvenuta dopo la chiusura del bilancio, ma prima della sua approvazione. Tale operazione, pur essendo di competenza dell'esercizio successivo, annullava un significativo utile fittiziamente iscritto nell'esercizio precedente, mascherando la reale situazione di difficoltà della società poi fallita. La Corte ha ritenuto che tale omissione costituisse un grave inadempimento, legittimando il rifiuto del pagamento del compenso da parte della curatela fallimentare.
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