Una società chiede un rimborso IVA di 350.000 euro. L'Agenzia delle Entrate, per verificare la richiesta, chiede di visionare fatture e documenti contabili. La società non fornisce la documentazione. Di conseguenza, l'Agenzia emette un avviso di accertamento, negando il rimborso e applicando pesanti sanzioni. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno stabilito che la mancata esibizione dei documenti giustifica la presunzione di un rimborso IVA non spettante. Chi chiede un credito ha l'onere di provarlo. La società, non avendo collaborato, perde il diritto al rimborso e deve pagare quanto richiesto dal Fisco.
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Una società si è vista negare un rimborso accise per presunte irregolarità contabili. I giudici di merito le avevano dato ragione per la mancata emissione di un Processo Verbale di Constatazione (PVC) da parte del Fisco. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che in caso di diniego di un'istanza di rimborso, l'amministrazione non è tenuta al contraddittorio preventivo tramite PVC, poiché l'onere della prova grava interamente sul contribuente che avanza la pretesa.
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La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9410/2024, ha stabilito che i documenti in lingua straniera sono utilizzabili nel processo tributario anche senza una traduzione giurata. La decisione si basa sul principio che l'obbligo della lingua italiana vale per gli atti processuali, non per i documenti probatori. Se il giudice è in grado di comprendere il contenuto del documento, o se non vi sono contestazioni specifiche, non è necessaria la nomina di un traduttore. Nel caso di specie, un imprenditore si è visto riconoscere la deducibilità di costi sostenuti all'estero, provati tramite fatture in lingua russa e serba.
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Un'azienda acquirente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di forniture, lamentando vizi della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'opposizione a decreto ingiuntivo instaura un giudizio di merito pieno e che il ricorso per cassazione non può limitarsi a una rivalutazione dei fatti, ma deve censurare specifici errori di diritto della sentenza impugnata. La Corte ha sanzionato la ricorrente per lite temeraria.
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Un'impresa sostiene costi di ristrutturazione su un immobile in comodato, classificandoli come immobilizzazioni materiali. L'Agenzia delle Entrate contesta, sostenendo che si tratti di immobilizzazioni immateriali. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che le migliorie non separabili su beni di terzi devono essere classificate come attività immateriali, una distinzione cruciale per la verifica dello status di società non operativa.
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La Corte di Cassazione conferma che, in una cessione di azienda, l'acquirente è responsabile in solido per i debiti del venditore se questi risultano dalle scritture contabili obbligatorie. La sentenza chiarisce che anche le scritture ausiliarie, come i partitari, rientrano in tale nozione. Viene respinto il ricorso dell'acquirente, che contestava la validità delle prove contabili e cercava di rivalersi su un garante terzo, estraneo al rapporto di cessione.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società al pagamento di lavori edili, chiarendo importanti principi sulla prova contraria. La sentenza stabilisce che i documenti possono essere ammessi anche tardivamente se servono a contrastare nuove allegazioni della controparte. Inoltre, una proposta transattiva tra avvocati, sebbene soggetta a regole deontologiche, è utilizzabile come prova nel processo civile. La Corte ha anche ribadito il valore di 'ficta confessio' attribuibile alla mancata comparizione ingiustificata all'interrogatorio formale.
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