Un uomo viene condannato per ricettazione grazie a un riconoscimento fotografico effettuato dalla vittima durante le indagini e poi confermato in tribunale. La difesa contesta la validità di questa prova, definendola 'atipica' e acquisita senza rispettare le regole. La Corte di Cassazione, però, respinge il ricorso. Il motivo? La difesa non si era opposta all'uso della fotografia nel momento giusto, prestando così un consenso tacito. La sentenza stabilisce che il riconoscimento fotografico, anche se informale, è una prova pienamente valida che il giudice può liberamente valutare, soprattutto se rafforzata dalla testimonianza in aula. La condanna è quindi definitiva.
Continua »