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Art. 2074 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 2074 Codice Civile

Sgravi contributivi agricoltura: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11764/2024, ha rigettato il ricorso di un imprenditore agricolo confermando che l'onere della prova per la fruizione degli sgravi contributivi agricoltura grava interamente sul datore di lavoro. Questi deve dimostrare la sussistenza di tutti i requisiti richiesti dalla legge e dai contratti collettivi. Parallelamente, la Corte ha respinto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la perdita delle agevolazioni in caso di irregolarità deve essere proporzionale alla violazione e limitata ai soli lavoratori coinvolti, non estesa a tutta l'azienda.
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Clausola di ultrattività CCNL: recesso datoriale nullo
Un'associazione sanitaria recede da un CCNL, ma la Cassazione conferma l'illegittimità. La clausola di ultrattività estende l'efficacia del contratto fino al suo rinnovo, impedendo al singolo datore di lavoro il recesso unilaterale. La decisione si fonda sulla natura a termine del contratto collettivo e sul principio di rappresentanza sindacale.
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Clausola di ultrattività: no recesso unilaterale datore
Un'associazione datrice di lavoro ha tentato di applicare un nuovo CCNL dopo la scadenza di quello precedente, nonostante la presenza di una clausola di ultrattività. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale clausola vincola il datore di lavoro fino al rinnovo del contratto, rendendo illegittimo il recesso unilaterale. Inoltre, una comunicazione ai sindacati con cui l'azienda si impegnava a continuare ad applicare il CCNL è stata ritenuta un atto vincolante, non revocabile unilateralmente.
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Clausola di ultrattività CCNL: quando si può recedere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26958/2024, ha stabilito che un datore di lavoro non può recedere unilateralmente da un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) che contenga una clausola di ultrattività. Tale clausola estende l'efficacia del contratto fino alla stipulazione di un nuovo accordo, configurando un termine finale certo nell'evento ma non nella data. La Corte ha inoltre chiarito che il recesso dall'associazione datoriale non esonera dall'obbligo di applicare il CCNL in vigore e che la continuata applicazione di un CCNL rinnovato, anche dopo aver manifestato l'intenzione di recedere, costituisce un comportamento concludente che vincola l'azienda al nuovo accordo.
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Clausola di ultrattività CCNL: quando è valido il recesso?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26947/2024, ha stabilito che la clausola di ultrattività in un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) lo trasforma in un contratto a termine, la cui scadenza coincide con la stipula di un nuovo accordo. Di conseguenza, il singolo datore di lavoro non può recedere unilateralmente prima di tale scadenza. Nel caso specifico, un'associazione sanitaria che aveva tentato di applicare un CCNL diverso è stata comunque vincolata al rinnovo del precedente contratto, anche a seguito di un suo comportamento concludente consistito nel continuare ad applicarlo dopo la scadenza.
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Clausola di ultrattività CCNL: quando è vincolante?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che un datore di lavoro non può recedere unilateralmente da un contratto collettivo che contiene una clausola di ultrattività CCNL. Tale clausola estende l'efficacia del contratto fino alla stipula di un nuovo accordo, configurando un termine finale e non una durata indeterminata. La Corte ha inoltre stabilito che il comportamento concludente del datore di lavoro, che continua ad applicare il contratto anche dopo il suo rinnovo, equivale a un'accettazione tacita, rendendolo vincolante.
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