Un dipendente di un istituto di credito ha effettuato operazioni finanziarie speculative non autorizzate sui conti di alcuni clienti, utilizzando moduli in bianco o con firme false. I clienti hanno chiesto il risarcimento alla banca, che ha poi transatto la lite per 700.000 euro. La banca ha quindi esercitato un'azione di regresso chiedendo la condanna del lavoratore a titolo di responsabilità contrattuale del dipendente per 100.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del dipendente, respingendo il suo ricorso. La Corte ha chiarito che l'illecito del lavoratore verso il datore di lavoro costituisce un inadempimento contrattuale soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni e non a quella quinquennale.
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