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Art. 200 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 200 Codice di Procedura Penale

Studio perquisito: scontro sulle garanzie del difensore indagato
Un avvocato, indagato per frode in pubbliche forniture come amministratore di fatto di una società immobiliare, ha subito una perquisizione e il sequestro di materiale informatico nel proprio studio. Il professionista ha impugnato il provvedimento lamentando la violazione delle tutele speciali previste dalla legge. Il Tribunale ha respinto il ricorso, ritenendo che tali tutele non spettino all'avvocato indagato in proprio. La sesta sezione penale della Cassazione ha rilevato un profondo contrasto interpretativo sul punto. Di conseguenza, ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per stabilire se le garanzie del difensore si applichino anche quando il legale è personalmente sottoposto a indagini, oppure se siano limitate alla tutela dei soli clienti assistiti.
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Garanzie difensive avvocato negate al Sindaco perquisito
Un Sindaco, che è anche avvocato, subisce una perquisizione e un sequestro nel suo studio per un'ipotesi di rivelazione di segreto d'ufficio. L'uomo si oppone, invocando le speciali garanzie difensive avvocato previste dalla legge. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: queste tutele non sono un privilegio personale del professionista, ma servono a proteggere l'attività di difesa svolta per un cliente. Poiché il sequestro riguardava una condotta personale del Sindaco e non la sua attività di difensore per terzi, le garanzie speciali non potevano essere applicate. La perquisizione è stata quindi ritenuta legittima.
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Intercettazioni avvocato: quando sono inutilizzabili?
Un avvocato, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ha visto annullare con rinvio l'ordinanza di arresti domiciliari. La Cassazione ha stabilito che il Tribunale del riesame deve rivalutare la utilizzabilità delle intercettazioni avvocato, specificando che la tutela del segreto professionale si estende anche a conversazioni senza mandato formale, purché connesse all'attività difensiva. La decisione sottolinea che il contenuto della conversazione è il criterio decisivo per stabilirne la legittimità.
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Segreto d’ufficio: quando il giornalista non è complice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di perquisizione e sequestro a carico di un giornalista indagato per concorso in rivelazione di segreto d'ufficio. La Corte ha stabilito che la semplice pubblicazione di una notizia riservata non è sufficiente a configurare il reato, essendo necessaria una condotta attiva di istigazione o induzione nei confronti della fonte. La sentenza ribadisce la tutela delle fonti giornalistiche e i limiti invalicabili degli strumenti investigativi che mirano a scoprirle.
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