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Art. 159 Codice Penale — Sezione Sesta Penale

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Altri anni per Art. 159 Codice Penale

Detenzione illecita di stupefacenti: uso personale o spaccio
L'imputato subiva una condanna per il reato di detenzione illecita di stupefacenti nella forma attenuata del fatto di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto oltre cinquantatré grammi di cocaina e un bilancino di precisione presso la sua abitazione. Il ricorrente contestava la destinazione allo spaccio, ritenendo insufficiente il possesso del bilancino, ed eccepiva l'intervenuta prescrizione del reato per errato computo delle sospensioni processuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che il quantitativo non irrisorio di sostanza unito allo strumento di pesatura giustifica la finalità di spaccio e che la censura sulla prescrizione risultava generica.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: resta il danno
Un dirigente pubblico viene accusato di corruzione per l'esercizio della funzione per aver ricevuto un'ingente somma di denaro da un noto imprenditore edile, utilizzata per acquistare un appartamento intestato alla moglie. La Corte d'Appello conferma la condanna, ma la Cassazione rileva l'inutilizzabilità di alcune intercettazioni telefoniche provenienti da un altro procedimento penale non collegato. Poiché nel frattempo è decorso il tempo massimo previsto dalla legge, la Suprema Corte dichiara il reato estinto per prescrizione. Tuttavia, i giudici annullano la sentenza con rinvio ad un'altra sezione d'appello limitatamente alla confisca dell'immobile e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, a causa di gravi carenze nella motivazione della sentenza precedente.
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Evasione e prescrizione del reato: lo sciopero blocca i termini
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per evasione dagli arresti domiciliari. La difesa invocava l'avvenuta prescrizione del reato, sostenendo che il giudizio di equivalenza tra attenuanti generiche e recidiva escludesse il prolungamento dei termini di prescrizione. La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini del calcolo del tempo necessario a prescrivere, la recidiva qualificata rileva sempre, a prescindere dal bilanciamento con le attenuanti. Inoltre, il termine di prescrizione del reato è rimasto sospeso per oltre diciotto mesi a causa dell'adesione del difensore all'astensione dalle udienze e per l'emergenza Covid-19. Di conseguenza, la prescrizione del reato non si è verificata e L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello ignorato: la Cassazione cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino condannato per falsa testimonianza. L'imputato e la pubblica accusa avevano concordato una pena ridotta tramite il concordato in appello. Tuttavia, i giudici di secondo grado hanno ignorato totalmente questa richiesta per una svista, confermando la condanna originaria. La Cassazione ha stabilito che ignorare l'accordo tra le parti rende la sentenza nulla. Nonostante ciò, i giudici supremi non hanno potuto ordinare un nuovo processo: nel frattempo è decorso il tempo massimo previsto dalla legge per punire il reato. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio per sopravvenuta prescrizione. L'imputato ottiene così la cancellazione della condanna.
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Processo in assenza: nullo se l’evaso non sa dell’udienza
La Corte di Cassazione ha annullato le sentenze di merito che avevano condannato un uomo per il reato di evasione. I giudici di merito avevano celebrato il procedimento dichiarando l'assenza dell'imputato, ritenendo che il suo allontanamento dagli arresti domiciliari, ossia il reato stesso, dimostrasse la volontà di sottrarsi alle notifiche. La Suprema Corte ha invece stabilito che il processo in assenza richiede una conoscenza reale ed effettiva dell'accusa. L'evasione originaria non può essere usata come prova della volontà di sfuggire al successivo processo. Di conseguenza, le condanne sono state annullate e gli atti trasmessi al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Prescrizione del reato: condanna annullata dopo anni di attesa
L'Imputato era stato condannato in primo e secondo grado per i reati di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed evasione, commessi nell'ottobre 2012. La difesa ha proposto ricorso per Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della pronuncia della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che, nonostante le sospensioni processuali dovute all'astensione del difensore e all'emergenza sanitaria da COVID-19, il termine massimo di prescrizione era interamente decorso nel luglio 2020. Di conseguenza, la sentenza di secondo grado, emessa nel gennaio 2021, è stata pronunciata quando i reati erano già estinti. La Cassazione ha quindi disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
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Condanna annullata: la prescrizione del reato cancella la pena
Un cittadino, condannato nei primi due gradi di giudizio per simulazione di reato, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha analizzato i periodi di sospensione del processo, individuando un rinvio per legittimo impedimento del difensore e la sospensione legata all'emergenza sanitaria Covid-19. Calcolando i giorni effettivi di stop, pari rispettivamente a 61 e 64 giorni, i giudici hanno accertato che il termine massimo di prescrizione era già decorso prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione del reato e annullando senza rinvio la condanna.
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Legittimo impedimento per detenzione all’estero: no prescrizione
L'Imputato, condannato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa sosteneva che la sua detenzione in Albania non integrasse un legittimo impedimento per detenzione all'estero idoneo a sospendere la prescrizione, poiché si sarebbe potuto attivare un videocollegamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la detenzione all'estero costituisce sempre un legittimo impedimento a comparire, con conseguente sospensione della prescrizione. L'eccezione legata al videocollegamento si applica solo se il collegamento da remoto è stato concretamente predisposto dall'autorità giudiziaria e l'imputato vi abbia rinunciato. In mancanza di tale predisposizione, l'impedimento resta valido. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione del reato: la Cassazione annulla le condanne per spaccio
Tre imputati erano stati condannati nei gradi di merito per concorso in spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana). Contro la condanna, i difensori hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione e la mancata riqualificazione dei fatti in lieve entità. La Suprema Corte ha rilevato che i ricorsi non erano manifestamente infondati. Di conseguenza, non potendosi dichiarare l'inammissibilità, i giudici hanno dovuto prendere atto del decorso del tempo massimo previsto dalla legge. La Corte ha quindi pronunciato l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando la prescrizione del reato per tutti i ricorrenti, con conseguente cancellazione delle condanne precedentemente inflitte.
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Indebita percezione di erogazioni pubbliche: prescritto ma paga
Un imprenditore, accusato di indebita percezione di erogazioni pubbliche per aver falsamente dichiarato all'Inps il pagamento di Tfr eccedenti per compensare i contributi dovuti, ha fatto ricorso in Cassazione. Il ricorrente contestava il calcolo della prescrizione, in particolare la sospensione di undici mesi dovuta a un rinvio d'udienza richiesto dal difensore e una sospensione legata all'emergenza Covid-19. La Suprema Corte ha stabilito che il rinvio non documentato dal difensore sospende interamente la prescrizione, senza il limite di sessanta giorni. Tuttavia, ha escluso la sospensione Covid-19 per mancanza di formale citazione. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, annullando la condanna penale ma confermando l'obbligo di risarcire il danno all'istituto previdenziale.
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Prescrizione del reato: l’errore dello Stato salva l’evaso
L'Imputato, accusato del reato di evasione dagli arresti domiciliari commesso nel 2012, ha impugnato la condanna in Cassazione contestando il calcolo dei periodi di sospensione del processo. La Suprema Corte ha analizzato i singoli rinvii delle udienze. I giudici hanno stabilito che il rinvio dovuto alla mancata traduzione in aula dell'imputato detenuto non può sospendere il corso della prescrizione, trattandosi di un errore organizzativo dello Stato e non di un impedimento dell'imputato. Di conseguenza, ricalcolando correttamente i tempi ed escludendo tale periodo di sessanta giorni, la Cassazione ha dichiarato che la prescrizione del reato era ormai maturata. La Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna, liberando l'Imputato da ogni accusa.
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Sottrazione di beni pignorati: condannato il custode infedele
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di sottrazione di beni pignorati a carico del proprietario e del custode giudiziario di un'azienda. I due soggetti avevano sottratto all'esecuzione forzata alcuni macchinari, tra cui un trattorino tagliaerba inviato in riparazione senza l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione, impedendo così lo svolgimento della vendita all'asta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati, ribadendo che il custode non può compiere atti di straordinaria amministrazione o spostare i beni pignorati di propria iniziativa. La richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa del valore non irrisorio dei beni e dei precedenti penali degli imputati. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per calcolo errato
L'Imputato era stato condannato per il reato di calunnia. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello, evidenziando che l'esclusione della recidiva in primo grado influiva sul calcolo dei tempi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, confermando che la valutazione dei precedenti penali per negare le attenuanti generiche non equivale al riconoscimento della recidiva. Di conseguenza, il termine massimo di prescrizione (pari a sette anni e sei mesi, più una breve sospensione) era già decorso prima della decisione di secondo grado. Non emergendo elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Cassazione ha applicato la causa estintiva. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio per l'avvenuta prescrizione del reato, eliminando ogni effetto penale per L'Imputato.
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Reato di calunnia: condannato il datore che accusa il dipendente
Un datore di lavoro ha denunciato falsamente un proprio dipendente per appropriazione indebita, accusandolo di aver trattenuto i pagamenti in contanti dei clienti. In realtà, il denaro era stato regolarmente consegnato e la denuncia era una ritorsione dopo un infortunio sul lavoro del dipendente. I giudici di merito hanno condannato l'imprenditore per il reato di calunnia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del datore di lavoro, confermando la condanna. La Suprema Corte ha chiarito che il termine di prescrizione era stato sospeso a causa dell'astensione degli avvocati dalle udienze, rendendo infondata la tesi difensiva sull'estinzione del reato. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della parte civile.
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Prescrizione del reato: errore di calcolo e processo da rifare
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale contro la decisione che dichiarava estinto per prescrizione il reato di evasione contestato all'Imputato per un fatto del 2018. I giudici d'appello avevano calcolato erroneamente i tempi, omettendo di applicare la sospensione dei termini introdotta dalla legge Orlando del 2017. La Suprema Corte ha chiarito che la prescrizione del reato non era ancora maturata, in quanto si applica la legge vigente al momento del fatto. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Prescrizione del Reato: Condanna Annullata per Termini Scaduti
Un Lavoratore è stato condannato per resistenza e lesioni aggravate a un pubblico ufficiale. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, nonostante il decreto di citazione e le conclusioni del Pubblico Ministero indicassero la prescrizione del reato. Il Lavoratore ha presentato ricorso, lamentando la lesione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello, stabilendo che i reati erano effettivamente estinti per prescrizione del reato prima della decisione di secondo grado.
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False dichiarazioni al PM: condannato alto funzionario di polizia
Un alto funzionario di Polizia è stato condannato in via definitiva per il reato di false dichiarazioni al PM. Sentito come testimone nell'ambito di un'indagine sulla controversa e rapida espulsione della moglie e della figlia di un dissidente straniero, aveva mentito. L'uomo aveva negato di essere a conoscenza dei dettagli dell'espulsione, sostenendo che le sue fitte conversazioni telefoniche con l'ambasciata straniera riguardassero solo la cattura del ricercato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la sua difesa. I giudici hanno chiarito che non ci si può appellare alla paura di essere incriminati per giustificare una menzogna, a meno che il pericolo non sia grave, concreto e inevitabile, e non solo ipotetico.
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Falsa testimonianza: prescrizione del reato bloccata dal Covid
Una donna, condannata per falsa testimonianza, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. Secondo la sua difesa, il periodo di sospensione dei processi per l'emergenza Covid-19 era stato calcolato erroneamente, poiché i rinvii del suo processo erano dovuti in realtà all'assenza del giudice. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi, stabilendo che la sospensione della prescrizione si applica per il solo fatto che un'udienza fosse fissata nel periodo di emergenza, a prescindere da altre cause di rinvio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Falsa denuncia di furto: l’inammissibilità del ricorso lo condanna
Un uomo viene condannato per aver falsamente denunciato il furto del suo ciclomotore. Egli presenta ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato si sia estinto per prescrizione. La Corte Suprema, tuttavia, non entra nel merito della questione. Dichiara l'inammissibilità del ricorso perché i motivi presentati erano troppo generici e non specificavano in modo puntuale perché la prescrizione sarebbe maturata. Questa decisione procedurale ha impedito ai giudici di valutare la prescrizione e ha reso la condanna definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali.
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Prescrizione del reato: condanna annullata, risarcimento resta
Un assistente di polizia era stato condannato per essersi ripreso con la forza un veicolo di basso valore, commettendo il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna penale perché nel frattempo era maturata la prescrizione del reato. Tuttavia, la Corte ha confermato le decisioni civili, obbligando l'imputato a risarcire comunque il danno alla vittima. La sentenza dimostra che l'estinzione del reato non cancella automaticamente le conseguenze economiche negative per chi ha commesso il fatto illecito.
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