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Art. 157-ter Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 157-ter Codice di Procedura Penale

Elezione di domicilio appello: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di due appelli per mancata elezione di domicilio appello contestuale al deposito dell'atto, come richiesto dalla Riforma Cartabia. La Corte ha chiarito che l'adempimento è obbligatorio, specifico per la fase di impugnazione e non sanabile da una precedente elezione. La regola vale anche per l'imputato agli arresti domiciliari.
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Elezione di domicilio appello: pena inammissibilità
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello penale perché l'imputato non ha depositato la dichiarazione o elezione di domicilio contestualmente all'atto di impugnazione, come richiesto dalla nuova normativa. La Corte ha ritenuto la norma (art. 581, co. 1-ter, c.p.p.) non incostituzionale, in quanto mira a garantire la partecipazione effettiva dell'imputato e l'efficienza del processo, bilanciando il diritto di difesa con la ragionevole durata del procedimento. La mancata elezione di domicilio appello è quindi un vizio insanabile.
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Elezione di domicilio: la Cassazione e la Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in appello a causa della mancata elezione di domicilio contestuale all'atto di impugnazione, come richiesto dalla Riforma Cartabia (art. 581 comma 1-ter c.p.p.). La Corte ha rigettato le questioni di incostituzionalità sollevate, affermando che la norma persegue il legittimo scopo di assicurare la certezza della conoscenza del processo da parte dell'imputato e la celerità del giudizio, rendendo necessaria una nuova e specifica dichiarazione per la fase di appello.
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Provvedimento abnorme: quando l’errore non si impugna
La Cassazione chiarisce i limiti del provvedimento abnorme. Un'ordinanza che, pur erroneamente, annulla la citazione a giudizio e restituisce gli atti al PM non è impugnabile se non causa una stasi processuale irrisolvibile. Il PM deve semplicemente rinnovare l'atto.
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Elezione di Domicilio: quando l’appello è valido
La Cassazione ha annullato una decisione di inammissibilità di un appello. Il Tribunale aveva errato nel ritenere mancante l'atto di elezione di domicilio, obbligatorio con la Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha chiarito che se l'atto è allegato, anche telematicamente, l'appello è valido, e l'autentica della firma può essere implicita nella sottoscrizione digitale dell'avvocato.
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Termine impugnazione imputato assente: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di inammissibilità della Corte d'Appello. Il caso riguarda il corretto calcolo del termine impugnazione imputato assente. La Cassazione ha chiarito che, ai sensi dell'art. 585, comma 1-bis c.p.p., il termine per presentare appello è esteso di 15 giorni se l'imputato è stato giudicato in assenza nel primo grado. La Corte d'Appello aveva erroneamente omesso di applicare questa estensione, dichiarando tardivo un appello che invece era stato presentato tempestivamente.
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Elezione di domicilio: la Cassazione alle Sezioni Unite
La Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione sull'interpretazione dell'art. 581, comma 1-ter, c.p.p. A seguito della Riforma Cartabia, è sorto un contrasto giurisprudenziale sulla necessità, a pena di inammissibilità, di depositare una nuova elezione di domicilio con l'atto di appello, anche se una precedente dichiarazione è già presente agli atti. Il caso nasce da un ricorso contro un'ordinanza che dichiarava inammissibile un appello proprio per tale omissione. La decisione delle Sezioni Unite chiarirà se la precedente dichiarazione sia sufficiente o se ne serva una nuova.
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Appello penale: la nuova elezione di domicilio è d’obbligo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23575/2024, ha dichiarato inammissibile un appello penale per mancato deposito della nuova dichiarazione o elezione di domicilio contestualmente all'atto di impugnazione, come richiesto dalla Riforma Cartabia (art. 581, c. 1-ter c.p.p.). La Corte ha stabilito che l'elezione di domicilio effettuata nel giudizio di primo grado non è più sufficiente e che la nuova disciplina si applica a tutte le impugnazioni proposte contro sentenze emesse dopo la sua entrata in vigore.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22550/2024, ha stabilito che l'elezione di domicilio effettuata nel primo grado di giudizio non è più valida per l'appello. A seguito della Riforma Cartabia, con l'atto di impugnazione è necessario depositare una nuova e specifica dichiarazione o elezione di domicilio, a pena di inammissibilità del ricorso. La Corte ha ritenuto la norma non incostituzionale, in quanto finalizzata a garantire la certezza della conoscenza del processo da parte dell'imputato e la celere notifica degli atti, respingendo così il ricorso di un imputato il cui appello era stato dichiarato inammissibile per tale omissione.
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Termini impugnazione penale: +15 giorni in assenza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che dichiarava inammissibile per tardività l'appello di un imputato giudicato in assenza. La sentenza chiarisce che, per effetto della Riforma Cartabia, i termini di impugnazione penale sono aumentati di 15 giorni in caso di assenza, rendendo l'appello tempestivo. Il caso è stato rinviato al Tribunale per il giudizio di merito.
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Difensore cancellato dall’albo: nullità assoluta
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per bancarotta fraudolenta perché l'imputato era stato assistito da un difensore cancellato dall'albo professionale durante il processo di primo grado. La Corte ha stabilito che la nomina di sostituti d'udienza non sana questo vizio, che costituisce una nullità assoluta e insanabile, travolgendo l'intero procedimento e le sentenze emesse.
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Inammissibilità appello penale: la Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10453/2024, ha stabilito la legittimità della norma introdotta dalla Riforma Cartabia che sancisce l'inammissibilità dell'appello penale se, con l'atto di impugnazione, non viene depositata la dichiarazione o elezione di domicilio. Il caso riguardava un imputato il cui appello era stato dichiarato inammissibile proprio per questa omissione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale onere non è incostituzionale, ma serve a garantire la certezza della conoscenza del processo da parte dell'imputato e la celere celebrazione del giudizio di secondo grado.
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Dichiarazione di domicilio appello: quando è obbligatoria?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10172/2024, ha confermato l'inammissibilità di un ricorso in appello a causa della mancata presentazione della nuova dichiarazione di domicilio appello, come richiesto dall'art. 581, comma 1-ter, c.p.p. introdotto dalla Riforma Cartabia. La Corte ha stabilito che la precedente elezione di domicilio effettuata nel primo grado di giudizio non è più sufficiente. Questo nuovo adempimento è considerato un requisito perentorio e non una formalità superflua, in quanto mira a garantire la partecipazione effettiva e informata dell'imputato al processo d'appello e a rendere più efficiente la procedura di notificazione, escludendo ogni violazione del diritto di difesa.
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Appello penale e Riforma Cartabia: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello penale perché privo del mandato specifico e della dichiarazione di domicilio, requisiti introdotti dalla Riforma Cartabia. La sentenza chiarisce che queste nuove regole si applicano a tutte le impugnazioni contro sentenze emesse dopo il 30 dicembre 2022, a prescindere da quando sia stato dichiarato lo stato di assenza dell'imputato. Lo scopo è garantire la consapevole partecipazione dell'imputato al processo di impugnazione.
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Elezione di domicilio: appello inammissibile senza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10171/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando che l'atto di appello deve essere accompagnato, a pena di inammissibilità, da una nuova e specifica dichiarazione o elezione di domicilio. La Corte ha stabilito che una precedente elezione di domicilio non è sufficiente, poiché la norma mira a garantire la reale conoscenza degli atti e l'efficienza del processo. Questa regola, introdotta dalla recente riforma, non è stata ritenuta incostituzionale, in quanto bilancia il diritto di difesa con la ragionevole durata del processo.
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Disciplina transitoria impugnazioni: quando si applica?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6422/2024, chiarisce un punto cruciale della Riforma Cartabia. Viene stabilito che la nuova disciplina transitoria impugnazioni, che prevede termini più lunghi, si applica solo alle sentenze 'pronunciate' (lette in udienza) dopo il 30 dicembre 2022. È irrilevante la data successiva di deposito della motivazione. Di conseguenza, un appello proposto contro una sentenza pronunciata prima di tale data, ma con motivazione depositata dopo, è stato dichiarato inammissibile per tardività.
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Impugnazione imputato detenuto: domicilio obbligatorio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4606/2024, ha dichiarato inammissibile un appello, stabilendo che l'obbligo di eleggere domicilio con l'atto di impugnazione, introdotto dalla Riforma Cartabia, si applica anche in caso di impugnazione da parte di un imputato detenuto per un'altra causa. La decisione sottolinea che tale requisito formale è essenziale per garantire la certezza delle notifiche future, nell'eventualità di una scarcerazione dell'imputato prima della notifica del decreto di citazione a giudizio.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3118/2024, ha confermato l'inammissibilità di un ricorso in appello per la mancata presentazione di una nuova elezione di domicilio. La Corte ha chiarito che, a seguito della Riforma Cartabia, l'elezione di domicilio effettuata nel primo grado di giudizio non è più valida per l'impugnazione, essendo necessaria una nuova e specifica dichiarazione per garantire la certezza della conoscenza del processo da parte dell'imputato.
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Restituzione nel termine e processo in assenza: il caso
Un imputato, condannato a sua insaputa, ha richiesto la restituzione nel termine per presentare appello, nonostante il difensore d'ufficio avesse già impugnato la sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la pendenza di un giudizio di appello osta a tale richiesta. La decisione analizza l'inapplicabilità delle nuove norme della Riforma Cartabia al caso di specie e distingue i rimedi processuali disponibili per l'imputato assente.
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Impugnazione imputato assente: nuove regole Cartabia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1177/2024, ha confermato la legittimità delle nuove, più stringenti, regole per l'impugnazione dell'imputato assente introdotte dalla Riforma Cartabia. Il ricorso di un imputato, il cui appello era stato dichiarato inammissibile per mancanza di specifico mandato post-sentenza e di nuova elezione di domicilio, è stato respinto. La Corte ha stabilito che tali oneri non violano il diritto di difesa, ma mirano a garantire la consapevolezza dell'impugnato e la certezza delle notifiche, rendendo il processo più giusto e celere.
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