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Art. 2116 Codice Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 2116 Codice Civile

Danno previdenziale e giudicato: la Cassazione
Una lavoratrice ha richiesto il risarcimento per danno previdenziale derivante dal mancato versamento dei contributi su mansioni superiori svolte in passato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che il diritto alle differenze retributive per lo stesso periodo era già stato dichiarato prescritto in un precedente giudizio. Tale giudicato ha un effetto preclusivo, impedendo un nuovo accertamento sullo svolgimento delle mansioni e rendendo infondata la successiva richiesta di risarcimento per il danno previdenziale.
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Omissione contributiva: risarcimento anche generico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un importante principio in materia di omissione contributiva. Se da un lato la stabilizzazione del lavoratore precario esclude il diritto al risarcimento del cosiddetto danno eurounitario, dall'altro non preclude l'azione per i danni derivanti dalla mancata regolarizzazione dei contributi. La Corte ha chiarito che il lavoratore può agire con una domanda di condanna generica contro il datore di lavoro anche prima del raggiungimento dell'età pensionabile, senza la necessità di coinvolgere l'ente previdenziale nel giudizio.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla ripetizione indebito pubblico impiego, confermando il diritto/dovere di un ente pubblico di recuperare emolumenti accessori erroneamente corrisposti ai propri dipendenti. L'ordinanza chiarisce che la buona fede del lavoratore non impedisce la restituzione delle somme, sebbene le modalità di recupero debbano essere eque e rispettose della situazione del debitore. Il ricorso dei lavoratori è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali e di merito, ribadendo che l'onere di provare il diritto a trattenere le somme grava sul dipendente.
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Automaticità prestazioni e DIS-COLL: il caso risolto
Un lavoratore a progetto si è visto negare l'indennità di disoccupazione (DIS-COLL) a causa di contributi non versati dal committente. La Corte d'Appello aveva esteso il principio di automaticità delle prestazioni, tipico del lavoro subordinato, anche a questo caso. Tuttavia, prima della decisione della Corte di Cassazione, l'ente previdenziale ha accolto la domanda del lavoratore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, chiudendo il caso senza una pronuncia sul merito della questione giuridica e compensando le spese processuali.
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Principio di automaticità: no per Gestione Separata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31303/2024, ha stabilito che il principio di automaticità delle prestazioni non si applica ai lavoratori iscritti alla Gestione Separata. In caso di mancato versamento dei contributi da parte del committente, il collaboratore non ha diritto all'indennità, poiché resta coobbligato al versamento, a differenza del lavoratore dipendente. La Corte ha così riformato la decisione di merito che aveva concesso l'indennità DIS-COLL a un lavoratore a progetto.
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