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Art. 189 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 189 Codice di Procedura Civile

Sospensione retribuzione: rischio d’impresa del datore
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro non può procedere a una unilaterale sospensione della retribuzione a causa del mancato rinnovo di un appalto. Questa circostanza rientra nel normale rischio d'impresa e non costituisce un'impossibilità sopravvenuta della prestazione. L'ordinanza dichiara inammissibile il ricorso di una società che, opponendosi a decreti ingiuntivi, non aveva fornito prove adeguate di un accordo di sospensione con i lavoratori né contestato specificamente gli importi dovuti.
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Mansioni superiori: la prevalenza parziale non basta
Una funzionaria pubblica ha svolto compiti di livello dirigenziale, ma la sua richiesta di retribuzione superiore per mansioni superiori è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che per ottenere il riconoscimento economico, non è sufficiente svolgere in modo prevalente solo una parte dei compiti della qualifica superiore. È necessario che le mansioni esercitate corrispondano nella loro interezza al profilo rivendicato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava la ragione fondamentale della decisione d'appello.
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Insussistenza del fatto: reintegra e licenziamento
Un supermercato ha licenziato un dipendente per aver prelevato merce scaduta. I tribunali, fino alla Cassazione, hanno dichiarato il licenziamento illegittimo per insussistenza del fatto, poiché il bene non aveva valore economico e la condotta era inoffensiva. La Corte ha confermato la reintegrazione del lavoratore, chiarendo che l'insussistenza del fatto si configura anche quando l'atto, pur accaduto, è privo della necessaria illiceità per giustificare la massima sanzione.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
Un lavoratore, licenziato per un grave danno ambientale, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello. La Cassazione ha dichiarato il suo ricorso tardivo e quindi inammissibile, poiché proposto oltre i 60 giorni dalla comunicazione della sentenza via PEC, come previsto dal rito Fornero. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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Crediti lavoro: prova e CUD nel fallimento
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un lavoratore contro il fallimento della sua ex azienda, stabilendo principi chiari sulla prova dei crediti lavoro. La Corte ha chiarito che un CUD (Certificazione Unica) che indica il TFR come 'erogato', se non di provenienza pubblica e non firmato dal dipendente, non costituisce prova del pagamento. L'onere di dimostrare l'effettiva corresponsione delle somme resta a carico del datore di lavoro. Inoltre, la Corte ha sanzionato il vizio di omessa pronuncia del tribunale che non aveva specificato la natura di 'ultime tre retribuzioni' per una parte del credito, qualifica fondamentale per l'accesso del lavoratore al Fondo di Garanzia dell'INPS.
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Licenziamento disciplinare: rissa e prove in appello
Un lavoratore, licenziato per una grave lite con un collega, ha impugnato il provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del licenziamento disciplinare. La Corte ha ribadito che non può riesaminare i fatti o la valutazione delle prove testimoniali, compiti che spettano esclusivamente ai giudici di merito, se la loro motivazione è coerente e logica.
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Competenza Ispettorato Lavoro: la sede operativa conta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda di logistica sanzionata per l'impiego di lavoratori in nero. L'azienda sosteneva la mancanza di competenza dell'Ispettorato Lavoro della sede operativa, indicando come competente quello della sede legale. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza territoriale si determina nel luogo dove la violazione è stata commessa e accertata. Le censure dell'azienda, volte a una nuova valutazione dei fatti, non sono ammissibili nel giudizio di legittimità.
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Inquadramento professionale: la valutazione delle prove
Un dipendente di un'azienda di trasporti ha richiesto un inquadramento professionale superiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando le decisioni dei tribunali di merito. La sentenza ribadisce che la valutazione delle prove e delle testimonianze è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per vizi logici gravi o assenza di motivazione.
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Mezzi istruttori: limiti e inammissibilità in appello
Un ex dirigente, licenziato per motivi disciplinari, ha visto il suo ricorso respinto in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile, sottolineando i rigidi limiti alla produzione di nuovi mezzi istruttori nel processo del lavoro. La decisione evidenzia che il ricorso per cassazione deve confrontarsi specificamente con le motivazioni della sentenza d'appello, non potendosi limitare a una generica doglianza sulla mancata ammissione di prove, pena l'inammissibilità per difetto di specificità e autosufficienza.
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