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Art. 2359 Codice Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 2359 Codice Civile

Holding familiare: quando scatta la responsabilità?
Un gruppo di acquirenti immobiliari ha citato in giudizio una famiglia e le sue numerose società, sostenendo l'esistenza di una 'holding familiare' responsabile per i debiti della società costruttrice insolvente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha stabilito che la mera appartenenza delle società a membri della stessa famiglia non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di una holding di fatto né a far scattare la responsabilità per eterodirezione ai sensi dell'art. 2497 c.c., in assenza di prove concrete di un controllo effettivo e di una gestione abusiva a danno dei creditori.
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Revoca finanziamento pubblico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di un finanziamento pubblico concesso a una società. La decisione si fonda su gravi irregolarità, tra cui la rendicontazione di spese da una società collegata attraverso una fattura con data alterata e la mancata adozione di un sistema di contabilità separata. La Corte ha ritenuto che queste inadempienze, violando il principio di sostanza e le norme del bando, giustificassero pienamente il provvedimento di revoca, poiché impedivano la corretta verifica dell'impiego dei fondi e compromettevano il raggiungimento degli obiettivi del progetto finanziato.
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Patto commissorio: quando il lease back è nullo
Una società di leasing ha visto il suo contratto di sale and lease back dichiarato nullo per violazione del divieto di patto commissorio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che l'operazione mascherasse una garanzia per un debito preesistente, data la difficoltà economica del venditore e le condizioni sproporzionate. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Mediazione atipica: obbligo di iscrizione all’albo
Una società incarica un professionista di cercare immobili, promettendogli una provvigione. L'affare viene concluso da una società controllata. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale incarico, anche se unilaterale, si qualifica come mediazione atipica. Di conseguenza, il diritto alla provvigione è subordinato alla necessaria iscrizione del professionista all'albo dei mediatori, pena la nullità del contratto. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva qualificato il rapporto come mandato, è stata cassata con rinvio.
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