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Art. 230 Codice Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 230 Codice Penale

Confisca di prevenzione ed evasione fiscale: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di prevenzione applicata a un imprenditore del settore automobilistico. La misura è stata giustificata dalla pericolosità sociale generica del soggetto, derivante da una sistematica e abituale attività di evasione fiscale. Tale condotta illecita ha permesso l'accumulo di un ingente patrimonio, inclusi immobili e quote societarie, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. La Corte ha respinto i ricorsi evidenziando come la confisca di prevenzione possa colpire anche beni acquisiti prima di specifiche riforme legislative, purché riconducibili a una condotta criminale persistente e lucrativa.
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Reformatio in peius: limiti del giudice del rinvio
La Corte di Cassazione, con la sentenza 25659/2024, affronta il principio del divieto di reformatio in peius in un giudizio di rinvio. La Corte stabilisce che, pur potendo modificare gli aumenti di pena per i reati satellite in un reato continuato se la struttura del reato base cambia, il giudice deve fornire una motivazione adeguata. Inoltre, annulla la reintroduzione di una misura di sicurezza precedentemente revocata con una decisione divenuta definitiva su quel punto, ribadendo i limiti invalicabili del giudicato.
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Ricorso 599-bis: quando è ammissibile in Cassazione?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti di ammissibilità del ricorso contro una sentenza di concordato in appello. Un'impugnazione è stata dichiarata inammissibile perché contestava la colpevolezza, punto rinunciato con l'accordo. Un'altra è stata parzialmente accolta per l'errata applicazione di una misura di sicurezza non adeguata alla pena ridotta. La sentenza sottolinea che il ricorso 599-bis è possibile solo per vizi procedurali specifici dell'accordo.
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Partecipazione associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione annulla diverse condanne per partecipazione ad associazione mafiosa, stabilendo che la mera vicinanza o rapporti occasionali con esponenti di un clan non sono sufficienti a provare l'intraneità. Per la condanna è necessario dimostrare un inserimento stabile e consapevole nella struttura criminale, con un contributo causale al suo rafforzamento. La sentenza ribadisce l'alto standard probatorio richiesto per il reato di cui all'art. 416-bis c.p. e l'onere di motivazione rafforzata per il giudice d'appello che riforma un'assoluzione.
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