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Art. 2315 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 2315 Codice Civile

Opponibilità Cessione Quote Societarie: Registro Imprese è Decisivo
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'opponibilità cessione quote societarie ai terzi, inclusa l'Amministrazione Fiscale. Una contribuente, socia accomandante, aveva ceduto le sue quote nel 2006 tramite atto di separazione, ma l'iscrizione nel Registro delle Imprese avvenne solo nel 2019. L'Amministrazione Fiscale aveva emesso avvisi di accertamento per il periodo 2011-2014, ritenendo la contribuente ancora socia. La Cassazione ha stabilito che per l'opponibilità ai terzi è indispensabile l'iscrizione nel Registro delle Imprese, non bastando la sola data dell'atto di trasferimento. La contribuente è risultata quindi responsabile per le imposte fino alla registrazione.
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Requisiti di non fallibilità: contabilità fiscale e debiti
Alcune lavoratrici hanno richiesto il fallimento di una società in accomandita semplice e del suo socio accomandatario per stipendi e trattamento di fine rapporto non pagati. Il Tribunale ha dichiarato il fallimento e la Corte d'Appello ha confermato la decisione, ritenendo superate le soglie di legge. La società ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo di non dover depositare le scritture contabili ordinarie a causa del regime di contabilità semplificata e contestando l'acquisizione di atti fiscali. La Suprema Corte ha respinto il ricorso. La Corte ha chiarito che il regime fiscale agevolato non esonera l'impresa dall'obbligo civilistico di tenere le scritture contabili. Spetta interamente al debitore fornire la prova rigorosa dei requisiti di non fallibilità.
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Responsabilità soci accomandatari per lavoro irregolare
L'Ispettorato del Lavoro ha sanzionato una società in accomandita semplice per violazioni sui rapporti di lavoro, tra cui impiego irregolare di dipendenti e mancata consegna dei prospetti paga. I singoli soci amministratori hanno contestato le sanzioni, sostenendo che solo uno di essi gestisse concretamente il personale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena responsabilità soci accomandatari. In assenza di deleghe esclusive e formali, tutti gli amministratori hanno il dovere di vigilare sulla gestione aziendale e rispondono solidalmente per le omissioni e gli illeciti commessi nell'impresa.
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Definizione agevolata: il fisco perde se omette la notifica
Una contribuente, ex socia accomandataria di una società di persone cancellata dal registro delle imprese, ha impugnato un'intimazione di pagamento ritenendo invalida la notifica della cartella esattoriale originaria. Durante il giudizio di cassazione, la contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia tributaria. L'Agenzia delle Entrate ha negato l'istanza, ma non ha fornito la prova di aver notificato tempestivamente il provvedimento di diniego entro i termini di legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato invalido il diniego dell'ufficio e ha ritenuto perfezionata la definizione agevolata, dichiarando l'estinzione del giudizio con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Beneficio di preventiva escussione: il Fisco perde contro il socio
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato una cartella di pagamento direttamente al Socio accomandatario di una società di persone in liquidazione per debiti IVA. Il Socio ha impugnato l'atto invocando il beneficio di preventiva escussione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene il Fisco possa notificare la cartella direttamente al socio illimitatamente responsabile, l'azione esecutiva è subordinata al beneficio di preventiva escussione. Spetta all'amministrazione creditrice dimostrare l'insufficienza del patrimonio sociale per poter aggredire i beni del socio. Nel caso specifico, l'ammissione della società al concordato preventivo non costituisce prova automatica di tale insufficienza. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando l'annullamento dell'atto nei confronti del Socio.
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