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Art. 200 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 200 Codice di Procedura Penale

Intercettazioni del difensore tra tutela e reati
Un avvocato è finito in carcere per concorso esterno in associazione camorristica, truffe assicurative e falso. Secondo l'accusa, il legale non si limitava ad assistere i clienti ma gestiva affari illeciti del clan, faceva da tramite con i detenuti e corrompeva funzionari pubblici. La difesa ha impugnato l'ordinanza lamentando la violazione delle tutele professionali tramite captatore informatico e l'inutilizzabilità delle prove. La Corte di Cassazione ha convalidato la custodia cautelare. I giudici hanno chiarito che le intercettazioni del difensore sono pienamente valide e utilizzabili quando il legale non esercita il mandato difensivo ma partecipa direttamente alle condotte delittuose.
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Studio perquisito: scontro sulle garanzie del difensore indagato
Un avvocato, indagato per frode in pubbliche forniture come amministratore di fatto di una società immobiliare, ha subito una perquisizione e il sequestro di materiale informatico nel proprio studio. Il professionista ha impugnato il provvedimento lamentando la violazione delle tutele speciali previste dalla legge. Il Tribunale ha respinto il ricorso, ritenendo che tali tutele non spettino all'avvocato indagato in proprio. La sesta sezione penale della Cassazione ha rilevato un profondo contrasto interpretativo sul punto. Di conseguenza, ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per stabilire se le garanzie del difensore si applichino anche quando il legale è personalmente sottoposto a indagini, oppure se siano limitate alla tutela dei soli clienti assistiti.
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Chat su telefono altrui: il segreto professionale non ti protegge
Un commercialista, indagato per associazione a delinquere finalizzata a reati fiscali tramite società 'cartiere', si oppone a una misura interdittiva. La sua difesa si basa sull'inutilizzabilità di chat e mail trovate sul telefono di un co-indagato, sostenendo che fossero coperte dal segreto professionale commercialista. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'indagato non può invocare il proprio segreto professionale per bloccare l'acquisizione di prove. Tale facoltà spetta solo a un testimone. La Corte ha quindi confermato la validità delle prove e la legittimità della misura cautelare, ritenendo le chat decisive per dimostrare il suo coinvolgimento consapevole nel piano criminale.
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Diritto di critica giornalistica: fonte segreta non salva dalla diffamazione
Un giornalista e il suo direttore, assolti in appello per diffamazione, vedono la loro sentenza annullata dalla Cassazione. Avevano definito un alto funzionario pubblico 'regista' e 'padrone' nella nomina del Presidente dell'Antitrust. La Corte Suprema ha stabilito che il diritto di critica giornalistica non si applica se il fatto alla base della critica non è provato. La fonte della notizia, un'altra giornalista che ha invocato il segreto professionale, rendeva la testimonianza inutilizzabile e il fatto non verificato. L'assoluzione è stata quindi annullata, affermando che senza una base fattuale solida, anche la critica più aspra diventa diffamazione.
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