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Art. 2312 Codice Civile — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 2312 Codice Civile

Cancellazione della società: i soci perdono il credito conteso
Un'azienda di catering chiedeva il pagamento di fatture a un albergo, il quale eccepiva l'avvenuta compensazione dei debiti. Durante la causa d'appello, la società creditrice veniva sciolta e cancellata dal registro delle imprese. I soci decidevano di proseguire autonomamente il giudizio ricorrendo in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio cardine stabilisce che la cancellazione della società dal registro delle imprese, effettuata volontariamente in pendenza di un giudizio su un credito incerto e illiquido, equivale a una rinuncia tacita a tale pretesa. Di conseguenza, non si verifica alcun trasferimento del diritto in capo ai soci, i quali perdono la legittimazione ad agire in giudizio per quel credito. I soci sono stati condannati a pagare le spese legali.
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Cancellazione della società dal registro delle imprese e soci
Una società di persone, dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese, ha impugnato insieme ai suoi ex soci un lodo arbitrale favorevole a un'azienda creditrice. La Corte di Cassazione ha confermato che la cancellazione determina l'estinzione immediata dell'ente, facendogli perdere la capacità di stare in giudizio. Di conseguenza, il ricorso presentato a nome della società estinta è inammissibile e l'avvocato che ha firmato il mandato risponde personalmente delle spese processuali. Inoltre, i singoli soci non possono far valere in giudizio i crediti incerti o non liquidati della società cancellata, poiché la chiusura della liquidazione senza l'esazione di tali somme equivale a una rinuncia tacita. La Suprema Corte ha quindi respinto il ricorso dei soci e dichiarato inammissibile quello della società, condannando i ricorrenti e il loro difensore al pagamento delle spese.
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Cessione Credito Società Estinta: Valida Anche 10 Giorni Prima
Una società cede un credito ai propri ex soci appena dieci giorni prima della sua cancellazione dal Registro delle Imprese. Il debitore si oppone al pagamento, sostenendo che la data della cessione sia fittizia. La Corte di Cassazione ha stabilito la piena validità della cessione del credito della società estinta. Secondo i giudici, la cancellazione della società è un evento che conferisce 'data certa' all'atto precedente, in modo simile a quanto accade con la morte di una persona fisica. La Corte ha ritenuto logico che il liquidatore, prima di chiudere la società, abbia voluto salvaguardare il credito trasferendolo ai soci, anziché lasciarlo estinguere con la società stessa. Di conseguenza, il debitore è stato condannato a pagare.
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Società cancellata: appello inammissibile del socio
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un socio che ha impugnato una sentenza dopo l'estinzione della sua società. L'ordinanza chiarisce che l'appello è inammissibile se proposto in nome della società cancellata. Inoltre, se il socio agisce in proprio, deve espressamente allegare e provare la sua qualità di successore nei rapporti giuridici dell'ente estinto, altrimenti anche il suo ricorso personale viene rigettato.
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Giudice del rinvio: limiti e poteri decisionali
La Corte di Cassazione interviene su un caso complesso riguardante la restituzione di somme versate da una società poi cancellata. La pronuncia si concentra sui limiti invalicabili del giudice del rinvio, che non può riesaminare i presupposti di fatto già stabiliti dalla Cassazione. Viene inoltre riaffermato il principio della prevalenza del contratto definitivo su quello preliminare, chiarendo che il primo costituisce l'unica fonte di regolamentazione del rapporto tra le parti.
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Successione dei soci: i crediti dopo la cancellazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore, confermando che la cancellazione di una società dal registro delle imprese non estingue i suoi crediti. Questi si trasferiscono agli ex soci in virtù del principio di successione dei soci. Una semplice quietanza nel bilancio di liquidazione non costituisce una rinuncia al credito se non vi è una manifestazione di volontà inequivocabile. La Corte ha ribadito che i partner subentrano nei rapporti giuridici attivi e passivi della società estinta.
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Opposizione all’esecuzione: vizi della sentenza esclusi
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'opposizione all'esecuzione. Un socio accomandatario si opponeva al pignoramento sostenendo che la sentenza di condanna contro la sua società, ormai estinta, fosse invalida. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che eventuali vizi della sentenza, come la presunta errata costituzione in giudizio della società, dovevano essere fatti valere impugnando la sentenza stessa e non in sede di opposizione all'esecuzione. La sentenza, se non impugnata, diventa un titolo esecutivo valido.
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