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Art. 2 Costituzione — Sezione Terza Penale

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Altri anni per Art. 2 Costituzione

Demolizione abusiva: quando prevale l’interesse pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un ordine di demolizione abusiva nei confronti di una donna anziana in condizioni economiche precarie. La Corte ha stabilito che l'interesse pubblico al ripristino della legalità prevale sul diritto all'abitazione quando l'abuso è di notevole gravità, l'interessata era consapevole dell'illecito e ha avuto un lungo periodo di tempo (oltre quindici anni) per trovare una soluzione abitativa alternativa.
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Ordine di demolizione: il tempo non lo annulla
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28532/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietari contro un ordine di demolizione emesso quasi vent'anni prima. La Corte ha stabilito che il lungo tempo trascorso non invalida l'ordine, poiché la sua esecuzione è un atto dovuto per ripristinare l'ambiente e non una sanzione penale soggetta a prescrizione. L'inerzia dei responsabili dell'abuso non può essere premiata, e l'ordine di demolizione prevale sul diritto all'abitazione quando questo nasce da un'azione illegale.
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Errore di diritto e rifiuti: quando l’ignoranza non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre persone condannate per gestione illecita di rifiuti. Gli imputati sostenevano di aver commesso un errore di diritto, indotti dal parere errato di un commercialista. La Corte ha stabilito che l'ignoranza della legge in questo contesto è inescusabile, soprattutto per chi opera professionalmente nel settore, poiché esiste un preciso dovere di informarsi sulla normativa vigente. Il consiglio di un consulente privato non è sufficiente a rendere l'errore scusabile.
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Occupazione Demaniale: errore è scusabile? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 35122/2024, annulla l'assoluzione di un gestore di uno stabilimento balneare accusato di occupazione demaniale abusiva. La Corte stabilisce che l'errore sulla vigenza della concessione non è 'scusabile' in assenza di un atto positivo e fuorviante della P.A. e a causa del rigoroso dovere di informazione che grava sull'imprenditore. La mera inerzia del Comune non basta a giustificare l'illecito.
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Favoreggiamento prostituzione: la Cassazione decide
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per favoreggiamento della prostituzione e sfruttamento della convivente. La Corte ha confermato che, sebbene la coabitazione con una persona che si prostituisce non sia di per sé reato, lo diventa quando è accompagnata da condotte che agevolano o traggono profitto dall'attività, superando la semplice contribuzione alle spese familiari. Il ricorso, che sollevava questioni di costituzionalità e contestava la valutazione delle prove, è stato respinto in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Cryptophone: quando le chat sono prova nel processo
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso contro una misura di custodia cautelare per narcotraffico e associazione a delinquere. Il caso si fondava su prove ottenute da una piattaforma di cryptophone tramite un Ordine Europeo di Indagine. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità di tali prove, ritenendole frutto di intercettazioni indiscriminate, e contestava l'identificazione dell'indagato. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la piena utilizzabilità delle conversazioni criptate e la validità dell'identificazione basata su solidi indizi logici desunti dal contenuto dei messaggi, in linea con i recenti principi stabiliti dalle Sezioni Unite.
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Dichiarazione infedele: quando la crisi non scusa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37234/2024, ha rigettato il ricorso di un imprenditore condannato per dichiarazione infedele. L'imputato sosteneva che una grave crisi finanziaria gli avesse impedito di agire diversamente, ma la Corte ha ribadito che, a differenza dei reati di omesso versamento, la crisi non costituisce una scusante per un reato di natura dichiarativa, che implica una condotta decettiva volontaria.
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Ordine di demolizione: quando non si può fermare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La sentenza chiarisce che il frazionamento artificioso di un edificio in più unità per rientrare nei limiti del condono edilizio non è consentito. Inoltre, il principio di proporzionalità e il diritto all'abitazione non possono essere invocati per paralizzare la demolizione quando l'abuso è grave e l'autore ha avuto tempo per trovare soluzioni alternative.
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Ordine di demolizione: inammissibile il ricorso nuovo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso degli eredi contro un ordine di demolizione. I motivi, relativi alla mancata notifica a un coerede e alla violazione del principio di proporzionalità, sono stati considerati 'questioni nuove' in quanto non sollevati dinanzi al giudice dell'esecuzione. La Corte ha inoltre evidenziato che le istanze di condono erano state definitivamente respinte, rendendo l'ordine esecutivo.
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Beni culturali: reato anche senza dichiarazione formale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per l'omessa denuncia di trasferimento di reperti archeologici, qualificabili come beni culturali. La Corte ha stabilito che la qualifica di bene culturale non richiede necessariamente un preventivo provvedimento amministrativo, essendo sufficiente il suo valore intrinseco. Inoltre, ha chiarito che la nuova normativa sui reati contro il patrimonio culturale (L. 22/2022) si pone in continuità con la precedente, senza abolire il reato.
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Ordine di demolizione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La sentenza stabilisce che la 'fiscalizzazione' non si applica a opere senza permesso e che il diritto all'abitazione non può legittimare un illecito edilizio, confermando la piena esecutività dell'ordine di demolizione.
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Consenso violenza sessuale: stato di ebbrezza e reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per minaccia, spaccio e violenza sessuale. La sentenza ribadisce principi fondamentali sul consenso violenza sessuale, specificando che uno stato di intossicazione da alcol o droghe, tale da annullare la capacità di autodeterminazione della vittima, rende il consenso nullo e configura il reato di violenza sessuale per costrizione.
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Vilipendio religioso: Cassazione sui limiti alla protesta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per vilipendio religioso e turbativa di funzione religiosa a carico di due imputati che avevano protestato platealmente contro il vescovo durante una processione. La Corte ha stabilito che insultare un ministro di culto, anche con il pretesto di criticare scelte organizzative, integra il reato di vilipendio quando si manifesta disprezzo, superando i limiti della libera espressione del pensiero. La protesta ha inoltre interrotto la cerimonia, configurando la turbativa.
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Ordine di demolizione: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione di un immobile abusivo. Nonostante la prescrizione di reati per opere successive, l'ordine originale resta valido per l'intera struttura, poiché mira al ripristino dello stato dei luoghi. La Corte ha inoltre respinto l'appello al principio di proporzionalità, in quanto sollevato tardivamente e non applicabile a chi persevera nell'illecito.
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Ordine di demolizione: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45425/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due privati contro un ordine di demolizione di un immobile abusivo. I ricorrenti avevano invocato il principio di proporzionalità, date le loro precarie condizioni socio-economiche, e sollevato varie eccezioni procedurali. La Corte ha ribadito che il diritto all'abitazione non è assoluto e deve essere bilanciato con l'interesse pubblico alla tutela del territorio. Ha inoltre chiarito che l'ordine di demolizione non è una sanzione penale e quindi non è soggetto a prescrizione, ma una misura ripristinatoria dello stato dei luoghi, la cui esecuzione rimane a carico del responsabile dell'abuso anche dopo l'acquisizione dell'immobile al patrimonio comunale.
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Condono edilizio: la Cassazione e le istanze separate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi contro un ordine di demolizione. I ricorrenti avevano presentato istanze separate di condono edilizio per singole porzioni di un unico immobile abusivo, nel tentativo di eludere i limiti volumetrici previsti dalla legge. La Corte ha stabilito che tale pratica costituisce un'elusione fraudolenta e ha ribadito che la legittimazione a richiedere la sanatoria spetta solo a chi detiene un interesse giuridicamente qualificato sull'immobile, non un mero interesse di fatto.
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Consenso informato medico: quando diventa reato?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per violenza sessuale a carico di un medico che ha eseguito una visita intima senza un adeguato consenso informato medico. La sentenza sottolinea che un'informazione vaga o incompleta al paziente rende l'atto illecito, configurando un abuso della professione. Il medico non può invocare l'errore sulla volontà del paziente se ha consapevolmente omesso di fornire tutte le spiegazioni necessarie sulla natura e le finalità della manovra.
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Demolizione immobile abusivo: quando non si ferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo di 91 anni, invalido e indigente, contro la demolizione del suo immobile abusivo, che costituiva la sua unica abitazione. Nonostante le gravi condizioni personali, la Corte ha stabilito che la piena consapevolezza dell'illegalità della costruzione e l'inerzia nel cercare una soluzione abitativa alternativa, anche dopo una sospensione di due anni concessa in precedenza, prevalgono sul principio di proporzionalità. La sentenza ribadisce che il diritto all'abitazione non può essere invocato per sanare un illecito consapevole, rendendo esecutiva la demolizione immobile abusivo.
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Riparazione ingiusta detenzione: silenzio e colpa grave
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che concedeva un indennizzo per ingiusta detenzione, stabilendo che la tardiva rivelazione di un alibi cruciale da parte dell'interessato costituisce una colpa grave. La sentenza distingue tra il legittimo diritto al silenzio e una reticenza colposa che contribuisce causalmente al protrarsi della detenzione, escludendo così il diritto alla riparazione ingiusta detenzione.
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Delega di funzioni: quando non esonera il datore?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un datore di lavoro per violazioni della sicurezza, nonostante una delega di funzioni a un preposto. La Corte ha stabilito che la delega è inefficace se il datore di lavoro mantiene per sé un ruolo specifico di vigilanza, come quello di responsabile del servizio di prevenzione e protezione sul cantiere, conservando così la responsabilità penale per gli infortuni.
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