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Art. 17 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 17 Codice di Procedura Penale

Appello Inammissibile? La Cassazione estende l’impugnazione
Due individui sono stati condannati dal Giudice di Pace per minaccia e al risarcimento dei danni. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile il loro appello, ritenendo che avrebbero dovuto impugnare anche la parte civile della condanna. Uno degli imputati ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che l'appello contro una condanna penale a pena pecuniaria è ammissibile anche se non impugna esplicitamente il capo civile. La decisione ha stabilito il principio di Estensione dell'impugnazione, per cui l'annullamento della sentenza beneficia anche il coimputato non ricorrente, se i motivi non sono esclusivamente personali. La Cassazione ha annullato la sentenza del Tribunale e ha rinviato gli atti per un nuovo giudizio.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: condannato l’amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico dell'amministratore di una società fallita. L'imputato aveva disposto bonifici per quasi un milione di euro verso un'altra impresa del medesimo gruppo societario, già in grave crisi finanziaria, mascherando le uscite con fatture fittizie. Inoltre, l'amministratore aveva venduto macchinari industriali a un prezzo irrisorio a una terza azienda, la quale li aveva subito rivenduti a prezzo di mercato realizzando una forte plusvalenza. La Suprema Corte ha respinto la tesi difensiva dei presunti vantaggi di gruppo, poiché mancava la prova di un ritorno economico positivo per l'impresa fallita, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Diffamazione e diritto di critica: la PEC che costa una condanna
Un cittadino ha inviato una mail certificata (PEC) al Sindaco del proprio Comune e, per conoscenza, a due agenti della polizia municipale. Nel testo accusava il primo cittadino di favoritismi e di coprire atti vandalici con uno "stile mafioso". Condannato nei primi gradi di giudizio per diffamazione, l'uomo ha fatto ricorso in Cassazione invocando l'esimente del diritto di critica e sostenendo che l'invio alle vigilesse non costituisse divulgazione a terzi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la comunicazione a più persone si configura anche inviando la mail per conoscenza ad altri soggetti. Inoltre, l'uso di espressioni infamanti e accostamenti alla criminalità organizzata supera il limite della continenza, escludendo la tutela del diritto di critica. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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