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Art. 2043 Codice Civile

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Diffamazione a mezzo stampa: la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione conferma la condanna per diffamazione a mezzo stampa a carico di un quotidiano nazionale, un direttore e una giornalista. La sentenza stabilisce che un articolo, pur basato su atti giudiziari, è diffamatorio se attribuisce erroneamente fatti illeciti a un'azienda, violando i principi di verità e continenza. La Corte ha ritenuto provato il danno alla reputazione commerciale della società, liquidandolo in via equitativa e confermando la responsabilità del media per aver creato un'impressione fuorviante nel lettore.
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Legittimazione fallito: quando può agire in giudizio?
Una società immobiliare, acquirente di un immobile rivelatosi difettoso, ricorreva in Cassazione dopo una sentenza d'appello sfavorevole. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la società, nel frattempo fallita, non aveva la legittimazione ad agire. Il curatore fallimentare aveva infatti compiuto una scelta consapevole di non proseguire il giudizio, escludendo così la possibilità per il fallito di agire in via sostitutiva per 'inerzia' degli organi della procedura.
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Diffamazione sindacale: quando la critica è lecita?
Una dirigente aziendale ha citato in giudizio due rappresentanti sindacali per diffamazione, a seguito di un comunicato che denunciava una "gravissima situazione" a lei imputabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, nel contesto di un conflitto sindacale, l'uso di toni aspri non integra la diffamazione sindacale se la critica si basa su fatti reali e rientra nell'esercizio dei diritti sindacali.
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Nesso di causalità: quando non c’è risarcimento
Una società immobiliare ha citato in giudizio il proprietario di un edificio confinante, lamentando che i lavori da quest'ultimo eseguiti le avessero impedito di sopraelevare il proprio stabile e le avessero sottratto la disponibilità del piano terra. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che manca il nesso di causalità tra le opere del vicino e l'impossibilità di sopraelevare, poiché quest'ultima era in realtà dovuta alla precaria condizione del terreno di sedime della società stessa, composto da materiali di riporto risalenti ai bombardamenti del 1943. Di conseguenza, nessun risarcimento per la mancata sopraelevazione è stato riconosciuto. È stato invece confermato un risarcimento limitato per la temporanea indisponibilità del piano terra.
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Responsabilità precontrattuale soci: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34418/2024, chiarisce che in casi di fallite negoziazioni, la richiesta di risarcimento per responsabilità precontrattuale non spetta ai singoli soci. Il diritto a un'azione legale per danni è di esclusiva competenza della società che ha partecipato alle trattative, anche se i soci o i fideiussori hanno subito perdite finanziarie dirette. L'appello dei soci è stato dichiarato inammissibile, rafforzando il principio che solo la parte direttamente coinvolta nelle trattative detiene il diritto di agire.
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Responsabilità del venditore: immobile con ipoteca
Una società acquista un immobile scoprendo solo in seguito l'esistenza di un'ipoteca e di una procedura esecutiva. Dopo aver transatto con il creditore, la società cita in giudizio i venditori e il notaio. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del venditore per le false dichiarazioni, ma chiarisce che il debito risarcitorio gravante sugli eredi dei venditori deve essere ripartito 'pro quota' e non in solido. La responsabilità del notaio viene limitata poiché il pagamento del prezzo era avvenuto prima del rogito.
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Obbligo informativo: la Cassazione sul dovere di verità
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omissione di informazioni cruciali, come un contenzioso sulla proprietà di un asset strategico, viola l'obbligo informativo fin dal deposito della domanda di concordato preventivo con riserva. Tale condotta, secondo i giudici, integra un atto di frode ai danni dei creditori, giustificando l'arresto della procedura e la conseguente dichiarazione di fallimento, anche senza una specifica intenzione di ingannare. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva revocato il fallimento, riaffermando la centralità della trasparenza per tutelare il consenso informato dei creditori.
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Garanzia autonoma: quando è abusiva l’escussione?
Una società ferroviaria ha escusso una garanzia autonoma a danno di due banche per l'inadempimento di un appaltatore. La Corte d'Appello ha qualificato l'escussione come abusiva. La società ha quindi presentato ricorso in Cassazione che, data la complessità della materia, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare la causa a pubblica udienza, al fine di approfondire il concetto di escussione abusiva della garanzia autonoma.
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Responsabilità P.A.: il ricorso è inammissibile
Una società costruttrice ha citato in giudizio un comune per i danni subiti a seguito dell'annullamento di alcuni permessi di costruire. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando un punto cruciale sulla qualificazione della responsabilità P.A. come extracontrattuale, che era diventata un giudicato interno nel precedente grado di giudizio e non era stato correttamente impugnato dalla ricorrente.
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Responsabilità amministratori: quando è inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini della responsabilità degli amministratori verso terzi. Il caso riguarda una richiesta di risarcimento avanzata dal nuovo socio di una società sportiva contro i precedenti amministratori e la società controllante, accusati di averne causato il dissesto finanziario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la necessità di contestare specificamente le motivazioni della sentenza d'appello e di fornire una prova rigorosa del danno diretto subito, distinto da quello riflesso patito dalla società.
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Responsabilità avvocato: testamento nullo, niente danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità dell'avvocato per la redazione di un testamento invalido non si estende al beneficiario che ha perso l'eredità. La sentenza chiarisce che il contratto professionale intercorre solo con il testatore e che il beneficiario, prima della morte del de cuius, non vanta alcuna aspettativa giuridicamente tutelata. Pertanto, viene esclusa sia una responsabilità contrattuale verso il terzo, sia un risarcimento per danno extracontrattuale.
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Illegittima segnalazione Centrale Rischi: la Cassazione
Una società ricorre in Cassazione dopo che le corti di merito le negano il risarcimento per un'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi, a causa della mancata prova dei danni. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo che il giudice d'appello ha errato nel non pronunciarsi sulla domanda di accertamento dell'illegittimità della segnalazione, che è una questione distinta e autonoma rispetto alla richiesta di risarcimento. La sentenza viene cassata con rinvio per una nuova valutazione su questo punto specifico.
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Responsabilità da prospetto: la Cassazione decide
Una società di investimento ha citato in giudizio una compagnia assicurativa per i danni subiti a seguito della sottoscrizione di un aumento di capitale basato su un prospetto informativo rivelatosi falso e reticente. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha ribadito i principi fondamentali in materia di responsabilità da prospetto, specificando che esiste una presunzione di nesso causale tra le informazioni scorrette e il danno. L'onere di provare l'irrilevanza di tali informazioni per la scelta dell'investitore spetta esclusivamente all'emittente.
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Ratifica tacita: silenzio che vale assenso in banca
Una correntista contesta un'ingente operazione di giroconto dal proprio conto titoli, sostenendo fosse non autorizzata. Dopo un lungo percorso giudiziario, la Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'operazione, stabilendo che la condotta successiva della donna, in particolare il suo silenzio durante riunioni chiave in cui si discuteva della transazione, integrava una ratifica tacita, sanando così l'originaria mancanza di autorizzazione formale.
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Occupazione sine titulo: risarcimento e prova del danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33626/2024, ha rigettato il ricorso di un soggetto che occupava un immobile. La Corte ha ribadito i principi stabiliti dalle Sezioni Unite, affermando che il danno da occupazione sine titulo non è in re ipsa, ma deriva dalla perdita della concreta possibilità di godimento del bene. Tale danno può essere liquidato in via equitativa, utilizzando come parametro il canone locativo di mercato. È stato inoltre dichiarato inammissibile il motivo con cui si sosteneva la legittimità dell'occupazione sulla base di una sentenza di primo grado poi riformata.
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Danno da occupazione abusiva: la prova è essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33365/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietari che chiedevano il risarcimento per un danno da occupazione abusiva. La Corte ha confermato l'orientamento secondo cui il danno non è presunto (in re ipsa), ma deve essere specificamente provato dal danneggiato. I ricorrenti non sono riusciti a dimostrare né le concrete occasioni di profitto perse, né lo stato dell'immobile al momento dell'acquisto, rendendo impossibile quantificare un eventuale danno e portando al rigetto della loro richiesta.
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Diffamazione a mezzo stampa: critica e verità dei fatti
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di diffamazione a mezzo stampa, confermando la condanna di due giornalisti per le affermazioni contenute in un loro libro. La vicenda riguardava presunti legami tra un ex sindaco e un imprenditore locale. La Corte ha stabilito che, sia nell'esercizio del diritto di cronaca che in quello di critica, il presupposto fondamentale è la veridicità dei fatti. Poiché i giornalisti non hanno provato la verità delle loro insinuazioni, la Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la libertà di stampa non può basarsi sull'alterazione della realtà fattuale.
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Prescrizione danno ambientale: quando inizia a decorrere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33288/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di prescrizione per danno ambientale. Il caso riguardava la richiesta di risarcimento avanzata dai proprietari di un terreno contro una società di raffinazione, ex locataria, per inquinamento. La Corte ha stabilito che il termine di prescrizione non decorre dalla data della perizia tecnica che accerta il danno, ma dal momento precedente in cui i proprietari hanno ricevuto una comunicazione ufficiale dal Comune che li informava della presenza di inquinanti e della necessità di ulteriori verifiche. Questa comunicazione è stata ritenuta sufficiente a generare una consapevolezza del pregiudizio, dando il via al decorso della prescrizione. La Suprema Corte ha inoltre confermato la validità dell'appello incidentale con cui la società aveva riproposto l'eccezione di prescrizione, precedentemente respinta in primo grado.
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Riserva di appello: quando diventa inefficace?
Un ente locale ha impugnato una sentenza di condanna al risarcimento danni per occupazione illegittima di un terreno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso improcedibile per un vizio formale e, nel merito, inammissibile. Punto cruciale è l'inefficacia della riserva di appello formulata dall'ente: poiché la controparte aveva impugnato immediatamente la sentenza non definitiva, l'ente avrebbe dovuto proporre appello incidentale, pena la formazione del giudicato sulla questione (in questo caso, la titolarità del diritto di proprietà).
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Competenza territoriale: clausola nel codice di rete
Una società del settore energetico ha citato in giudizio un distributore di gas per abuso di dipendenza economica. Il distributore ha eccepito l'incompetenza del tribunale adito, indicando come foro esclusivo quello della propria sede, come previsto nel suo "codice di rete". La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola che deroga alla normale competenza territoriale è inefficace se non contenuta in un contratto scritto e specificamente approvata per iscritto dalla controparte, anche nei settori monopolistici. La Corte ha quindi affermato la competenza del tribunale originariamente scelto dall'attrice.
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