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Art. 1965 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per Art. 1965 Codice Civile

Definizione agevolata: non si estende al coobbligato
La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata di una lite tributaria richiesta da un ente pubblico, in qualità di sostituto d'imposta, non si estende automaticamente ai contribuenti sostituiti (coobbligati) se questi non presentano una propria, distinta domanda. Il caso riguardava una plusvalenza non dichiarata da privati a seguito di un accordo transattivo con un ente locale. La Corte ha chiarito che l'accesso al beneficio richiede un'espressa manifestazione di volontà, cassando la sentenza che aveva dichiarato estinto il giudizio per i privati.
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Definizione agevolata: non estesa al coobbligato
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che la definizione agevolata di una controversia tributaria, richiesta dal sostituto d'imposta (un Comune), non estende i suoi effetti al contribuente sostituito se quest'ultimo non presenta una propria, autonoma domanda. Secondo la Corte, la procedura richiede un'istanza individuale per ciascuna controversia, non potendo il beneficio derivare automaticamente dall'iniziativa di un altro soggetto, anche se considerato coobbligato.
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Definizione agevolata: non si estende al coobbligato
Un Ente Locale, in qualità di sostituto d'imposta, aderisce a una definizione agevolata per omessa ritenuta d'acconto. La Corte di Cassazione stabilisce che tale adesione non estende i suoi effetti al contribuente sostituito (considerato coobbligato), se quest'ultimo non ha presentato una propria, autonoma domanda di definizione. La presentazione di una distinta istanza è un requisito necessario e non superabile dal solo vincolo di coobbligazione.
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Definizione agevolata: quando estingue il giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio fiscale a seguito della richiesta di definizione agevolata presentata dal contribuente. L'Amministrazione Finanziaria non si è opposta né ha richiesto la prosecuzione del processo entro i termini, rendendo automatica la chiusura della controversia. Il caso originario verteva sulla corretta applicazione dell'imposta di registro rispetto all'IVA per un accordo transattivo.
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Canoni di locazione non riscossi: quando si pagano?
Una società immobiliare è stata tassata su affitti non pagati. La Corte di Cassazione ha confermato che, per i redditi d'impresa, i canoni di locazione non riscossi devono essere dichiarati secondo il principio di competenza fino alla risoluzione del contratto. Un accordo transattivo successivo è stato ritenuto irrilevante per le imposte già maturate.
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Transazione e IVA: quando il pagamento è esente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33296/2024, ha stabilito che la somma versata in esecuzione di un accordo transattivo per chiudere una lite su inadempienze contrattuali ha natura risarcitoria e, pertanto, è esclusa dal campo di applicazione dell'IVA. L'analisi del rapporto tra transazione e IVA chiarisce che se l'accordo non crea un nuovo rapporto giuridico (transazione non novativa), il pagamento non costituisce corrispettivo per un servizio, ma un indennizzo non imponibile.
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Termine lungo impugnazione: quando scatta la decadenza
Una società operante nel settore ippico ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Commissione Tributaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, ribadendo un principio fondamentale: il termine lungo impugnazione di sei mesi decorre dalla data di pubblicazione della sentenza (deposito in cancelleria) e non dalla sua successiva comunicazione alle parti. La mancata vigilanza da parte del difensore sullo stato del procedimento non costituisce una scusante.
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Errore revocatorio: Cassazione e giudicato esterno
Un contribuente si è visto revocare un'ordinanza sfavorevole della Corte di Cassazione. La Corte ha ammesso di aver commesso un errore revocatorio non considerando un precedente giudicato esterno che già stabiliva la natura deducibile di un versamento all'ex coniuge. L'ordinanza è stata annullata e il ricorso del contribuente accolto, confermando la deducibilità della somma.
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Sopravvenienza passiva: onere della prova per la deduzione
Un promotore finanziario si è visto negare la deduzione di un costo di 100.000 euro, qualificato come sopravvenienza passiva, per un accordo transattivo con due clienti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il contribuente non ha soddisfatto il rigoroso onere della prova necessario per dimostrare la certezza, l'inerenza e la base giuridica della spesa. La documentazione prodotta è stata ritenuta carente sia dal punto di vista formale che sostanziale, rendendo il costo non deducibile.
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Accertamento con adesione: no novazione del debito
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19781/2025, ha stabilito che l'accertamento con adesione non ha effetto novativo sul debito tributario. Di conseguenza, le misure cautelari come l'ipoteca, iscritte sulla base della pretesa originaria, restano valide anche dopo l'accordo, a garanzia del debito rinegoziato. La Corte sottolinea la natura pubblicistica dell'accordo, che lo differenzia dalla transazione civilistica, escludendo che l'obbligazione originaria venga sostituita da una nuova.
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Tassazione plusvalenza e ritardo P.A.: le novità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19093/2025, stabilisce un principio fondamentale sulla tassazione plusvalenza derivante da occupazione usurpativa. Sebbene tali somme siano generalmente tassabili, l'imposta non è dovuta qualora il pagamento da parte della Pubblica Amministrazione avvenga con un ritardo ingiustificato, tale da far ricadere l'operazione sotto un regime fiscale successivo e più oneroso per il cittadino. La Corte ha rinviato il caso al giudice di merito per verificare la sussistenza di tale ritardo.
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Deducibilità costi transazione: analisi della Cassazione
Con la sentenza n. 34618 del 30/12/2019, la Cass. Civ., Sez. 5, ha stabilito un principio cruciale sulla deducibilità dei costi da transazione. Il caso riguardava una società che, a seguito di un accordo transattivo con un ex socio, aveva dedotto diverse componenti negative, tra cui la perdita di un credito e il pagamento di una somma. L'Agenzia delle Entrate aveva disconosciuto parte di queste deduzioni. La Cassazione ha accolto il ricorso della società, affermando che il giudice di merito ha l'obbligo di esaminare analiticamente ogni singola componente di costo derivante dalla transazione, senza raggrupparle in un'unica categoria. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione sulla specifica rilevanza fiscale di ciascun elemento, in particolare della perdita su crediti.
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