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Art. 1944 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1944 Codice Civile

Azione revocatoria ordinaria e vendita ai figli dei garanti
Due garanti di una società debitrice hanno trasferito la proprietà di alcuni immobili ai propri figli mediante contratti definitivi di compravendita, preceduti da accordi preliminari. L'istituto di credito creditore ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per dichiarare tali cessioni inefficaci nei propri confronti. I garanti hanno eccepito la presunta nullità della fideiussione omnibus per violazione delle norme antitrust e hanno contestato l'anteriorità del credito rispetto ai trasferimenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei garanti. I giudici hanno chiarito che l'azione revocatoria richiede solo l'esistenza del debito e non la sua esigibilità. Inoltre, l'intento fraudolento si valuta al momento del contratto preliminare, mentre il danno economico si concretizza con il rogito definitivo. La banca ha così confermato la piena inefficacia degli atti di trasferimento immobiliare.
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Prova del credito: atti interni insufficienti per il recupero
Un Ente Pubblico ha concesso agevolazioni finanziarie a un'Impresa colpita da calamità naturali, garantendo i pagamenti verso la Banca finanziatrice. A seguito dell'asserito mancato versamento di tre rate, l'Ente ha saldato l'istituto di credito ed ha ottenuto un decreto ingiuntivo per oltre quattordicimila euro contro l'Impresa. Il debitore ha contestato la fondatezza e la documentazione del debito. La Corte d'Appello ha ridotto la condanna a soli quattromila euro per carenza documentale sui restanti importi. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. L'onere della prova del credito grava sempre sul creditore che agisce in giudizio. Le semplici determine interne non dimostrano l'esborso effettivo verso la banca se mancano i mandati di pagamento specificamente riferibili alla posizione del singolo debitore.
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Ripetizione dell’indebito del fideiussore: vittoria contro la Banca
I Garanti hanno pagato ingenti somme alla Banca per coprire i debiti di una Società. Successivamente, un controllo contabile ha dimostrato che la Società non doveva nulla: era invece la Banca ad aver addebitato illegittimamente interessi e spese mai dovuti. I Garanti hanno quindi chiesto la restituzione dei soldi versati ingiustamente. La Corte d'Appello ha inizialmente negato questo diritto, sostenendo che i garanti potessero solo chiedere i soldi indietro alla Società e non alla Banca. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. I giudici hanno stabilito che la ripetizione dell'indebito del fideiussore è pienamente legittima quando il debito garantito non esiste. Se il pagamento verso la Banca non ha una causa valida, chi ha pagato ha il diritto di riavere i propri soldi direttamente dall'istituto di credito.
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Rimessione in termini: nessun premio al contumace strategico
Un garante viene chiamato in causa in primo grado con un atto di citazione nullo per mancato rispetto dei termini a comparire. Il garante sceglie di rimanere contumace. In appello, impugna la sentenza chiedendo la rimessione in termini per presentare nuove prove. Le Sezioni Unite della Cassazione rigettano la richiesta. La Corte stabilisce che la nullità della citazione non comporta un'automatica rimessione in termini in appello se il convenuto conosceva comunque la pendenza del processo. La riapertura dei termini è concessa solo a chi dimostra che la nullità gli ha impedito di avere conoscenza materiale della causa.
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