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Art. 177 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 177 Codice Civile

Rampa da demolire? L’opposizione di terzo del comproprietario vince
Una sentenza definitiva aveva ordinato la rimozione di una rampa costruita su parti comuni di un condominio. Tuttavia, le mogli dei proprietari, comproprietarie dei beni ma escluse dal processo, hanno agito con successo. La Corte d'Appello ha accolto la loro opposizione di terzo del comproprietario, annullando di fatto la decisione precedente. La Cassazione ha poi dichiarato estinto il giudizio a seguito della rinuncia dei ricorrenti, confermando la vittoria delle comproprietarie. La vicenda dimostra che una sentenza, anche se definitiva, può essere messa in discussione se ha pregiudicato i diritti di terzi non coinvolti nel processo.
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Comunione de residuo: i crediti non riscossi
Una donna citava in giudizio l'ex coniuge per ottenere la sua quota del 50% su somme prelevate da conti comuni, sul TFR percepito dal marito e su compensi professionali maturati da quest'ultimo. La Corte d'Appello respingeva tutte le domande, ritenendo prescritti i crediti relativi ai prelievi e al TFR, e infondata la pretesa sui compensi professionali poiché non ancora riscossi al momento dello scioglimento della comunione. La Corte di Cassazione, intervenendo sulla questione, ha accolto parzialmente il ricorso della donna. Ha stabilito un principio fondamentale sulla comunione de residuo: i proventi dell'attività separata di un coniuge, come i crediti professionali, rientrano nella comunione al momento del suo scioglimento, anche se non sono stati ancora materialmente percepiti e non sono ancora esigibili. Pertanto, ha cassato la sentenza d'appello su questo punto, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Comunione legale: dichiarazione del coniuge non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20332/2025, chiarisce la valenza della dichiarazione resa dal coniuge non acquirente in un atto di compravendita in regime di comunione legale. La Corte ha stabilito che tale dichiarazione, pur essendo una condizione necessaria per escludere un bene dalla comunione, non è sufficiente. Non opera come rinuncia né crea una presunzione assoluta, potendo essere considerata un 'generico asserto qualificatorio' senza valore di confessione se non descrive fatti specifici. Di conseguenza, la prova dell'effettiva provenienza personale dei fondi utilizzati per l'acquisto rimane a carico del coniuge acquirente.
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