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Art. 179 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 179 Codice Civile

Comunione legale dei beni: l’accordo chiude la lite sull’immobile
Una società creditrice ha citato due coniugi per far dichiarare la nullità di una clausola d'acquisto immobiliare. L'atto escludeva l'immobile dalla comunione legale dei beni per la supposta natura personale dell'acquisto. Dopo il fallimento del marito, il curatore fallimentare ha proseguito la causa per integrare il bene nell'attivo pignorabile. I giudici di merito hanno accolto le domande della curatela, reinserendo l'immobile nel regime condiviso. La moglie ha proposto ricorso in Cassazione ma, prima della decisione, ha depositato atto formale di rinuncia con l'accordo della controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo con compensazione integrale delle spese legali.
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Comunione de residuo: spetta un credito non la proprietà dei beni
Un'ex moglie ha chiesto la divisione e la comproprietà al 50% dei beni dell'impresa individuale del marito costituita dopo il matrimonio. La controversia è giunta dinanzi alle Sezioni Unite per chiarire la natura delle pretese dell'ex coniuge. Le Sezioni Unite hanno stabilito che l'istituto della comunione de residuo attribuisce al coniuge non imprenditore esclusivamente un diritto di credito. Tale somma equivale al 50% del valore netto dell'azienda, calcolato al momento dello scioglimento del regime patrimoniale ed al netto delle passività. L'ex moglie non ottiene pertanto la comproprietà dei beni aziendali ma la liquidazione del loro controvalore economico.
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Confisca Beni Cointestati: Stipendi della Moglie e Profitto del Reato
Un Tribunale ha confermato il sequestro preventivo di 60.000 euro su un conto corrente cointestato a un indagato e alla sua moglie, estranea al reato. La somma era considerata profitto del reato. La moglie ha sostenuto che il denaro proveniva dai suoi stipendi, non dal marito o dall'attività illecita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della moglie inammissibile. Ha ribadito che il denaro proveniente da un reato si confonde con il patrimonio dell'autore, rendendo la confisca beni cointestati diretta e non per equivalente. La Corte ha anche chiarito che il ricorso contestava la logica della motivazione, non una violazione di legge, rendendolo improponibile.
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Esclusione dalla comunione legale: la firma non basta
Una moglie acquista un appartamento durante il matrimonio, dichiarando nel rogito notarile che l'immobile costituisce bene personale ai sensi di legge. Il marito interviene all'atto confermando la dichiarazione. Successivamente, l'uomo cita la donna in giudizio per chiedere l'accertamento della comproprietà dell'immobile, sostenendo di aver pagato l'intero prezzo con risorse proprie e mutuo bancario. I giudici di merito respingono la domanda, attribuendo alla firma del marito valore di confessione insuperabile. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che l'esclusione dalla comunione legale richiede l'indicazione precisa e dettagliata dei beni personali ceduti per procurare il denaro. Una formula generica priva la firma del coniuge del valore confessorio, permettendo di dimostrare la reale natura comune dell'acquisto.
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Preliminare improprio: la scrittura privata batte il rogito
Il caso riguarda la vendita di due terreni tramite scrittura privata. L'Acquirente sosteneva che l'accordo fosse un preliminare improprio, con immediato trasferimento della proprietà. Al contrario, i giudici di merito lo avevano qualificato come preliminare proprio, escludendo il passaggio di proprietà. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Acquirente. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'uso di espressioni come "vende" e "acquista", unito al pagamento integrale del prezzo e alla consegna dei beni, dimostra la volontà di concludere una vendita definitiva. La Cassazione ha quindi cassato la decisione precedente, rinviando la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Esclusione dalla comunione legale: non basta una firma
Un marito ha chiesto l'esclusione dalla comunione legale di un immobile acquistato durante il matrimonio, sostenendo di averlo pagato con denaro personale. La moglie aveva partecipato all'atto confermando la natura personale del bene. Tuttavia, l'uomo non ha fornito prove tempestive sulla provenienza del denaro durante il primo grado di giudizio, tentando di depositare i documenti solo in appello e nel successivo giudizio di rinvio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del marito. I giudici hanno stabilito che la dichiarazione del coniuge non acquirente non basta da sola a escludere il bene dalla comunione se mancano le prove oggettive dell'acquisto con fondi personali. Inoltre, nel giudizio di rinvio non è consentito presentare nuove prove tardive. Il marito perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Intestazione arbitraria di veicolo: la moglie perde contro l’ex
Una donna ha citato in giudizio l'ex marito chiedendo il risarcimento dei danni per l'asserita intestazione arbitraria di veicolo. La ricorrente sosteneva di essere la proprietaria esclusiva di un autocarro, ricevuto tramite una donazione indiretta della madre. Tuttavia, l'ex marito aveva provveduto a registrare il mezzo a proprio nome presso il Pubblico Registro Automobilistico (PRA). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della donna, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che non vi è stata alcuna intestazione arbitraria di veicolo, poiché l'ex marito era l'unico soggetto in possesso di un titolo idoneo alla registrazione, ossia una dichiarazione di vendita con firma autenticata del venditore originario. Di conseguenza, la condotta dell'uomo è stata ritenuta del tutto legittima e non fonte di risarcimento.
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Donazione indiretta o comunione? La Cassazione decide sulla casa
Un ex marito chiedeva di escludere dalla comunione legale due immobili, sostenendo che l'acquisto costituisse una donazione indiretta da parte del padre, poiché pagati con assegni tratti sul conto corrente di quest'ultimo. La Corte d'Appello gli dava ragione, ritenendo che spettasse all'ex moglie dimostrare l'assenza della volontà del suocero di donare. La Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'ex moglie. I giudici hanno chiarito che spetta a chi dichiara l'esistenza di una donazione indiretta dimostrare lo spirito di liberalità del donante. Il semplice utilizzo di assegni da parte del figlio, delegato sul conto del padre, non prova automaticamente l'intenzione del genitore di regalare il denaro per l'acquisto degli immobili.
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