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Art. 1445 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 1445 Codice Civile

Annullamento della compravendita: il terzo perde l’immobile
Un Fallimento aziendale richiede l'annullamento della compravendita di un immobile precedentemente trasferito da una socia a un intermediario e, successivamente, a un terzo acquirente. La Corte di Cassazione conferma che l'annullamento della compravendita originaria travolge anche l'acquisto del terzo se quest'ultimo era in malafede. I giudici hanno ricostruito la malafede sulla base di gravi indizi, tra cui il vincolo di affinità tra le parti, la sproporzione del prezzo e la mancata dimostrazione del pagamento. Di conseguenza, l'acquirente non può invocare l'usucapione decennale, riservata esclusivamente a chi acquista in buona fede, né contestare l'efficacia della sentenza a cui non ha partecipato direttamente. Il ricorso del terzo viene rigettato, confermando la perdita dell'immobile a favore della procedura fallimentare.
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Impugnazione dell’accettazione dell’eredità: erede o creditore
Una chiamata all'eredità ha promosso l'impugnazione dell'accettazione dell'eredità per dolo (inganno) contro un professionista, ritenuto l'autore del raggiro e creditore dei defunti. I giudici di merito hanno dichiarato il difetto di legittimazione passiva del professionista. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'azione diretta ad annullare l'accettazione dell'eredità deve essere proposta esclusivamente contro i chiamati successivi o, in mancanza di altri parenti, contro lo Stato (che succede come erede di diritto privato). Il terzo autore del dolo o il creditore non possono essere convenuti in giudizio per questa azione, fatti salvi eventuali risarcimenti dei danni.
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Annullamento vendita bene in comunione: compagna non è in buona fede
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento vendita bene in comunione legale. Un uomo aveva venduto alla sua nuova compagna un immobile cointestato con l'ex moglie, senza il consenso di quest'ultima. I giudici hanno stabilito che il rapporto di convivenza e la presenza di un figlio tra venditore e acquirente escludono la buona fede di quest'ultima. La stretta relazione personale rendeva inverosimile che l'acquirente non fosse a conoscenza della situazione proprietaria del bene. Di conseguenza, l'atto di vendita è stato annullato perché compiuto in violazione dei diritti dell'ex coniuge comproprietario.
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Annullamento contratto opera d’arte: la guida completa
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di un contratto di compravendita di un'opera d'arte a causa di un errore sull'autenticità, ritenuto bilaterale e essenziale. La sentenza chiarisce che l'azione di annullamento contratto opera d'arte è ammissibile anche in presenza di una garanzia di autenticità e che il termine di prescrizione di cinque anni decorre non dall'acquisto, ma dalla scoperta effettiva dell'errore, ovvero dalla presa di coscienza della mancanza di certezza sulla paternità dell'opera.
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Tutela terzo acquirente: la buona fede salva l’acquisto
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'annullamento di un contratto di compravendita immobiliare per dolo non pregiudica i diritti dei successivi acquirenti se questi hanno agito in buona fede e a titolo oneroso. Il caso riguardava una serie di vendite immobiliari iniziate da un venditore, la cui capacità è stata contestata dai figli. La Corte ha rigettato il ricorso dei figli, sottolineando che la valutazione della buona fede è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. La decisione rafforza la tutela del terzo acquirente e la stabilità delle transazioni immobiliari.
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Vendita non domino: inefficace la vendita di beni altrui
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza che aveva sancito la nullità di alcuni contratti di vendita. Il caso riguardava la vendita di beni (un lastrico solare e dei box-auto) che, secondo i giudici di merito, erano di proprietà condominiale e non esclusiva del venditore. La Suprema Corte ribadisce che la vendita non domino è un atto inefficace nei confronti del vero proprietario e che il ricorso non può limitarsi a contestare la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti.
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