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Art. 1705 Codice Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 1705 Codice Civile

Interposizione fittizia: costi non deducibili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33533/2024, ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la non deducibilità di costi e la non detraibilità dell'IVA in un caso di interposizione fittizia. L'operazione, mascherata da appalto di servizi di trasporto, celava in realtà un'illecita intermediazione di manodopera. La Corte ha stabilito che, di fronte a presunzioni gravi, precise e concordanti fornite dal Fisco, come la comunanza di amministratori e flussi finanziari anomali, spetta al contribuente dimostrare la genuinità dell'operazione. In assenza di tale prova, i costi derivanti da contratti nulli non sono deducibili.
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Interposizione fittizia: costi indeducibili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33532/2024, ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento che negava la deducibilità di costi IRES, IRAP e la detrazione IVA. Il caso riguardava una società committente che, tramite l'interposizione fittizia di una società 'filtro', mascherava un rapporto diretto con una cooperativa di trasporti. La Corte ha ritenuto provato il disegno fraudolento, basandosi su presunzioni gravi, precise e concordanti, e ha stabilito che i costi derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti e da una somministrazione irregolare di manodopera non sono deducibili.
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Onere della prova: Cassazione e prove in appalto
Una società fornitrice di barriere stradali ha citato in giudizio una società concessionaria autostradale per fatture non pagate. I tribunali di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la richiesta. La questione centrale era l'onere della prova: il fornitore non è riuscito a dimostrare il suo diritto a pagamenti aggiuntivi, poiché il committente ha provato di aver saldato interamente il contratto e che le forniture extra erano state ordinate da una società diversa. La Cassazione ha confermato che il giudice può rifiutare prove irrilevanti e che il ricorso non può essere utilizzato per riesaminare i fatti.
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Responsabilità extracontrattuale appalto: quando agire
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32935/2024, si è pronunciata sul tema della responsabilità extracontrattuale nell'appalto. Il caso riguardava il proprietario di un'imbarcazione che aveva citato in giudizio il cantiere navale per lavori non eseguiti a regola d'arte, commissionati tramite una società di gestione. La Corte ha stabilito che la pretesa del proprietario, volta a ottenere i costi per il corretto completamento delle opere, ha natura contrattuale e non può essere fatta valere contro l'appaltatore, con cui non esiste un rapporto diretto. L'azione corretta sarebbe stata quella contrattuale nei confronti della società di gestione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto, chiarendo i confini tra azione contrattuale e azione aquiliana in catene di contratti.
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Accorpamento consorzi: la Cassazione rinvia la decisione
Un contribuente ha contestato un avviso di pagamento emesso da un consorzio di bonifica, sostenendone l'inesistenza giuridica a seguito di una riforma regionale che prevedeva l'accorpamento consorzi di bonifica. Le corti di merito hanno dato ragione al contribuente, annullando l'atto. Il consorzio ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità e la novità delle questioni procedurali e di merito, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente, rinviando la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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