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Art. 214 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 214 Codice di Procedura Penale

Lavoro esterno e fuga: quando si configura il reato di evasione
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari con permesso di lavoro veniva sorpreso dalla Polizia Stradale a bordo di un'auto privata in compagnia di un estraneo, lontano dal luogo di lavoro. Dopo aver fornito false generalità agli agenti, il soggetto si dava alla fuga. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione e per false dichiarazioni. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione al lavoro esterno non sospende la misura cautelare, ma ne sostituisce solo temporaneamente il luogo. Di conseguenza, qualsiasi allontanamento non autorizzato configura pienamente il reato di evasione, a nulla rilevando la breve durata dell'assenza o la pretesa mancanza di dolo, smentita peraltro dalla fuga e dalle false generalità fornite.
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Divieto reformatio in pejus: pena non aggravabile
Un uomo, condannato per porto abusivo di arma da fuoco, si vede aumentare la pena dalla Corte d'Appello in sede di rinvio. La Corte di Cassazione, pur confermando la sua colpevolezza, ha annullato l'aumento di pena, riaffermando il principio del divieto di reformatio in pejus, secondo cui la condanna non può essere peggiorata se solo l'imputato ha presentato impugnazione. La pena finale è stata quindi ridotta a quella originariamente stabilita dalla prima Corte d'Appello.
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Violenza privata allo stadio: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violenza privata a carico di un tifoso che, durante due partite, aveva costretto altri spettatori a spostarsi dai loro posti regolarmente acquistati. La Corte ha stabilito che organizzare il tifo non giustifica l'uso di intimidazione, che viola la libertà di autodeterminazione altrui, configurando pienamente il reato. La condanna è stata confermata respingendo la tesi difensiva secondo cui si trattava di un legittimo esercizio del diritto di riunione.
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