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Art. 2313 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 2313 Codice Civile

Socio e professionista: iscrizione alla gestione commercianti
Un professionista, titolare del 90% delle quote e socio accomandatario di una società in accomandita semplice priva di dipendenti, ha impugnato un avviso di addebito dell'ente previdenziale per oltre cinquantamila euro. L'ente pretendeva l'iscrizione alla gestione commercianti per dieci anni di contributi non pagati. Il contribuente sosteneva di esercitare in via prevalente la libera professione di ragioniere, versando i contributi alla propria cassa autonoma, e qualificava come mero errore materiale l'aver indicato l'attività societaria come occupazione prevalente nei modelli fiscali per due anni consecutivi. I giudici di merito hanno respinto le sue ragioni, confermando la pretesa contributiva. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione: la mancanza di personale dipendente, la quota di maggioranza e la qualifica di amministratore dimostrano la partecipazione abituale all'impresa, imponendo l'obbligo contributivo anche a chi svolge una professione autonoma protetta da cassa privata.
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Responsabilità socio accomandante: limiti ai debiti di lavoro
Un lavoratore ha chiesto il pagamento di differenze retributive a una società in accomandita semplice ormai cancellata dal registro delle imprese, chiamando in causa i soci. La Corte d'Appello ha condannato la socia accomandante nei limiti di quanto ricevuto in sede di liquidazione. La socia ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che spettasse al lavoratore dimostrare l'effettiva percezione di somme. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per vizi formali e per non aver contestato la reale motivazione della sentenza d'appello. Viene così confermata la responsabilità socio accomandante nei limiti della quota di liquidazione, senza alcuna condanna solidale o illimitata.
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Prescrizione crediti da lavoro: soci e società
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento di differenze retributive a un socio accomandante di una società ormai estinta. La Corte ha stabilito che la prescrizione crediti da lavoro decorre dalla fine del rapporto e non viene interrotta dalla sentenza contro la società se il socio è convenuto per responsabilità illimitata basata su fatti nuovi.
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Contributi coadiuvante familiare: quali redditi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali di un coadiuvante familiare deve includere la totalità dei redditi d'impresa, compresi quelli percepiti dal coadiuvante stesso per la partecipazione in altre società. L'imprenditore titolare è l'unico obbligato al versamento verso l'ente previdenziale, ma ha diritto di rivalsa nei confronti del familiare. La sentenza chiarisce un punto cruciale sui contributi coadiuvante familiare, estendendo l'obbligo a tutti i redditi d'impresa percepiti dal nucleo.
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