LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2249 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 2249 Codice Civile

Società inattiva ma aperta alla liquidazione giudiziale
Una società in accomandita semplice e i suoi soci accomandatari hanno impugnato la dichiarazione di liquidazione giudiziale, sostenendo di aver cessato l'attività commerciale da anni e di aver solo concesso in locazione un immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che le società commerciali acquistano la qualità di imprenditore dal momento della costituzione, a prescindere dall'effettivo esercizio dell'attività. La cessazione di fatto o la scadenza del termine sociale non impediscono la liquidazione giudiziale; solo la formale cancellazione dal registro delle imprese fa decorrere il termine annuale per l'avvio della procedura. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per lite temeraria.
Continua »
Fallimento supersocietà di fatto: Aziende distinte, destino unico
Un imprenditore e diverse società a lui collegate, sebbene formalmente distinte, operavano come un'unica impresa nel settore edile. I giudici hanno dichiarato il fallimento di questa entità non formalizzata, definendola una 'supersocietà di fatto'. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: il **fallimento supersocietà di fatto** può essere provato attraverso una valutazione complessiva di vari indizi, come la gestione unificata, la confusione patrimoniale e lo scopo comune. L'analisi atomistica e separata dei singoli indizi è errata. La valutazione dei giudici, basata su prove presuntive, è stata ritenuta corretta e non riesaminabile, portando alla conferma definitiva del fallimento per tutti i soggetti coinvolti.
Continua »
Competenza società di fatto: la Cassazione decide
Un istituto di credito ha citato in giudizio diverse società a responsabilità limitata e un imprenditore, sostenendo che costituissero una "super società di fatto" al fine di ottenerne la condanna solidale al pagamento di un ingente debito. Il tribunale di primo grado si è dichiarato incompetente, rimettendo la causa alla sezione specializzata in materia di impresa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la competenza per le cause relative a una società di fatto, anche se composta da società di capitali, spetta al tribunale ordinario e non alle sezioni specializzate, la cui giurisdizione è limitata per legge a specifiche forme societarie.
Continua »
Finanziamento soci: i chiarimenti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società creditrice, annullando la decisione di un Tribunale che aveva qualificato i suoi crediti come finanziamento soci postergabile. La Corte ha chiarito che, per applicare la postergazione prevista dall'art. 2467 c.c., è necessario valutare la situazione finanziaria della società nel momento in cui il finanziamento viene concesso (e non, ad esempio, quando viene emessa una fattura o escussa una fideiussione). Inoltre, ha censurato l'errore del giudice di merito che aveva confuso il nome di un'insegna alberghiera con la ragione sociale della società creditrice.
Continua »
Credito studio associato: a chi spetta il compenso?
Uno studio professionale ha richiesto l'ammissione di un credito al passivo di una società in amministrazione straordinaria per l'attività di sindaco svolta da un proprio socio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il titolare del credito studio associato è il singolo professionista che ha eseguito la prestazione, non lo studio stesso, a meno che non venga fornita prova di una cessione del credito o di un mandato all'incasso. L'obbligo statutario del socio di conferire l'opera professionale allo studio ha valenza solo interna e non è opponibile ai terzi.
Continua »
Fallimento Impresa Agricola: quando prevale il commerciale
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di una società a responsabilità limitata che, pur operando nel settore agricolo, svolgeva in misura preponderante attività commerciale, come la trasformazione e vendita di prodotti acquistati da terzi. La Corte ha stabilito che per le società commerciali, come le s.r.l., la soggettività al fallimento è presunta e spetta alla società stessa dimostrare la prevalenza dell'attività agricola. Inoltre, un precedente decreto di inammissibilità di un concordato preventivo non costituisce giudicato sulla natura non fallibile dell'impresa.
Continua »