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Art. 1666 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 1666 Codice Civile

Garanzia vendita immobiliare e DIA: cosa decide la Corte
Una società edile acquista un immobile e cita in giudizio la venditrice per la mancata realizzabilità di un progetto di ristrutturazione, basato su una DIA presentata contestualmente alla vendita. La Cassazione ha stabilito che, in assenza di una clausola esplicita nel contratto di compravendita, la venditrice non offre alcuna garanzia vendita immobiliare per la specifica potenzialità edificatoria descritta nella DIA. La Corte ha quindi rigettato il ricorso della società, confermando che il contenuto del rogito notarile è l'unico riferimento per le garanzie prestate.
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Accettazione tacita opere: la Cassazione chiarisce
Una società appaltatrice ha citato in giudizio la committente per il mancato pagamento di somme residue, sostenendo vi fosse stata un'accettazione tacita opere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato stabilito che la mera presa in consegna dell'immobile non implica automaticamente l'accettazione, specialmente se mancano la verifica formale e il collaudo, e se la committente ha manifestato la volontà di contestare i lavori. La richiesta di pagamento legata a una transazione è stata respinta per documentazione amministrativa incompleta.
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Responsabilità contrattuale: i rischi del fornitore
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità contrattuale di più soggetti coinvolti nella fornitura di un impianto di cogenerazione risultato difettoso. La vicenda vedeva un consulente, una società venditrice e un installatore condannati a risarcire i danni agli acquirenti. La Corte ha confermato la decisione di merito, distinguendo le colpe: l'installatore per non aver rilasciato il certificato di conformità, il venditore per aver garantito l'uso di un combustibile che causava guasti, e il consulente per aver fornito pareri tecnici errati e un business plan inattendibile. La sentenza ribadisce l'autonomia delle singole obbligazioni e la piena responsabilità di ogni professionista.
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Denuncia vizi appalto: termini e conseguenze legali
La Corte di Cassazione conferma la decisione a sfavore di due committenti in una controversia per lavori di ristrutturazione. La sentenza ribadisce l'importanza cruciale della tempestiva denuncia vizi appalto, stabilendo che la consegna dell'immobile fa decorrere i termini per i vizi palesi. Viene inoltre chiarito che non è possibile modificare in appello la causa della domanda, passando dalla garanzia per vizi all'inadempimento per mancato completamento dell'opera, poiché costituisce una domanda nuova e inammissibile.
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Domanda riconvenzionale: limiti e ammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12936/2024, ha rigettato i ricorsi relativi a una controversia nata dalla fornitura di tende difettose. Il caso verteva su una domanda riconvenzionale per risarcimento danni, presentata tardivamente dal committente. La Corte ha confermato che la decisione di merito in primo grado non impedisce al giudice d'appello di dichiarare l'inammissibilità della domanda per tardività. Viene ribadito il principio secondo cui non si forma un 'giudicato implicito' sull'ammissibilità, consolidando un importante orientamento processuale.
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Rottamazione cartelle: estinzione del giudizio fiscale
Una società, coinvolta in un lungo contenzioso con l'Agenzia delle Entrate per un avviso di accertamento, ha aderito alla definizione agevolata, la cosiddetta "Rottamazione cartelle". Avendo presentato rinuncia al giudizio pendente in Cassazione, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione chiarisce che tale esito, pur non facendo passare in giudicato la sentenza impugnata, sostituisce la controversia con la nuova disciplina derivante dall'adesione alla sanatoria.
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Congruità del corrispettivo: la decisione del giudice
Una società di manutenzione ha fatto ricorso contro un condominio per il pagamento di fatture relative a interventi su ascensori. Il punto centrale della controversia era la determinazione della congruità del corrispettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che, in assenza di un prezzo pattuito o di un costo orario costante, il giudice può correttamente affidarsi a un consulente tecnico per determinare il prezzo, anche utilizzando un prezzario regionale di un settore affine (come l'edilizia) se manca una voce specifica per la prestazione eseguita. La semplice accettazione dell'opera non impedisce la contestazione sull'ammontare del compenso.
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Nesso di causalità: quando non c’è risarcimento
Una società immobiliare ha citato in giudizio il proprietario di un edificio confinante, lamentando che i lavori da quest'ultimo eseguiti le avessero impedito di sopraelevare il proprio stabile e le avessero sottratto la disponibilità del piano terra. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che manca il nesso di causalità tra le opere del vicino e l'impossibilità di sopraelevare, poiché quest'ultima era in realtà dovuta alla precaria condizione del terreno di sedime della società stessa, composto da materiali di riporto risalenti ai bombardamenti del 1943. Di conseguenza, nessun risarcimento per la mancata sopraelevazione è stato riconosciuto. È stato invece confermato un risarcimento limitato per la temporanea indisponibilità del piano terra.
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Riconoscimento vizi: non basta per la nuova garanzia
Un'impresa edile, dopo aver eseguito lavori di ristrutturazione su una facciata, riconosceva l'esistenza di difetti. La Corte di Cassazione ha chiarito che il semplice riconoscimento dei vizi non è sufficiente per far sorgere una nuova obbligazione di garanzia soggetta a prescrizione decennale. Per questo, è necessario un esplicito impegno da parte dell'appaltatore a eliminare i difetti. Il solo riconoscimento serve a esonerare il committente dalla denuncia formale, ma non interrompe i brevi termini di prescrizione previsti per l'appalto.
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Indennità per occupazione: quando è dovuta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32707/2024, chiarisce un importante principio in materia di lavori su fondi altrui. Un'impresa edile perde il proprio appello per un vizio di notifica, ma la Corte accoglie il ricorso di due condomini. Viene stabilito che l'indennità per occupazione, prevista dall'art. 843 c.c., spetta per il solo fatto che la proprietà privata sia stata temporaneamente occupata per lavori necessari, senza che il proprietario debba dimostrare un danno economico ulteriore. La semplice preclusione della facoltà di uso del fondo è sufficiente a giustificare la compensazione.
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Ricavi opere pluriennali: quando diventano imponibili
La Corte di Cassazione ha stabilito che i pagamenti ricevuti da un'impresa per opere pluriennali, basati su stati di avanzamento lavori (S.A.L.), costituiscono ricavi imponibili nell'anno di maturazione e non semplici acconti. Il caso riguardava un imprenditore edile a cui l'Amministrazione Finanziaria aveva contestato la mancata contabilizzazione come ricavi di somme fatturate 'in acconto'. La Corte ha confermato la pretesa fiscale, chiarendo che l'approvazione del S.A.L. rende il corrispettivo certo e liquido, qualificandolo come ricavo ai sensi dell'art. 109 del TUIR. L'onere di provare che si trattasse di un mero anticipo gravava sul contribuente, che non ha fornito tale prova.
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