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Art. 194 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 194 Codice di Procedura Penale

Marchio contraffatto: la falsità evidente non cancella il reato
Un commerciante deteneva per la vendita prodotti con marchio contraffatto. I giudici territoriali hanno condannato l'uomo, respingendo l'argomento difensivo basato sulla natura grossolana della copia e sull'assenza di una formale perizia merceologica. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha stabilito che la contraffazione grossolana non esclude il reato di detenzione per la vendita. Inoltre, le dichiarazioni del tecnico qualificato dell'azienda titolare della privativa hanno pieno valore testimoniale, rendendo superflua una specifica perizia d'ufficio. Il ricorrente deve versare le spese del procedimento e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Divieto di avvicinamento: la disabilità non cancella la tutela
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico per i reati di maltrattamenti e violenza sessuale ai danni dell'ex compagna. La difesa contestava la capacità di testimoniare della vittima, affetta da disabilità psichica, e l'utilizzabilità degli screenshot dei messaggi WhatsApp. I giudici hanno chiarito che la disabilità non esclude automaticamente la capacità di testimoniare e che gli screenshot sono prove valide se consegnati spontaneamente dalla vittima. Inoltre, l'eventuale indisponibilità tecnica del braccialetto elettronico non comporta un'attenuazione automatica della misura cautelare, ma impone al giudice una rivalutazione complessiva della pericolosità del soggetto, confermando in questo caso la necessità di tutelare l'incolumità della persona offesa.
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Madre testimonia ma non basta: condanna per evasione confermata
Un uomo, condannato per evasione per non aver risposto al campanello durante un controllo ai domiciliari, ha visto il suo ricorso respinto dalla Cassazione. La sua difesa si basava sulla testimonianza della madre, la quale sosteneva che il figlio dormisse profondamente a causa dell'uso di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la testimonianza del familiare non convivente non era decisiva. Poiché la madre non abitava con l'imputato e non era presente al momento del controllo, le sue dichiarazioni sulle abitudini generiche del figlio sono state ritenute insufficienti a provare la sua effettiva presenza in casa in quel preciso momento. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Attenuanti generiche: condotta post-reato e limiti
La Corte di Cassazione si pronuncia sul delicato tema delle attenuanti generiche in un caso di omicidio. La sentenza annulla con rinvio la concessione delle attenuanti a un imputato, ritenendo la motivazione basata sulla condotta in carcere insufficiente e contraddittoria. Viene invece confermato il diniego per il coimputato, giudicando adeguata la valutazione sulla sua pericolosità. Il caso chiarisce che la buona condotta post-reato, per essere rilevante, deve indicare una reale revisione critica del crimine commesso.
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Agevolazione mafiosa: concorrenza e metodo mafioso
La Cassazione conferma la condanna per concorrenza sleale aggravata da agevolazione mafiosa. Un commerciante aveva costretto un rivale ad allontanarsi, sfruttando legami con un clan per sostenere un membro detenuto. Il ricorso è stato respinto.
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Valutazione testimonianza P.U.: illogica la sentenza
Un uomo, accusato di resistenza a pubblico ufficiale, viene assolto in primo grado. La Procura ricorre in Cassazione lamentando una valutazione illogica delle prove. La Suprema Corte annulla la sentenza, ritenendo che il giudice di merito abbia immotivatamente screditato la valutazione della testimonianza del pubblico ufficiale, fondando la decisione su una ricostruzione contraddittoria e assertiva, senza analizzare la convergenza delle dichiarazioni degli agenti operanti.
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