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Art. 140 Codice della Strada — Anno 2026

Altri anni per Art. 140 Codice della Strada

Omicidio colposo per inversione a U: condanna e patente sospesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Omicidio colposo per inversione a U a carico del conducente di un autoarticolato. L'imputato ha eseguito un'improvvisa manovra di inversione di marcia senza attivare le frecce e senza controllare gli specchietti, travolgendo un motociclista che viaggiava alla sua sinistra nel medesimo senso di marcia. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, la quale sosteneva si trattasse di una semplice svolta in curva. La Corte ha ribadito che la violazione delle norme sulla circolazione stradale integra l'ipotesi aggravata del reato, escludendo la prescrizione e confermando la sanzione accessoria della sospensione della patente per un anno, oltre al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Responsabilità per omicidio stradale: i criteri
Il caso analizza la responsabilità per omicidio stradale in seguito all'investimento di un pedone. La Corte ha confermato la condanna del conducente, ribadendo che la responsabilità non viene meno se il comportamento della vittima, pur negligente, risultava prevedibile e l'impatto evitabile con una velocità adeguata.
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Investimento di pedone: condanna per l’autista oltre i limiti
Un conducente di autobus è stato condannato per omicidio colposo a seguito dell'investimento di pedone che attraversava sulle strisce pedonali. L'imputato viaggiava a una velocità superiore al limite di 50 km/h e non adeguata alla scarsa visibilità causata da un altro mezzo in sosta. La difesa sosteneva l'imprevedibilità della condotta della vittima, scesa da un autobus e passata dietro di esso di corsa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità penale del conducente. I giudici hanno chiarito che l'imprudenza del pedone non esclude la colpa del guidatore se l'evento era prevedibile ed evitabile con una velocità moderata.
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Omicidio stradale: condanna anche se la vittima correva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale a carico di un automobilista che, effettuando un sorpasso vietato oltre la striscia continua, ha urtato un motociclista che sopraggiungeva ad altissima velocità. Nonostante la vittima procedesse a oltre 125 km/h, la Corte ha stabilito che tale condotta imprudente non interrompe il nesso di causa. L'automobilista avrebbe dovuto verificare la presenza di altri veicoli prima di svoltare, rispettando le regole stradali. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la sua responsabilità penale, pur con un concorso di colpa della vittima stimato al 60%.
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Lesioni personali stradali: condannato chi guida distratto
Il Conducente di un veicolo è stato condannato per il reato di lesioni personali stradali dopo aver travolto due donne che stavano per attraversare la strada. Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le vittime fossero sbucate all'improvviso e che la propria velocità fosse entro i limiti consentiti nel centro abitato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il rispetto del limite di velocità non esclude la responsabilità penale se il guidatore non presta la dovuta attenzione. Nel caso specifico, i filmati hanno dimostrato l'assenza di qualsiasi manovra di emergenza, confermando la colpa esclusiva del guidatore.
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Danni da fauna selvatica: scontro con capriolo senza risarcimento
Un motociclista ha subito lesioni e danni al proprio mezzo a causa dell'impatto con un capriolo che ha attraversato improvvisamente la strada. Il danneggiato ha citato in giudizio l'Ente Regionale per ottenere il risarcimento dei danni da fauna selvatica. Sebbene i giudici di merito avessero accolto la domanda, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente pubblico. La Suprema Corte ha stabilito che, per ottenere il risarcimento, il conducente non può limitarsi a dimostrare l'avvenuto impatto con l'animale. Egli deve fornire la prova positiva e completa della dinamica dell'incidente e della propria condotta di guida diligente, superando la presunzione di colpa a suo carico. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Omicidio stradale colposo: sorpasso folle, condanna confermata
Un automobilista viene condannato per omicidio stradale colposo dopo aver causato un incidente mortale durante un sorpasso vietato e ad alta velocità. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la tesi difensiva che attribuiva una parte della colpa alla vittima per un lieve stato di ebbrezza. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: la condotta imprudente della vittima non interrompe il nesso di causalità se non è eccezionale e imprevedibile. La manovra sconsiderata dell'imputato è stata ritenuta la causa unica e determinante della tragedia, rendendo irrilevante il comportamento marginalmente scorretto dell'altro conducente.
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Omicidio Stradale: Concorso di Colpa non esclude la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale di un automobilista che, invadendo l'opposta corsia, aveva causato un frontale mortale. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il concorso di colpa dell'altro conducente, che ha eseguito una manovra di emergenza errata, non è sufficiente a escludere la responsabilità penale di chi ha originato la situazione di pericolo. La condotta imprudente della vittima può al massimo valere come circostanza attenuante, portando a una riduzione della pena, ma non all'assoluzione. L'appello dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Danni da fauna selvatica: non basta l’incidente per il risarcimento
Un automobilista subisce un incidente a causa di un cinghiale e chiede il risarcimento alla Regione. La Corte di Cassazione interviene per chiarire un punto fondamentale sui danni da fauna selvatica: la responsabilità dell'ente pubblico non è automatica. Non basta provare l'impatto con l'animale. Il conducente ha l'onere di dimostrare attivamente di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, guidando con la massima diligenza. In assenza di questa prova rigorosa, la richiesta di risarcimento non può essere accolta. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione di condanna, rinviando il caso a un nuovo giudice per una valutazione basata su questo principio.
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Revoca Patente Guida Professionale: Camionista Ebbro la Perde
Un conducente professionale alla guida di un autoarticolato viene fermato con un tasso alcolemico di 2,09 g/l. Il Tribunale applica la sanzione della revoca della patente. L'autista ricorre in Cassazione, sostenendo che la norma non si applichi a chi trasporta cose. La Corte Suprema respinge il ricorso, stabilendo un principio chiaro: per la revoca patente guida professionale, ciò che conta è il tipo di veicolo guidato (in questo caso, un autoarticolato) e il superamento della soglia di 1,5 g/l, a prescindere dalla natura del carico. La sanzione è quindi automatica e corretta.
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Danni da fauna selvatica: risarcimento negato senza prova certa
La Cassazione stabilisce un principio chiave sul risarcimento danni da fauna selvatica. Un'azienda ha chiesto i danni alla Regione per un incidente con un cinghiale. La Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che non basta dimostrare l'impatto. L'automobilista ha l'onere di provare la dinamica completa del sinistro, dimostrando sia il comportamento dell'animale sia la propria guida prudente. In assenza di una prova certa e dettagliata che l'incidente sia stato causato dall'animale e non da una propria negligenza, la domanda di risarcimento deve essere integralmente rigettata. La responsabilità non può essere presunta né divisa a metà.
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