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Art. 2104 Codice Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 2104 Codice Civile

Comando dipendente pubblico: chi è responsabile?
Un dipendente di un'agenzia pubblica, in comando dipendente pubblico presso una società privata, ha citato l'agenzia per demansionamento. La Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti, affermando che l'amministrazione di appartenenza mantiene la legittimazione passiva e la responsabilità sulla gestione del rapporto di lavoro, inclusi gli oneri economici derivanti da un eventuale demansionamento.
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Tempo di vestizione: quando va pagato? La Cassazione
La Corte di Cassazione esamina un caso relativo al tempo di vestizione dei dipendenti di una società cooperativa. La Corte d'Appello aveva stabilito che il tempo per indossare e togliere la divisa (10 minuti prima e dopo il turno) dovesse essere retribuito, in quanto attività eterodiretta dal datore di lavoro. Tuttavia, prima della decisione finale della Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la Suprema Corte non si è pronunciata nel merito, ma ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, chiudendo il caso e rendendo inefficace la sentenza d'appello.
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Licenziamento per condotta extralavorativa: è lecito?
Un dipendente di un'azienda di trasporti è stato licenziato per condanne penali riportate al di fuori dell'ambito lavorativo. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento, stabilendo che il licenziamento per condotta extralavorativa è valido quando i fatti, per la loro gravità e in relazione alle mansioni svolte, ledono in modo irreparabile il vincolo di fiducia con il datore di lavoro.
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Licenziamento giusta causa: Cassazione e onere prova
Una società in liquidazione ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato l'illegittimità del licenziamento per giusta causa di una dipendente, intimato per presunta assenza ingiustificata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che la valutazione sulla sussistenza e gravità della giusta causa è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è immune da vizi logici o giuridici. La società è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa, basato su una presunta assenza ingiustificata. L'ordinanza ribadisce che la valutazione della gravità dei fatti è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di vizi logici o giuridici. Il ricorso dell'azienda è stato respinto in toto.
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Licenziamento disciplinare: la valutazione globale
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento disciplinare basato su una serie di inadempimenti reiterati nel tempo. La sentenza stabilisce che, per valutare la proporzionalità della sanzione, il giudice deve considerare il comportamento complessivo del lavoratore e non i singoli episodi in modo isolato. In questo caso, la condotta negligente di un medico, già sanzionato con multa e sospensione, ha giustificato il recesso datoriale. Viene inoltre accolta la domanda dell'azienda per la restituzione delle somme versate in esecuzione di una precedente sentenza d'appello poi annullata.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un responsabile commerciale, confermando il suo licenziamento per giusta causa. Il lavoratore era stato licenziato per aver sistematicamente e senza autorizzazione ridotto i prezzi di vendita a favore di un unico cliente, causando un ingente danno economico all'azienda. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso mirassero a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità, e ha confermato la validità della procedura disciplinare e la sussistenza della condotta infedele.
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Licenziamento per giusta causa: quando è tempestivo?
La Corte di Cassazione ha confermato un licenziamento per giusta causa per grave insubordinazione. Un dipendente aveva acquisito e divulgato informazioni private e denigratorie su un superiore. La Corte ha stabilito che la contestazione disciplinare, avvenuta dopo la conclusione delle indagini penali sui medesimi fatti, è da considerarsi tempestiva, in quanto l'azienda necessitava di un quadro completo prima di agire. Ha inoltre definito l'insubordinazione come qualsiasi atto che pregiudichi l'organizzazione aziendale, distinguendolo dal whistleblowing.
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Licenziamento per insulti: la Cassazione conferma
Un lavoratore, licenziato per aver rivolto gravi insulti a un superiore, ha impugnato la decisione fino alla Corte di Cassazione. La Corte ha confermato la legittimità del licenziamento per insulti, stabilendo che un comportamento così grave rompe irrimediabilmente il rapporto di fiducia e costituisce giusta causa, indipendentemente dalle sanzioni più lievi previste dal contratto collettivo per condotte simili.
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Licenziamento giusta causa per reati extralavorativi
Un dipendente di un'azienda di servizi pubblici è stato licenziato per giusta causa a seguito di una condanna penale definitiva per reati di truffa e falso. Tali reati erano stati commessi prima della sua assunzione a tempo indeterminato, ma la condanna è divenuta irrevocabile durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che anche una condotta extralavorativa pregressa può irrimediabilmente compromettere il vincolo fiduciario, specialmente quando il lavoratore svolge mansioni che richiedono un elevato grado di affidabilità, come quelle di un portalettere.
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Lavoro marittimo: contratto stabile senza turno
La Corte di Cassazione ha stabilito che un rapporto di lavoro marittimo a tempo indeterminato non si interrompe se il lavoratore rifiuta di iscriversi al 'turno particolare', poiché tale istituto è previsto solo per i disoccupati. La richiesta dell'azienda è stata ritenuta illegittima e il suo rifiuto di accettare la prestazione lavorativa ingiustificato, confermando il diritto del lavoratore al risarcimento del danno.
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