Una società elettrica installa una cabina e pali su un terreno privato senza titolo. Durante un temporale, la cabina esplode disperdendo olio e danneggiando alberi, pavimentazione e recinzione. La proprietaria agisce in giudizio per ottenere la rimozione dell'impianto e il ristoro dei danni. I giudici riconoscono il risarcimento per i guasti materiali e l'indennizzo per il terreno pertinenziale occupato, dichiarando cessata la materia del contendere per l'avvenuta rimozione. L'attrice richiede ulteriori danni morali, biologici ed esistenziali solo in fase avanzata del processo. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della proprietaria. I giudici ribadiscono che l'occupazione illegittima di un immobile non comporta un danno automatico. Il proprietario deve allegare e provare l'effettiva intenzione di mettere a frutto il bene. Inoltre, le nuove voci di danno introdotte tardivamente risultano inammissibili.
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