LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1372 Codice Civile

Pagina 36 di 40

Rinuncia preavviso datore: quando è valida la volontà?
Un'azienda ricorre in Cassazione dopo che le è stata negata l'indennità di preavviso da un dipendente dimissionario. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, stabilendo che la richiesta dell'azienda di restituzione immediata dei beni aziendali costituisce una plausibile accettazione delle dimissioni immediate. Questa azione configura una rinuncia preavviso datore di lavoro, trasformando la risoluzione in consensuale. Inoltre, l'azienda non ha interesse ad agire per contestare la mancata convalida formale delle dimissioni, procedura posta a tutela esclusiva del lavoratore.
Continua »
Spese di lite: vittoria parziale e condanna
Due cittadine si opponevano a un ingente atto di precetto da parte di un ente comunale. Sebbene avessero ottenuto una riduzione, anche se minima, dell'importo dovuto, la Corte d'Appello le aveva condannate a pagare gran parte delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando il principio fondamentale che chi vince, anche solo parzialmente, non può mai essere condannato a pagare le spese legali della controparte. In questi casi, il giudice può al massimo disporre la compensazione delle spese di lite.
Continua »
Compenso avvocato: l’accordo e le spese generali
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul compenso di un avvocato in una disputa con un istituto di credito. La Corte ha confermato la validità di un accordo liquidatorio che definiva forfettariamente tutti i crediti per le attività svolte fino a una certa data. Tuttavia, ha cassato la decisione di merito su un punto cruciale: ha stabilito che il rimborso delle spese generali del 15% è sempre dovuto al professionista, anche in presenza di un accordo contrattuale sul compenso, se questo è stato stipulato dopo l'entrata in vigore del D.M. 55/2014.
Continua »
Accordo transattivo compenso avvocato: l’analisi
Un avvocato ha impugnato una decisione che interpretava un accordo transattivo sul compenso come un saldo globale per tutte le prestazioni fino a una certa data. L'avvocato sosteneva che l'accordo coprisse solo casi specifici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'interpretazione del tribunale era plausibile. Ha stabilito che un accordo redatto dallo stesso avvocato e contenente una clausola 'salvo errori o omissioni' può essere legittimamente inteso come omnicomprensivo, precludendo ulteriori richieste per il periodo coperto.
Continua »
Riduzione penale: quando il giudice può intervenire?
La Corte di Cassazione conferma il potere del giudice di merito di operare la riduzione penale di una clausola contrattuale manifestamente eccessiva. Il caso riguarda un diritto di passaggio negato, dove la corte ha valutato l'interesse del creditore e l'esistenza di percorsi alternativi per diminuire l'importo della penale pattuita, respingendo il ricorso della parte lesa.
Continua »
Vendita bene in comproprietà: la Cassazione decide
Un uomo vende un'auto di lusso cointestata con la sua ex partner senza il suo consenso, trattenendo l'intero ricavato. Sostiene di aver venduto solo la propria quota. La Corte di Cassazione respinge il suo ricorso, confermando l'obbligo di versare alla donna la metà del prezzo di vendita. La decisione si fonda sulla violazione degli accordi di separazione, stabilendo che la vendita del bene in comproprietà riguardava l'intero veicolo come unicum e non solo una quota, legittimando così la richiesta economica della comproprietaria tradita.
Continua »
IRAP compensi avvocati pubblici: chi paga il conto?
Un importante ente previdenziale ha trattenuto l'IRAP dai compensi professionali dei propri legali interni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14614/2025, ha stabilito che tale pratica è illegittima. La Corte ha chiarito che l'IRAP sui compensi degli avvocati pubblici è un'imposta a carico esclusivo del datore di lavoro e non può essere in alcun modo, né direttamente né indirettamente, trasferita sui dipendenti. La decisione sottolinea la natura retributiva di tali compensi e distingue nettamente la gestione contabile dell'ente dal diritto del lavoratore alla piena retribuzione.
Continua »
Compensi avvocati PA: IRAP non si detrae dalle parcelle
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni legali di un ente pubblico, stabilendo l'illegittimità della trattenuta dell'IRAP dai loro compensi professionali. La Suprema Corte ha chiarito che l'IRAP è un'imposta a carico del datore di lavoro e non può essere trasferita, neanche indirettamente, sui dipendenti. L'obbligo dell'ente di accantonare le somme per coprire l'imposta è una questione di contabilità interna che non può pregiudicare il diritto dei legali a percepire integralmente i compensi avvocati pa a loro spettanti.
Continua »
IRAP avvocati pubblici: la Cassazione vieta la rivalsa
Un avvocato di un ente pubblico ha contestato le trattenute effettuate dal suo datore di lavoro sui compensi professionali a titolo di IRAP. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la questione dell'IRAP per gli avvocati pubblici è chiara: l'imposta è a carico esclusivo dell'ente e non può essere in alcun modo trasferita sul dipendente attraverso decurtazioni. La necessità di copertura della spesa pubblica, secondo la Corte, non può giustificare la violazione del diritto del lavoratore alla piena retribuzione.
Continua »
Obblighi informativi intermediario e responsabilità
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità solidale di un consorzio e di una banca per la violazione degli obblighi informativi intermediario. La Corte ha stabilito che la promessa di un investimento a "basso rischio" estende il dovere di informazione anche alla fase successiva alla vendita, imponendo il monitoraggio e la comunicazione tempestiva di eventuali peggioramenti delle condizioni di mercato. La sentenza chiarisce che tale dovere non deriva solo da un contratto di gestione patrimoniale, ma dalla specificità dell'impegno assunto con il cliente.
Continua »
Accordo compenso avvocato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un avvocato che richiedeva compensi professionali a un istituto di credito, nonostante un precedente accordo liquidatorio. La Corte ha stabilito che l'accordo del 2015 era onnicomprensivo per tutte le attività svolte fino a una certa data, respingendo gran parte delle pretese del legale. Tuttavia, ha accolto la richiesta relativa al rimborso delle spese generali del 15%, ritenendolo obbligatorio ai sensi del D.M. 55/2014, vigente al momento della stipula dell'accordo, anche se non esplicitamente previsto.
Continua »
Tetto compensi PA: la Regione può essere più severa?
Un ex dirigente pubblico ha contestato la drastica riduzione del suo stipendio a causa di una legge regionale che imponeva un tetto compensi PA più severo di quello nazionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le Regioni possono fissare limiti salariali più bassi per far fronte a specifiche crisi finanziarie e a peculiarità dei propri sistemi amministrativi e pensionistici, a condizione che le misure siano ragionevoli e proporzionate.
Continua »
Rimborso parziale: quando impugnare il diniego tacito
Una società si è vista negare un ricorso per un rimborso IRES perché non ha impugnato le comunicazioni di irregolarità che concedevano un rimborso parziale. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali comunicazioni costituiscono un diniego esplicito per la parte non rimborsata, che deve essere contestato entro 60 giorni, rendendo inammissibile il successivo ricorso contro il silenzio-rifiuto.
Continua »
Rimborso parziale: quando il silenzio è superato
Una società si è vista negare un rimborso IRES perché non ha impugnato le comunicazioni di irregolarità che concedevano un rimborso parziale. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale comunicazione equivale a un diniego esplicito per la somma non concessa, rendendolo definitivo se non contestato entro 60 giorni e precludendo così un successivo ricorso contro il silenzio-rifiuto.
Continua »
Diniego rimborso fiscale: la comunicazione parziale
Una società energetica ha richiesto un rimborso IRES. L'Amministrazione Finanziaria ha risposto con comunicazioni di irregolarità che riducevano l'importo. La società non le ha impugnate tempestivamente, agendo poi contro il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali comunicazioni costituiscono un diniego rimborso fiscale parziale e devono essere contestate entro 60 giorni, rendendo inammissibile il ricorso successivo. La Corte ha chiarito che un atto di parziale accoglimento equivale a un rigetto per la parte non concessa.
Continua »
Inadempimento e prove tardive: la Cassazione decide
Una società nel settore della cantieristica navale è stata condannata a saldare il prezzo di macchinari industriali, nonostante avesse lamentato difetti e ritardi. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, giudicando inammissibili i motivi di impugnazione, tra cui la contestazione sull'utilizzo di prove tardive, poiché non sollevati nel corretto grado di giudizio. La decisione sottolinea il rigore delle regole processuali e l'importanza di contestare tempestivamente ogni vizio del procedimento.
Continua »
Interpretazione contratto buona fede: la Cassazione decide
Una concessionaria d'auto e una casa automobilistica erano legate da un contratto. Dopo l'avvio del recesso ordinario da parte della casa madre, le parti hanno discusso una risoluzione anticipata. La concessionaria ha fatto riferimento a una clausola che prevedeva un'indennità. La Corte di Cassazione, per la seconda volta, ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel non considerare l'obbligo di interpretazione del contratto secondo buona fede, trascurando il collegamento logico tra le comunicazioni e il rinvio alla clausola sull'indennità. La sentenza è stata cassata con rinvio, ribadendo che l'interpretazione non può limitarsi alla ricerca letterale di una parola, ma deve considerare il comportamento complessivo delle parti e il contesto contrattuale.
Continua »
Tetti di spesa retroattivi: ok dalla Cassazione
Una controversia su crediti sanitari tra società di factoring e un'ASL riguardava la legittimità di applicare limiti di spesa stabiliti dopo l'erogazione delle prestazioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità dei tetti di spesa retroattivi sulla base della giurisprudenza amministrativa. Ha inoltre affrontato la questione procedurale della tardiva produzione in giudizio delle delibere regionali, ritenendo l'eccezione di nullità decaduta perché non sollevata tempestivamente.
Continua »
Azione Surrogatoria: Requisiti e Prova del Pericolo
Un creditore ha intentato un'azione surrogatoria per conto del suo debitore inerte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando che un requisito fondamentale per l'azione surrogatoria è la prova di un concreto pericolo che il patrimonio del debitore diventi insufficiente a soddisfare il creditore (eventus damni). La semplice inerzia del debitore non è, da sola, sufficiente. La Corte ha inoltre stabilito che l'Avvocatura dello Stato, in caso di vittoria, non ha diritto al rimborso dell'IVA e del contributo previdenziale forense sulle spese legali.
Continua »
Cessione del credito: le eccezioni opponibili
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso di cessione del credito. Una società creditrice aveva ceduto il proprio credito verso una banca. La banca, debitore ceduto, ha tentato di opporre al nuovo creditore (cessionario) eccezioni basate su inadempimenti della società cedente verificatisi dopo la notifica della cessione. La Corte ha dichiarato il ricorso della banca inammissibile, ribadendo che, una volta perfezionata la cessione del credito, il debitore non può opporre al cessionario vicende successive che riguardino il rapporto originale, consolidando così la posizione del cessionario.
Continua »