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Art. 141 Codice della Strada — Sezione Terza Civile

Altri anni per Art. 141 Codice della Strada

Responsabilità da cose in custodia: tra insidia e imprudenza
Un automobilista ha citato in giudizio un Comune e una Compagnia di Assicurazione per i danni subiti dal proprio veicolo pesante durante una manovra d'ingresso in un cortile, resa pericolosa da ghiaccio, vento e dalla presenza di un altro mezzo incidentato. I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo la condotta di guida del conducente imprudente ed esclusiva causa del danno. In Cassazione, il ricorrente ha contestato la ricostruzione dei fatti e il riparto dell'onere probatorio relativo alla responsabilità da cose in custodia. La Suprema Corte, rilevando una questione cruciale sul travisamento della prova, ha rinviato la causa a nuovo ruolo in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite.
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Danni da fauna selvatica: scontro con capriolo senza risarcimento
Un motociclista ha subito lesioni e danni al proprio mezzo a causa dell'impatto con un capriolo che ha attraversato improvvisamente la strada. Il danneggiato ha citato in giudizio l'Ente Regionale per ottenere il risarcimento dei danni da fauna selvatica. Sebbene i giudici di merito avessero accolto la domanda, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente pubblico. La Suprema Corte ha stabilito che, per ottenere il risarcimento, il conducente non può limitarsi a dimostrare l'avvenuto impatto con l'animale. Egli deve fornire la prova positiva e completa della dinamica dell'incidente e della propria condotta di guida diligente, superando la presunzione di colpa a suo carico. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Caditoia mortale: Comune condannato per responsabilità da custodia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Comune al risarcimento dei danni in favore dei familiari di un ciclista, deceduto dopo che la ruota della sua bici si era incastrata in una caditoia stradale. Secondo i giudici, il posizionamento longitudinale della grata, parallelo al senso di marcia, costituiva un pericolo intrinseco. La Corte ha pienamente applicato il principio della Responsabilità da cose in custodia (art. 2051 c.c.), affermando che la condotta del ciclista, anche se avesse violato alcune norme stradali, non era sufficiente a interrompere il nesso causale. Il pericolo era inevitabile e la responsabilità ricade interamente sull'ente proprietario della strada, che non ha garantito la sicurezza.
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Condotta imprudente: esclude la responsabilità?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un autista che, a causa del ghiaccio, ha perso il controllo del suo mezzo. I giudici hanno stabilito che la condotta imprudente dell'autista, che ha affrontato una manovra rischiosa nonostante le palesi condizioni di pericolo, è stata la causa esclusiva dell'incidente. Questa decisione interrompe il nesso causale con lo stato della strada, escludendo la responsabilità del Comune e del proprietario dell'area, consolidando il principio che la colpa del danneggiato può annullare il diritto al risarcimento.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e limiti del giudizio
Un automobilista, tamponato mentre attendeva di parcheggiare, si è rivolto alla Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva stabilito un concorso di colpa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove e i fatti. Questa decisione conferma la sentenza di merito e sottolinea i rigidi confini del giudizio di legittimità.
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Responsabilità custode e guida: quando è caso fortuito
I familiari di una donna e un bambino, deceduti in un incidente stradale uscendo di strada e finendo in un canale, citavano in giudizio l'ente proprietario della strada per la mancata installazione di barriere protettive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. La sentenza d'appello si basava su una doppia motivazione non interamente impugnata: l'assenza di un obbligo di installare barriere e l'irrilevanza delle stesse data l'altissima velocità della conducente, la cui condotta ha interrotto il nesso causale, escludendo la responsabilità custode dell'ente.
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Concorso di colpa: quando la ragione non è al 100%
La Corte di Cassazione conferma una decisione di merito che attribuiva un concorso di colpa al 50% tra un'automobilista e un motociclista. Nonostante l'auto avesse omesso di dare la precedenza, il motociclista è stato ritenuto corresponsabile perché non ha provato di aver fatto tutto il possibile per evitare l'impatto, essendo la sua incapacità di frenare in tempo un indice di velocità eccessiva o distrazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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