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Art. 1657 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 1657 Codice Civile

Contratto d’Appalto: Fatti vs. Etichette, la Cassazione chiarisce
Un Proprietario ha contestato la condanna a pagare un Appaltatore per lavori edili eseguiti sui suoi immobili. Il Proprietario sosteneva che non esisteva un **contratto d'appalto** e che l'Appaltatore avesse agito senza una vera organizzazione d'impresa, chiedendo invece un risarcimento per arricchimento senza causa. La Corte d'Appello aveva invece qualificato il rapporto come appalto. La Corte di Cassazione ha confermato che il giudice può qualificare la domanda in base ai fatti, anche se la parte usa termini diversi. Ha quindi rigettato il ricorso del Proprietario, ribadendo che la qualificazione come **contratto d'appalto** era corretta e il pagamento dovuto.
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Contratto di appalto a misura: chi paga le opere parziali
Due committenti hanno contestato il saldo richiesto da un'impresa edile per lavori eseguiti parzialmente su un immobile. I committenti ritenevano il compenso limitato a un preventivo forfettario. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato l'esistenza di un contratto di appalto a misura, liquidando all'impresa le somme per i lavori effettivamente realizzati tramite perizia tecnica. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari. La Suprema Corte ha chiarito che nel contratto di appalto a misura il corrispettivo si calcola sulla base della quantità effettiva delle opere eseguite. L'appaltatore ha ottenuto il riconoscimento del proprio credito residuo.
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Prezzo Appalto Non Pattuito: La Cassazione Conferma la Determinazione Giudiziale
Un Fornitore ha ottenuto un decreto ingiuntivo per il saldo di lavori di coibentazione su scafi navali. Il Cliente si è opposto, sostenendo di aver già pagato. Dopo che il Tribunale aveva revocato il decreto, la Corte d'Appello ha parzialmente accolto l'appello del Fornitore, condannando il Cliente al pagamento di una somma. La Corte d'Appello ha applicato l'Art. 1657 c.c. per la Determinazione prezzo appalto, in assenza di un accordo preventivo. Il Cliente ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha rigettato. La Cassazione ha ribadito che i motivi del ricorso erano generici e miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Compenso appaltatore: Cassazione conferma il pagamento nonostante le contestazioni
Un'azienda (L'Appaltatrice) ha chiesto il pagamento per lavori eseguiti, ma La Committente si è opposta al decreto ingiuntivo. Il Tribunale ha inizialmente dato ragione a La Committente, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, condannandola a versare il residuo compenso all'Appaltatrice. La Committente ha quindi presentato ricorso in Cassazione, contestando l'uso di una consulenza tecnica d'ufficio per determinare il compenso appaltatore e la valutazione del preventivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il giudice può avvalersi di una CTU per acquisire dati tecnici, anche se le parti discutono l'entità delle opere, purché i fatti siano stati correttamente allegati in giudizio.
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Appalto: Peso vs. Volume, la Prova della Quantità della Prestazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di appalto per il trasporto di terra. Il Committente aveva contestato le fatture dell'Appaltatore, sostenendo che la quantità di terra trasportata era stata sovrastimata. Il contratto prevedeva il pagamento a tonnellata, ma i documenti di trasporto indicavano il volume in metri cubi. La Corte ha stabilito che i documenti di trasporto non costituivano una prova sufficiente della quantità della prestazione nell'appalto, poiché non era possibile convertire il volume in peso in modo oggettivo e i documenti stessi erano precompilati e incerti. Ha inoltre ribadito che il giudice non può determinare il corrispettivo d'ufficio se la quantità della prestazione è contestata. L'Appaltatore ha perso il ricorso e dovrà restituire la somma contestata.
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Compenso nel subappalto: il calcolo a misura batte le ore
Un committente conviene in giudizio un esecutore per ottenere l'accertamento negativo di un presunto debito per opere edili aggiuntive. L'esecutore richiede il pagamento calcolando il saldo in base alle ore di manodopera impiegate. Al contrario, l'appaltatore riconosce unicamente il calcolo a misura, già interamente liquidato. La Corte di Cassazione respinge le richieste dell'esecutore. I giudici chiariscono che il compenso nel subappalto si calcola normalmente a corpo o a misura, poiché l'appaltatore assume su di sé il rischio del tempo impiegato nell'opera. La quantificazione a tempo costituisce una deroga eccezionale. Di conseguenza, l'esecutore deve fornire la prova rigorosa di uno specifico accordo per il conteggio a ore. In mancanza di tale prova, prevale il criterio a misura meno oneroso per il committente.
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Contratto di appalto per facta concludentia: il gazebo si paga
Il Committente ha impugnato la decisione che lo condannava a pagare oltre 29.000 euro al Fallimento dell'Impresa edile per la costruzione di un gazebo. Il Committente sosteneva l'inesistenza di un accordo scritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il contratto di appalto per facta concludentia è valido e si perfeziona attraverso comportamenti concreti, come l'effettiva realizzazione dell'opera sulla proprietà del committente e la fornitura dei materiali. In mancanza di un accordo sul prezzo, il giudice può legittimamente determinare il corrispettivo basandosi sul valore effettivo dell'opera stimato tramite una Consulenza Tecnica d'Ufficio, e non sui soli costi dei materiali. Il Committente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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