LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 189 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

Pagina 2 di 2

Altri anni per Art. 189 Codice di Procedura Penale

Custodia a termine: no se c’è pericolo di recidiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato, detenuto per associazione di tipo mafioso, che chiedeva la sostituzione della misura con una custodia a termine per consentire un accertamento antropometrico. La Corte ha stabilito che la custodia a termine si applica solo per esigenze probatorie e non quando la detenzione è giustificata da un concreto pericolo di reiterazione del reato, considerato prevalente.
Continua »
Inutilizzabilità prove: GPS e video in aree comuni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27507/2024, ha rigettato il ricorso di un indagato per furti aggravati, stabilendo importanti principi sull'inutilizzabilità prove. La Corte ha chiarito che la tardiva trasmissione di password per file digitali non equivale a omessa trasmissione degli atti. Ha inoltre confermato che il tracciamento GPS è una prova atipica che non necessita di autorizzazione preventiva e che le videoriprese nelle aree comuni condominiali, come il corsello dei box, non costituiscono violazione di domicilio e sono pienamente utilizzabili.
Continua »
Utilizzabilità prove atipiche: GPS e video in garage
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato, confermando la validità delle prove raccolte tramite GPS e videoriprese in aree condominiali. La sentenza chiarisce l'utilizzabilità delle prove atipiche, stabilendo che il tracciamento satellitare non necessita di autorizzazione giudiziaria e che le riprese nelle corsie comuni dei garage non costituiscono violazione di domicilio. Si è inoltre precisato che la tardiva trasmissione di password per file digitali non rende automaticamente inefficace la misura cautelare.
Continua »
Videoriprese in garage: quando sono lecite?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per furti e riciclaggio, confermando la validità delle prove raccolte tramite GPS e videoriprese in garage. La sentenza stabilisce che le riprese nelle aree comuni condominiali, come i corselli dei box, non richiedono l'autorizzazione del giudice perché non sono considerate domicilio privato. Viene inoltre ribadito che il tracciamento GPS è un mezzo di indagine atipico che non necessita di un decreto autorizzativo preventivo.
Continua »
Videoriprese in garage: non è violazione di domicilio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato, confermando la legittimità delle prove raccolte tramite videoriprese in garage. La sentenza stabilisce che il corsello di accesso ai box non è considerato domicilio, pertanto le registrazioni effettuate in tale area a fini investigativi non richiedono autorizzazione giudiziaria, rientrando tra le prove atipiche. Sono state respinte anche le censure relative all'uso del GPS e a presunti vizi procedurali nella trasmissione degli atti.
Continua »
Riconoscimento fotografico: quando è prova valida?
Una donna viene condannata per furto in abitazione sulla base di un riconoscimento fotografico effettuato dalla vittima, poi divenuta irreperibile. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando che il riconoscimento fotografico, sebbene atipico, è una prova pienamente utilizzabile. La sentenza ribadisce che una condanna può fondarsi su dichiarazioni predibattimentali, anche in assenza di contraddittorio, purché il giudice ne valuti rigorosamente l'attendibilità attraverso adeguate garanzie procedurali.
Continua »
Ruolo del palo: contributo minimo nel furto? No!
Un individuo, agendo come lookout ("palo") durante un furto di occhiali, ha impugnato la sua condanna sostenendo che il suo ruolo fosse minimo e le prove insufficienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il ruolo del palo costituisce un contributo significativo al reato e non è di minima importanza. La Corte ha inoltre chiarito che il recupero non volontario della refurtiva non consente l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Continua »
Concorso in furto aggravato: prova e destrezza
Un uomo viene condannato per la sua presunta complicità in un furto di portafoglio, con il ruolo di 'palo'. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23581/2024, ha annullato la condanna per **concorso in furto aggravato**. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito illogica e carente, sia riguardo la prova della complicità, sia sull'applicazione dell'aggravante della destrezza, rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Divieto di reformatio in pejus: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una sentenza d'appello per bancarotta fraudolenta, riscontrando una violazione del divieto di reformatio in pejus. La Corte d'Appello, pur riducendo la pena complessiva a seguito della prescrizione di alcuni reati, aveva illegittimamente aumentato le pene per i reati residui rispetto a quanto stabilito in primo grado. La Cassazione ha rideterminato direttamente le pene, riaffermando che ogni componente della sanzione è protetta da tale divieto.
Continua »
Violenza privata allo stadio: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violenza privata a carico di un tifoso che, durante due partite, aveva costretto altri spettatori a spostarsi dai loro posti regolarmente acquistati. La Corte ha stabilito che organizzare il tifo non giustifica l'uso di intimidazione, che viola la libertà di autodeterminazione altrui, configurando pienamente il reato. La condanna è stata confermata respingendo la tesi difensiva secondo cui si trattava di un legittimo esercizio del diritto di riunione.
Continua »
Aggravante agente: lesioni a pubblico ufficiale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per lesioni personali a un detenuto che aveva aggredito un agente di polizia penitenziaria. Il caso chiarisce la natura dell'aggravante agente (art. 576 c.p.), che si applica in base alla qualifica della vittima e al suo servizio, a prescindere dall'assoluzione per altri reati come la minaccia a pubblico ufficiale. La Corte ha rigettato anche i motivi procedurali, sottolineando la necessità di una corretta comunicazione formale con la cancelleria del tribunale.
Continua »
Videoregistrazioni come prova: la Cassazione decide
Un soggetto condannato per furto aggravato di un'autovettura ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'utilizzo delle videoregistrazioni come prova. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: le riprese da impianti di videosorveglianza preesistenti sono considerate 'documenti' ai sensi dell'art. 234 c.p.p., e non prove atipiche. Di conseguenza, sono pienamente utilizzabili nel processo e la polizia giudiziaria può testimoniare sul loro contenuto. La Corte ha inoltre respinto le censure relative all'identificazione del colpevole e alla mancata concessione delle attenuanti generiche.
Continua »
Videoriprese prove atipiche: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione aggravata e associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che le videoriprese effettuate in luoghi esposti al pubblico costituiscono prove atipiche e non richiedono autorizzazione giudiziaria. Inoltre, l'identificazione fotografica operata dalla polizia giudiziaria è stata ritenuta valida, nonostante il mancato riconoscimento da parte della persona offesa, la cui imprecisione è stata considerata comprensibile data la concitazione dei fatti.
Continua »
Riconoscimento fotografico: validità e valore probatorio
Una donna viene condannata per furto sulla base di un riconoscimento fotografico effettuato da un testimone durante le indagini preliminari. In dibattimento, il testimone si dimostra incerto. La Corte di Cassazione conferma la condanna, stabilendo che il riconoscimento fotografico iniziale costituisce una prova atipica valida, la cui credibilità può essere valutata dal giudice, specialmente se supportata da altri elementi di prova. La Corte ha inoltre dichiarato la prescrizione per uno dei due capi d'imputazione.
Continua »
Riconoscimento informale: prova valida nel processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in un bar. La condanna si basava sul riconoscimento informale effettuato dalla vittima e da suo figlio tramite video di sorveglianza. La Corte ha ribadito che tale identificazione, se confermata in dibattimento, costituisce una prova atipica pienamente valida, la cui attendibilità è valutata dal giudice di merito senza necessità di seguire le rigide formalità della ricognizione di persona.
Continua »
Riconoscimento fotografico: la Cassazione decide
La Cassazione Penale, con la sentenza n. 29575/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto con strappo. La Corte ha confermato la validità del riconoscimento fotografico come prova, sottolineando che la sua attendibilità dipende dalla credibilità del testimone, anche se basato su un singolo dettaglio fisico. L'appello è stato ritenuto una mera riproposizione di censure già valutate nei gradi di merito.
Continua »