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Art. 1406 Codice Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 1406 Codice Civile

Plusvalenze calciatori: la tassazione IRAP
La Corte di Cassazione ha chiarito che il trasferimento di un atleta professionista prima della scadenza naturale del contratto configura una cessione di contratto rilevante ai fini fiscali. Tale operazione genera plusvalenze calciatori che devono essere assoggettate a tassazione IRAP. La Corte ha respinto la tesi secondo cui il trasferimento sarebbe una mera risoluzione contrattuale seguita da un nuovo accordo, qualificando invece il diritto alle prestazioni come un bene immateriale strumentale all'esercizio dell'impresa sportiva.
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Plusvalenze IRAP: tassazione trasferimenti calciatori
La Corte di Cassazione ha chiarito che il trasferimento di un atleta professionista tra società sportive, avvenuto prima della scadenza naturale del contratto e dietro corrispettivo, configura una cessione del contratto. Tale operazione non può essere interpretata come una semplice risoluzione seguita da un nuovo accordo, ma rappresenta la vendita di un bene immateriale strumentale. Di conseguenza, il corrispettivo ricevuto genera Plusvalenze rilevanti ai fini del calcolo della base imponibile IRAP, confermando la legittimità della pretesa fiscale dell'Amministrazione Finanziaria.
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Plusvalenze calciatori: la guida fiscale della Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato il trattamento fiscale delle plusvalenze calciatori, confermando che il trasferimento di un atleta tra società sportive configura una cessione di contratto. Tali diritti alle prestazioni sportive sono qualificati come beni immateriali strumentali, rendendo le relative plusvalenze calciatori rilevanti ai fini IRAP. La sentenza affronta inoltre l'indeducibilità di costi derivanti da transazioni tra società collegate prive di prova sull'inerenza e conferma l'esclusione delle sanzioni per i periodi d'imposta precedenti al 2012, a causa dell'incertezza normativa oggettiva che caratterizzava la materia prima dei chiarimenti giurisprudenziali definitivi.
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Interpretazione del contratto: la nomina del terzo
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per l'**Interpretazione del contratto** in presenza di una clausola per persona da nominare. La vicenda riguarda un venditore che chiedeva il pagamento di una penale a una società terza, nominata dal promissario acquirente originario in un preliminare di vendita con permuta. Mentre i giudici di merito avevano escluso la responsabilità del terzo, limitandone il ruolo al solo atto definitivo, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. Secondo gli Ermellini, se il terzo accetta la nomina, entra in possesso del terreno e assume obblighi di garanzia, egli subentra nell'intera posizione contrattuale, diventando responsabile anche per le penali previste nel preliminare.
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Cessione ramo azienda e reintegra del lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di una cessione ramo azienda operata da una nota società di telecomunicazioni. Il lavoratore, nonostante il trasferimento, ha ottenuto il diritto al ripristino del rapporto con la società cedente e al pagamento delle retribuzioni maturate. La Corte ha stabilito che lo status di pensionato non impedisce la reintegrazione né consente di ridurre il risarcimento, poiché la pensione non è considerata un guadagno sostitutivo derivante dalla stessa capacità lavorativa.
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Trasferimento d’azienda bancaria: tutele e limiti
La Corte di Cassazione ha confermato che il passaggio di un compendio di attività e passività tra due istituti bancari integra un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., indipendentemente dal fatto che la banca cedente sia in liquidazione coatta amministrativa e priva di autorizzazione all'esercizio dell'attività creditizia. La Corte ha ribadito l'inefficacia degli accordi individuali di cessione del contratto sottoscritti dai lavoratori, poiché volti a eludere le tutele inderogabili previste dalla legge in caso di trasferimento d'azienda. La decisione sottolinea che l'autorizzazione bancaria è un requisito soggettivo e non un bene aziendale, pertanto la sua assenza non impedisce la configurazione del trasferimento di un'entità economica organizzata.
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Trasferimento d’azienda: tutele per i dipendenti bancari
La Corte di Cassazione ha stabilito che il passaggio di attività tra due istituti bancari configura un Trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., anche se la banca cedente è in liquidazione coatta amministrativa e priva di autorizzazione all'esercizio del credito. La decisione chiarisce che l'autorizzazione amministrativa non è un elemento costitutivo dell'azienda. Di conseguenza, gli accordi individuali di rinuncia sottoscritti dai lavoratori sono nulli poiché violano norme imperative poste a tutela della continuità del rapporto di lavoro.
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Cessione ramo d’azienda illegittima: tutele legali
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno e alle differenze retributive a seguito di una cessione ramo d'azienda illegittima. La sentenza chiarisce che il rapporto con il datore di lavoro originario rimane in essere, seppur quiescente, e che le modifiche della domanda giudiziale in sede di opposizione a decreto ingiuntivo sono ammissibili se riferite alla stessa vicenda sostanziale.
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Legittimazione passiva: difesa incompatibile la nega
Una società nega la propria legittimazione passiva in una causa per inadempimento di un preliminare di vendita, ma la Cassazione respinge il ricorso. La Corte ha stabilito che, invocando una clausola risolutiva del contratto, la società ha tenuto un comportamento incompatibile con la negazione del suo subentro nell'accordo, confermando così il suo ruolo di parte convenuta.
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Appello incidentale: quando è obbligatorio per non perdere
La Corte di Cassazione chiarisce che la parte, pur vittoriosa nel merito in primo grado, deve proporre appello incidentale per contestare il rigetto di una sua eccezione. In caso contrario, sulla questione si forma un giudicato interno che impedisce al giudice d'appello di riesaminarla. Il caso riguardava la presunta nullità di una cessione di ramo d'azienda, eccezione rigettata in primo grado ma erroneamente accolta in appello senza un'impugnazione incidentale.
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Cessione di contratto: il momento decisivo per l’IVA
Una società ha detratto l'IVA relativa a una complessa operazione immobiliare, qualificata come cessione di contratto. L'Agenzia Fiscale ha contestato la detrazione, sostenendo che il terreno oggetto del contratto non fosse edificabile al momento del preliminare originario. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini IVA, il momento rilevante per valutare la natura (edificabile o meno) del terreno è quello della cessione di contratto, non quello del contratto preliminare originario. Poiché al momento della cessione il terreno era edificabile, l'operazione era soggetta a IVA e la detrazione legittima.
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Cessione d’azienda: tutele per il lavoratore salve
Un istituto di credito ha acquisito un ramo da un'altra banca in crisi. I lavoratori, trasferiti al nuovo datore, hanno rivendicato l'applicazione dell'art. 2112 c.c., che garantisce la continuità delle condizioni di lavoro. La banca si opponeva, basandosi su accordi di conciliazione individuali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della banca, confermando che l'operazione costituiva una cessione d'azienda. Di conseguenza, ha dichiarato nulli gli accordi individuali in quanto contrari alle tutele inderogabili per i lavoratori. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello solo per la corretta quantificazione delle differenze retributive dovute.
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Trasferimento d’azienda: licenza bancaria irrilevante
La Corte di Cassazione ha confermato che il passaggio di dipendenti da un istituto di credito in liquidazione a un'altra banca costituisce un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., con la conseguente applicazione di tutte le tutele per i lavoratori. La Corte ha stabilito che la revoca dell'autorizzazione all'attività bancaria della società cedente è irrilevante per la qualificazione dell'operazione, poiché la licenza è un titolo personale e non un bene aziendale trasferibile. Di conseguenza, gli accordi individuali di conciliazione che prevedevano la rinuncia a diritti futuri sono stati dichiarati nulli.
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Cessione ramo d’azienda: quando non si applica la decadenza
In un caso di cessione di ramo d'azienda nel settore bancario, la Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori non sono soggetti a termini di decadenza per richiedere l'accertamento della continuità del loro rapporto di lavoro con la società acquirente. L'ordinanza conferma che, se l'operazione costituisce un effettivo trasferimento ai sensi dell'art. 2112 c.c., la tutela legale dei dipendenti è automatica e non può essere annullata da accordi individuali basati su presupposti errati, i quali sono da considerarsi nulli.
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Trasferimento d’azienda: quando è nullo l’accordo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31441/2023, ha chiarito che un'operazione tra due istituti di credito, formalmente presentata come cessione di singoli contratti di lavoro, costituisce in realtà un trasferimento d'azienda se ne possiede le caratteristiche sostanziali. Di conseguenza, si applica la tutela inderogabile dell'art. 2112 c.c., che garantisce la continuità del rapporto di lavoro alle medesime condizioni. La Corte ha stabilito la nullità degli accordi individuali di conciliazione volti a derogare a tale disciplina, anche in presenza di una crisi aziendale della cedente, se non sono state rispettate le corrette procedure sindacali.
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Cessione ramo d’azienda: le tutele inderogabili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31424/2023, ha stabilito che in una cessione di ramo d'azienda le tutele previste dall'art. 2112 c.c. per i lavoratori sono inderogabili. Di conseguenza, gli accordi di conciliazione individuali sottoscritti dai dipendenti, che prevedono una rinuncia a diritti futuri o si basano sul presupposto errato dell'inesistenza di un trasferimento d'azienda, sono da considerarsi nulli. La Corte ha ribadito che la continuità del rapporto di lavoro con l'acquirente alle medesime condizioni è un principio cardine che non può essere eluso.
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Terzo elemento: quando spetta dopo la cessione
Una società di trasporti ha impugnato una decisione che la obbligava a corrispondere il "terzo elemento" retributivo a due dipendenti trasferiti da un'altra azienda. Sebbene un accordo collettivo avesse soppresso tale voce per i nuovi assunti, i lavoratori avevano ottenuto una precedente sentenza irrevocabile che ne riconosceva il diritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in virtù della cessione del contratto, il nuovo datore di lavoro è vincolato dalla sentenza precedente. Il diritto al terzo elemento viene quindi conservato. La Corte ha anche ribadito che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto revocatorio. Il caso riguarda una cessione di ramo d'azienda in cui i lavoratori sostenevano che la Corte avesse erroneamente percepito le modalità del loro trasferimento. La Suprema Corte chiarisce che l'errore revocatorio deve consistere in una svista percettiva e non in un'errata valutazione dei fatti. Inoltre, l'errore deve essere stato decisivo per il giudizio, cosa che in questo caso è stata esclusa, poiché la decisione originale si fondava su una diversa e autonoma ragione giuridica (ratio decidendi), ovvero l'inammissibilità del ricorso originario che mirava a un riesame del merito.
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