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Art. 166 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 166 Codice di Procedura Civile

Trattamento retributivo: la Cassazione decide
Una dottoressa impiegata presso la struttura sanitaria di una base militare estera in Italia ha richiesto un adeguamento salariale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha risolto la controversia sul corretto trattamento retributivo. La Corte ha confermato la decisione di merito che individuava nel CCNL delle Case di Cura Private il parametro di riferimento per il calcolo delle differenze retributive, rigettando le pretese della lavoratrice per l'applicazione di altri contratti o per il riconoscimento di indennità specifiche come quella di bilinguismo. La decisione sottolinea l'importanza di individuare l'attività più affine nel paese ospitante per garantire un trattamento non meno favorevole.
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Trattamento retributivo: no all’ultrattività
Un gruppo di lavoratori di un'azienda di trasporti, a seguito di un trasferimento d'azienda, ha citato in giudizio la nuova società per mantenere le voci retributive previste dal precedente contratto integrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i contratti collettivi aziendali non godono di ultrattività dopo la loro scadenza. La tutela per i lavoratori riguarda il trattamento retributivo complessivo, non le singole voci, e spetta a loro l'onere di provare un'effettiva diminuzione economica globale, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Inquadramento lavorativo: la mansione effettiva prevale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32922/2025, ha rigettato il ricorso di una cooperativa, confermando il diritto di un socio lavoratore a un superiore inquadramento lavorativo. La Corte ha stabilito che i livelli contrattuali di ingresso sono riservati a mansioni semplici e non possono essere applicati a lavoratori che, fin dall'inizio, svolgono compiti complessi, come la guida di autoarticolati. Inoltre, ha confermato il diritto del lavoratore alla piena retribuzione anche per i primi giorni di malattia non coperti dall'INPS.
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Revoca incarico: niente compenso se la legge lo abolisce
Un ex presidente di un ente pubblico ha visto respingere il suo ricorso per ottenere un indennizzo a seguito della revoca del suo incarico. La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessazione del rapporto, dovuta all'abolizione della sua posizione per legge, costituisce un'impossibilità sopravvenuta della prestazione che non dà diritto a compenso. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo di ricorso relativo alla mancata acquisizione del fascicolo di primo grado, poiché il ricorrente non ha specificato quali documenti decisivi non sarebbero stati esaminati.
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Lavoro socialmente utile: quando è subordinato?
Una lavoratrice, formalmente inquadrata in un progetto di lavoro socialmente utile, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con un ente provinciale. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto l'acquisizione degli atti del processo per valutare i presunti errori procedurali della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva rigettato la domanda della lavoratrice, ma la sua decisione è stata contestata perché basata su fatti di una causa diversa e per non aver esaminato prove decisive che dimostravano lo svolgimento di mansioni impiegatizie anziché quelle previste dal progetto.
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Retribuzione dirigente: ricorso inammissibile
Un dirigente ha citato in giudizio la propria azienda per una decurtazione della retribuzione e per il mancato pagamento di incentivi. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e che gli errori procedurali devono causare un pregiudizio concreto al diritto di difesa per essere rilevanti. La questione centrale riguarda la corretta impostazione del ricorso sulla retribuzione dirigente.
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Competenza querela di falso: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1611/2024, ha stabilito un principio chiave sulla competenza territoriale per la querela di falso. Anche se i documenti contestati provengono da una causa di lavoro, se la querela è presentata come un'azione autonoma, la competenza segue le regole generali del codice di procedura civile (foro del convenuto) e non quelle speciali del rito del lavoro. La Corte ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori, confermando che l'eccezione di incompetenza sollevata dalla società convenuta era tempestiva e fondata.
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Prescrizione contributi: no alla rinuncia tacita
Una società si opponeva a diverse intimazioni di pagamento per contributi previdenziali, sostenendo l'avvenuta prescrizione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11690/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di prescrizione contributi previdenziali. Sebbene una richiesta di rateizzazione interrompa la prescrizione per i crediti non ancora scaduti, non può essere considerata una rinuncia alla prescrizione per i debiti già estinti per decorso del tempo. In materia previdenziale, infatti, la prescrizione non è nella disponibilità delle parti e il suo maturare estingue il diritto di credito, effetto che non può essere annullato da un successivo riconoscimento del debito.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro per un rapporto, originariamente mascherato da contratto a progetto e poi riqualificato come subordinato, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto stesso. La Corte ha respinto il ricorso di un datore di lavoro che sosteneva la decorrenza in corso di rapporto, chiarendo che la mancanza di 'stabilità reale' e il conseguente stato di soggezione del lavoratore giustificano tale posticipo. È stato inoltre confermato il principio per cui le differenze retributive vanno calcolate al lordo delle ritenute fiscali.
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