Una donna entra in una gioielleria e, fingendosi interessata ad alcuni acquisti, distrae la commessa chiedendole un'incisione su una medaglietta. Approfittando del momentaneo allontanamento dell'impiegata, si impossessa di dodici bracciali d'oro. La colpevolezza viene stabilita grazie al riconoscimento fotografico della commessa. La difesa contesta la sussistenza dell'aggravante e l'attendibilità del riconoscimento, presentando anche un alibi medico rivelatosi falso. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. I giudici confermano la condanna per furto con destrezza, stabilendo che l'aggravante sussiste quando il colpevole crea attivamente la distrazione della vittima per eludere la sorveglianza. La ricorrente viene condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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