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Art. 1435 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 1435 Codice Civile

Annullamento del contratto per violenza: l’assoluzione cambia tutto
Una donna chiede l'annullamento del contratto per violenza, sostenendo che l'ex compagno l'abbia costretta a vendergli la casa sotto minaccia di morte. Il Tribunale e la Corte d'Appello accolgono la domanda, basandosi anche su una condanna penale di primo grado dell'uomo. Tuttavia, durante il processo civile, l'uomo viene definitivamente assolto in appello in sede penale per insufficienza di prove. La Corte d'Appello civile ignora del tutto questa assoluzione definitiva. Gli eredi dell'uomo ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice civile non può ignorare una sentenza penale di assoluzione definitiva riguardante gli stessi fatti, anche se conserva un potere di valutazione autonomo. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Remissione del debito firmata ma ignorata: la Cassazione interviene
Un debitore, dopo aver ricevuto un prestito, ottiene da una dei creditori una dichiarazione scritta di remissione del debito, apparentemente per motivi personali legati a una relazione extraconiugale. Successivamente, le parti firmano un nuovo accordo che riconosce il debito e ne pianifica il pagamento. La Corte d'Appello aveva ritenuto la remissione priva di valore basandosi sul comportamento successivo delle parti. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: una remissione del debito scritta è un atto giuridico valido ed efficace finché non ne viene provata l'invalidità o l'inefficacia. I giudici non possono semplicemente ignorarla, ma devono analizzarla e qualificarla giuridicamente in modo corretto, cosa che non era stata fatta. La causa dovrà essere riesaminata.
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Assegno postdatato: rischi dell’incasso anticipato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una debitrice che chiedeva l'annullamento di una scrittura privata per violenza morale. La donna sosteneva di essere stata costretta a riconoscere un debito maggiorato da interessi dell'8% sotto la minaccia dell'incasso di un **assegno postdatato** consegnato in garanzia. La Suprema Corte ha confermato che l'assegno è un titolo pagabile a vista e che il patto di postdatazione è nullo. Di conseguenza, la minaccia di incassare i titoli prima della data indicata non costituisce un illecito né un abuso del diritto, a meno che non sia volta a ottenere un vantaggio ingiusto. Nel caso specifico, l'applicazione di interessi convenzionali non usurari è stata ritenuta legittima.
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