Un automobilista subisce gravi danni al motore dopo aver fatto rifornimento di gasolio. Il meccanico rileva la presenza di acqua nel serbatoio. L'automobilista chiede il risarcimento dei danni. Il gestore della stazione di servizio si difende invocando la vetustà dell'auto e l'assenza di altre segnalazioni, ma i giudici di merito lo condannano. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del gestore, rigettando il ricorso. La Corte chiarisce che in caso di carburante contaminato si applica la tutela del consumatore: spetta all'automobilista provare solo l'acquisto e il danno, mentre spetta al venditore dimostrare che il prodotto era conforme e privo di vizi. Il gestore, non avendo dimostrato controlli costanti sulle cisterne, deve risarcire interamente il danno.
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