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Art. 144 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

Altri anni per Art. 144 Codice di Procedura Penale

Misure alternative per stranieri: quando sono negate
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di misure alternative per un cittadino straniero, sottolineando che la decisione si basa su un giudizio prognostico negativo complessivo. La mancanza di una revisione critica del proprio passato criminale e la persistente pericolosità sociale sono elementi decisivi. La Corte ha inoltre chiarito che il diritto all'interprete nei procedimenti di sorveglianza non è automatico, ma deve essere specificamente richiesto dall'interessato.
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Inutilizzabilità intercettazioni: illegittimità a monte
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario con cui si lamentava l'inutilizzabilità intercettazioni telefoniche derivanti da un'acquisizione di numeri di telefono ritenuta illegittima. La Corte ribadisce che il principio del "frutto dell'albero avvelenato" non si applica nell'ordinamento italiano, pertanto l'eventuale vizio di un atto investigativo a monte non si trasmette ai successivi decreti autorizzativi delle intercettazioni, che sono atti autonomi e validi.
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Ordinanza non tradotta: nullità o inefficacia?
Un cittadino straniero, non conoscendo la lingua italiana, riceveva un'ordinanza di custodia cautelare in carcere non tradotta. Le Sezioni Unite della Cassazione intervengono per risolvere un contrasto giurisprudenziale sulle conseguenze di tale omissione. La Corte stabilisce che un'ordinanza non tradotta, emessa quando è già nota l'ignoranza della lingua da parte dell'indagato, è affetta da nullità a regime intermedio. Se l'ignoranza della lingua emerge dopo, la mancata traduzione in un termine congruo determina la nullità dell'intera sequenza processuale, inclusa l'ordinanza stessa. Nel caso specifico, pur riconoscendo la nullità, il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il ricorrente non ha dimostrato un pregiudizio concreto al suo diritto di difesa.
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Incompatibilità del testimone: il ruolo dell’interprete
La Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati per lesioni aggravate. Il primo ricorso, basato sulla presunta incompatibilità del testimone che aveva agito anche come interprete per la vittima in fase di indagini, è stato respinto. La Corte ha chiarito che non esiste un'incompatibilità in tal senso. Il secondo ricorso, volto a ottenere le attenuanti generiche per la collaborazione, è stato dichiarato inammissibile a causa della gravità dei fatti e dei precedenti dell'imputato.
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