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Art. 2105 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 2105 Codice Civile

Risarcimento del danno da inadempimento: valore batte valuta
Un'azienda ha citato in giudizio la propria contabile per gravi illeciti, tra cui falsificazione di estratti conto e appropriazione indebita. La Corte d'Appello ha condannato la dipendente al risarcimento dei danni, ma ha riconosciuto solo gli interessi legali senza applicare la rivalutazione monetaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che il risarcimento del danno da inadempimento degli obblighi contrattuali costituisce un debito di valore. Di conseguenza, il giudice deve calcolare d'ufficio la rivalutazione monetaria per compensare la perdita del potere d'acquisto dal momento del danno alla liquidazione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo del danno.
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Attività extralavorativa in ufficio: licenziamento confermato
Un dipendente con ruolo di quadro gestiva una propria agenzia di viaggi e un bed and breakfast durante l'orario di lavoro, utilizzando strumenti aziendali e per un periodo di tre anni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del suo licenziamento per giusta causa. Secondo i giudici, il sistematico e prolungato svolgimento di un'attività privata in orario d'ufficio costituisce una violazione dell'obbligo di fedeltà talmente grave da giustificare il licenziamento per attività extralavorativa. Questa condotta, creando un palese conflitto di interessi e un danno per l'azienda, rompe irrimediabilmente il rapporto di fiducia e supera la soglia delle sanzioni conservative previste dal contratto collettivo.
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Violazione obbligo di fedeltà: licenziato ma il datore sapeva
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di un lavoratore accusato di violazione obbligo di fedeltà per aver svolto un'attività di consulenza parallela. I giudici hanno stabilito che non c'è stata alcuna infedeltà, in quanto le aziende datrici di lavoro erano pienamente a conoscenza di questa seconda attività. Inoltre, l'incarico esterno riguardava settori non concorrenziali, legati a specifici progetti di ricerca e brevetti. Di conseguenza, mancando sia la segretezza sia la concorrenza, il licenziamento è stato annullato e le aziende hanno perso la causa.
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Contestazione Generica: Licenziamento Salvo per un Vizio Formale
Un'azienda licenzia un dipendente per presunta attività in concorrenza, ma la lettera di accusa è vaga. La Corte di Cassazione affronta il tema della contestazione disciplinare generica. Se l'accusa non è sufficientemente dettagliata, il lavoratore non può difendersi efficacemente. Di conseguenza, la sua risposta non fa partire il termine per il licenziamento. Quest'ultimo, infatti, decorre solo dalla scadenza dei cinque giorni previsti per la difesa. La Corte ha stabilito che, in questo caso, il licenziamento era tempestivo, annullando la decisione precedente e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Concorrenza sleale: accusa i rivali ma perde per prove deboli
Un consorzio ha accusato un'azienda concorrente e alcuni suoi ex manager di aver attuato un piano di **concorrenza sleale** per danneggiarlo. Le accuse includevano storno di dipendenti, sviamento di clientela e diffusione di notizie false. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, il consorzio si è rivolto alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le sentenze precedenti. La decisione si basa su un principio fondamentale: le accuse di **concorrenza sleale** devono essere supportate da prove concrete e specifiche. La valutazione di tali prove spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in Cassazione, se non per gravi vizi logici, che in questo caso non sono stati riscontrati. Il consorzio ha quindi perso la causa.
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Licenziamento per giusta causa e rapporti impropri
L'ordinanza conferma il licenziamento per giusta causa di un dipendente che intratteneva rapporti eccessivamente confidenziali, inclusi frequenti pranzi, con potenziali fornitori aziendali. La Corte ha ritenuto che tali condotte ledano irrimediabilmente il vincolo fiduciario, rendendo legittimo il recesso immediato senza preavviso.
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Critica del dipendente: i limiti sui social network
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sanzione disciplinare contro una dipendente di un ente di ricerca per aver pubblicato post critici su un social network. La sentenza chiarisce che la critica del dipendente, anche se espressa fuori dall'orario di lavoro, è soggetta ai limiti della continenza e della verità dei fatti, soprattutto quando la qualifica professionale del lavoratore può ledere l'immagine del datore di lavoro.
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