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Art. 1719 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 1719 Codice Civile

Rimborso iscrizione albo infermieri: la Cassazione
Un gruppo di infermieri ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, un'azienda sanitaria pubblica, per ottenere il rimborso della tassa annuale di iscrizione all'albo professionale. Sebbene i tribunali di primo e secondo grado avessero dato ragione agli infermieri, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che non spetta alcun rimborso per l'iscrizione all'albo degli infermieri, poiché tale iscrizione non è nell'interesse esclusivo del datore di lavoro, a differenza di quanto accade per gli avvocati dipendenti pubblici. La spesa rimane quindi a carico del singolo professionista.
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Incarichi non autorizzati: la Cassazione decide
Un ex dirigente pubblico ha svolto incarichi esterni senza l'approvazione della sua amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato il suo obbligo di restituire tutti i compensi percepiti, chiarendo che si tratta di una violazione contrattuale del dovere di fedeltà. Questa qualificazione comporta l'applicazione della prescrizione decennale e non quinquennale. La Corte ha stabilito che gli incarichi non autorizzati come Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) in arbitrati rientrano in tale divieto, poiché il CTU agisce come ausiliario privato e non come pubblico ufficiale.
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Rimborso spese legali dipendente pubblico: è dovuto?
Un dipendente di un ente locale, assolto in un procedimento penale, ha richiesto il rimborso delle spese legali. La Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: il rimborso spese legali per il dipendente pubblico non è un diritto automatico. È necessaria la previa comunicazione all'ente datore di lavoro e un accordo sul nome del difensore, per permettere all'ente di valutare un eventuale conflitto di interessi e tutelare le finanze pubbliche. La scelta unilaterale del legale esclude il diritto al rimborso.
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Rimborso albo professionale: no al dipendente pubblico
La Corte di Cassazione ha negato il diritto al rimborso della quota di iscrizione all'albo professionale a un'assistente sociale impiegata presso il Ministero della Giustizia. La Corte ha stabilito che, a differenza degli avvocati pubblici, l'iscrizione all'albo per l'assistente sociale è un requisito generale per l'esercizio della professione e non deriva da un vincolo di esclusività assoluta con l'ente, dato che la legge permette di svolgere altri incarichi previa autorizzazione. Di conseguenza, l'onere economico dell'iscrizione resta a carico del professionista.
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