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Art. 233 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

Altri anni per Art. 233 Codice di Procedura Penale

Diniego vs. Diritto: L’Accesso atti persona offesa in Cassazione
La Cassazione ha annullato l'ordinanza del G.I.P. di Pavia che aveva negato l'accesso atti persona offesa. Nel caso di un omicidio, i familiari della vittima avevano chiesto, tramite il loro consulente tecnico, di esaminare prove (video, dati cellulare) già acquisite dalla Procura. Il G.I.P. aveva dichiarato inammissibile la richiesta, interpretando restrittivamente l'Art. 233 c.p.p. La Suprema Corte ha invece stabilito che la persona offesa rientra nella categoria delle "parti private". Pertanto, il suo consulente tecnico ha pieno diritto di accedere ed esaminare le prove sequestrate, garantendo così la parità processuale.
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Guida in stato di ebbrezza: perizia ignorata e condanna
Un automobilista subisce una condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza aggravato dall'aver causato un incidente stradale in orario notturno, con revoca della patente. L'imputato presenta ricorso in Cassazione lamentando la violazione dei diritti di difesa. Egli sostiene che i giudici di merito hanno ignorato una perizia tecnica depositata a suo favore durante il rito abbreviato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. L'omesso esame di una perizia o di una memoria difensiva non produce alcuna nullità automatica. Per contestare la sentenza, il difensore deve dimostrare la decisività probatoria del documento rispetto agli esami sanitari e all'alcoltest già acquisiti. L'automobilista deve quindi pagare le spese processuali e un'ammenda.
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Dirigente di fatto: responsabilità penale e civile
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di due fratelli, ritenuti responsabili come 'dirigente di fatto' per un grave incendio in un'azienda chimica. Pur dichiarando il reato estinto per prescrizione, la Corte ha confermato la loro responsabilità civile e il conseguente obbligo di risarcimento del danno. La sentenza distingue nettamente la figura del dirigente di fatto ai sensi della normativa sulla sicurezza sul lavoro da quella di 'gestore' secondo la direttiva Seveso, ritenendo provata solo la prima.
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Consulenza tecnica: il PM non ha sempre ragione
In un caso di omicidio stradale, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della parte civile che sosteneva una presunta maggiore attendibilità della consulenza tecnica del Pubblico Ministero. La Corte ha ribadito che non esiste alcuna gerarchia tra le consulenze: il giudice ha il dovere di valutarle tutte criticamente, motivando la propria scelta senza automatismi, in quanto unico "esperto degli esperti" (iudex peritus peritorum).
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